Il Rapporto Istat sulla natalità e fecondità nel 2018 rivela che l’Italia ha perso un milione di donne in età riproduttiva. Meno 4% le nascite nello scorso anno. E nei primi sei mesi del 2019 altri 5 mila in meno. La scomparsa delle (potenziali) mamme

Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
123456 7
8 9 10 111213 14
15 1617 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica

DEMOGRAFIA

La scomparsa delle (potenziali) mamme


Correlati

 

Anche quest’anno l’Istat conferma la tendenza negativa delle nascite, o meglio sarebbe dire delle non-nascite: i dati del Rapporto 2018 su natalita' e fecondita' nella popolazione residente, diffusi oggi,  parlano di 18 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente, e quasi 140 mila in meno rispetto al 2008. E non andra' meglio nel 2019: nei primi sei mesi dell’anno in corso, i nati sono già 5 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2018.

Tuttavia, prima di cominciare la solita solfa delle lamentele - la mancanza di asili nido, di aiuti alle giovani coppie, l’Iva troppo alta sui pannolini, la crisi economica eccetera- sarebbe bene dare un’occhiata a un altro dato, forse ancor più inquietante, ma certamente esplicativo rispetto al fenomeno dei non-nati. Il dato è quello sulla ‘’scomparsa delle mamme’’, intese come potenziali madri: ovvero le donne in età riproduttiva (tra i 15 e i 49 anni), avviate a quanto pare verso una lenta ma costante estinzione.  Al primo gennaio 2019, ci dice infatti l’Istat, le donne residenti in Italia tra i 15 e i 49 anni sono oltre un milione in meno rispetto a quante erano nel 2008. In undici anni, insomma, ci siamo giocati un milione di possibili madri. E quindi come stupirsi se nascono sempre meno bambini? Lo dice chiaramente ancora l’Istat, attribuendo alla ‘’scomparsa” delle potenziali mamme il 67% della differenza di nascite osservata tra il 2008 e il 2018, mentre solo la piccola quota rimanente è attribuibile all’ormai noto calo della fecondità.

Le donne italiane, spiega ancora l’Istituto di statistica, sono sempre meno numerose perché da un lato le cosiddette babyboomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) invecchiano, e stanno uscendo dalla fase riproduttiva o si stanno avviando a concluderla; dall’altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. Queste ultime scontano, infatti, l’effetto della fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995.

Oggi la media si attesta 1,29 figli per donna (era 1,32 nel 2017) accentuando la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si è registrato il massimo relativo di 1,46. Si torna, insomma, agli stessi livelli di 15 anni fa. Le differenze territoriali ci sono, ma sono minime. Al Nord spetta il primato dei livelli di fecondità, con 1,32 nel Nord-ovest e 1,36 nel Nord-est), in testa alla classifica ci sono saldamente da diversi anni  le province di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,72 e 1,45). Al Sud, invece, il valore si attesta a 1,26 (1,29 nel 2017) mentre al Centro è sceso da 1,27 a 1,23. A livello regionale, è la Sardegna la regione dove si fanno meno figli (1,02 per donna).

E cala anche il tasso di fertilità delle straniere ( che fin qui compensavano almeno in parte il ‘’buco’’ delle nascite) scendendo dal 2,5 figli a testa del 2003 a 1,94 dello scorso anno. Del resto, anche le donne immigrate invecchiano esattamente come le italiane; e se nel 2003, sulla scia di una campagna di regolarizzazioni, avevano potuto avviare un proprio progetto di vita e di famiglia nel nostro paese, oggi, con la stretta agli ingressi e le leggi che disincentivano l’immigrazione regolare, realizzare qualcosa di analogo sembra molto difficile, quasi impossibile.

Ma c’è un altro dato curioso, nel Rapporto dell’Istat, che meriterebbe di essere studiato meglio, e cioè: il calo della natalità riguarda sempre più il primogenito, assai meno i secondi o terzi figli. I primi figli calano infatti del 28%, mentre i successivi solo del 20%.Tradotto in parole semplici, significa che le donne ci mettono tanto a decidere di diventare madri (e qui sì entrano in gioco fattori economici, la difficoltà di trovare un lavoro, una casa, mettere su un proprio nucleo famigliare ecc.) ma poi, una volta rotto il ghiaccio, diciamo, si fanno meno problemi a proseguire il cammino. Un fenomeno opposto a quello riscontrato all’inizio del millennio, quando la criticità riguardava soprattutto il passaggio dal primo al secondo figlio, e che accomuna italiane e straniere.

Resta che, di generazione in generazione, aumentano in Italia le donne senza figli, raddoppiate tra le  ragazze nate nel 1978 (22%) rispetto alle loro madri nate nel 1950 (11%). Al Nord, non ha figli addirittura una donna su quattro della generazione ‘78.E sarà interessante capire cosa accadrà in futuro, considerando anche il nuovo fattore della ‘’scomparsa’’ delle donne stesse.

Nunzia Penelope


25 Novembre 2019
Powered by Adon