Per il Centro Studi di Confindustria c’è il rischio di deflazione. L’export rimane la componente più dinamica Confindustria, economia stagnante e industria debole

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ECONOMIA

Confindustria, economia stagnante e industria debole


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L`economia italiana è "stagnante", l'industria è "in affanno", si amplia la forbice rispetto ai servizi, cresce il "rischio di deflazione". E' quanto rileva il centro studi di Confindustria (Csc) nella consueta Congiuntura Flash".

Gli analisti di viale dell'Astronomia sottolineano che "i consumi sono fiacchi e gli investimenti attesi in calo nonostante i tassi di interesse ai minimi che, grazie alla Bce, aiutano il credito. Discrete notizie sui mercati e negli scambi mondiali. Ma decelerano gli Usa e l`Eurozona resta debole, aspettando la Brexit".

Quest'anno è stato l'export a tenera a galla il Pil, dice il Csc, secondo cui rappresenta la componente "più dinamica" dell'economia. Nei primi otto mesi dell`anno è infatti cresciuto del 2,6% in valore sullo stesso periodo del 2018 (+2,1% a prezzi costanti). L`import, invece, frenato dalla debole domanda interna di famiglie e imprese, ha registrato un incremento solo dell`1% (+0,5 a prezzi costanti). "La buona performance delle esportazioni - spiega il centro studi di Confindustria - ha evitato che l`economia italiana entrasse in recessione e ha sostenuto i conti con l`estero". Il surplus di parte corrente ha raggiunto livelli record (2,9% del Pil negli ultimi dodici mesi) e il debito estero è atteso azzerarsi nel 2020.

La crescita dell`export italiano va confrontata con una sostanziale stagnazione delle esportazioni tedesche (-0,3% a prezzi costanti nei primi otto mesi) e, in generale, degli scambi mondiali (-0,4%). I beni italiani, quindi, hanno guadagnato quote nei mercati internazionali. Questo risultato positivo è il combinato disposto di andamenti fortemente eterogenei tra settori, regioni di origine e mercati di sbocco.

Le esportazioni italiane di alcuni beni di consumo, soprattutto di alta qualità, hanno registrato ottime performance. Favorite anche dall`euro debole, che ne ha incrementato la competitività fuori dall`Eurozona, e che rappresenta un fattore meno rilevante negli scambi lungo le filiere produttive. E' il caso dei settori del farmaceutico e dell`abbigliamento-pelli, che da soli hanno offerto un contributo quasi pari alla crescita complessiva dell`export italiano nei primi otto mesi. In robusta espansione anche le vendite di alimentari-bevande e di altri articoli (sportivi, giochi, musicali, medicali). Le prospettive sono però "molto incerte". I fattori positivi "appaiono temporanei o comunque destinati ad affievolirsi", aggiunge il Csc.

TN


04 Novembre 2019
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