Nell’incontro di oggi al Mise l’azienda ha fatto sapere che gli esuberi, che riguarderanno gli stabilimenti di Brindisi, Somma Vesuviana a Paulisi, sono da imputare al forte indebitamento dell’impresa. Per la Fiom occorre un solido piano industriale per il rilancio della compagnia Gruppo Dema annuncia 213 esuberi

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Gruppo Dema annuncia 213 esuberi


Si è tenuto nel pomeriggio di oggi nella sede del ministero dello Sviluppo economico − alla presenza della sottosegretaria Todde e del vice capo di gabinetto Sorial − l’incontro tra il management del gruppo Dema, guidato dal neopresidente Vaghi, i rappresentanti delle istituzioni locali − Regione Puglia e Campania − e Fim, Fiom e Uilm nazionali e territoriali.

L’azienda, nel dare un quadro d’insieme rispetto alla riorganizzazione da attuare, ha evidenziato come, in un settore comunque in crescita, la situazione del gruppo sia difficile poiché gravata da un indebitamento pesante non più compatibile con gli assetti attuali. A fronte di ciò in un percorso di riorganizzazione complesso sono stati annunciati, nei quattro siti − i 2 di Brindisi, Somma Vesuviana e Paulisi − 213 esuberi sui 733 dipendenti attuali.

“L’incontro di oggi ha evidenziato una situazione di particolare criticità dal punto di vista finanziario che si ripercuote sul processo di sostenibilità industriale − ha dichiarato Claudio Gonzato, responsabile nazionale Fiom per il gruppo. L’azienda, inoltre, ha dichiarato la volontà di procedere alla definizione di un piano industriale di cui mancano gli investimenti, le linee di prodotto e gli asset produttivi specifici per tutti i siti.

In questo contesto non è accettabile che, in una situazione che appare più difficile rispetto alla ristrutturazione di 3 anni fa, con molti obiettivi ‘bucati’ rispetto al piano dl 2017, siano i lavoratori a pagare il prezzo maggiore con la dichiarazione di esuberi da parte dell’azienda.”

“È chiaro − aggiunge − che per cogliere le opportunità che il mercato offre serve una solidità che oggi l’azienda non ha. Ognuno dovrà fare la propria parte, ma per condividere un percorso serve un quadro chiaro a partire dal piano industriale, gli investimenti da parte dell’azionista e non iniziative unilaterali che non potranno consentire una discussione serena e compatibile con scelte che garantiscano il rilancio dell’azienda.”

“Pertanto − conclude Gonzato − auspichiamo che l’azienda non proceda a iniziative prima della prossima convocazione ministeriale così come definito da tutte le parti del tavolo, sia sindacale sia istituzionale.”

TN


30 Ottobre 2019
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