L’Accordo interconfederale recentemente firmato da Cifa e Confsal ha delineato un nuovo modello di relazioni industriali con il triplice obiettivo di rispondere ai nuovi bisogni del mercato del lavoro, rafforzare il rapporto tra sistema di istruzione e formazione e il mondo del lavoro, porre la persona al centro per favorire un’alleanza tra impresa e lavoratori Cifa e Confsal, verso un nuovo modello di rappresentatività

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Cifa e Confsal, verso un nuovo modello di rappresentatività


Di Nuovi modelli di rappresentatività in un mondo del lavoro che cambia si è discusso oggi in una tavola rotonda tenutasi a Roma nel corso del 7° Forum TuttoLavoro (Wolters Kluwer).

“L’Accordo interconfederale recentemente firmato da Cifa e Confsal ha delineato un nuovo modello di relazioni industriali con il triplice obiettivo di rispondere ai nuovi bisogni del mercato del lavoro, rafforzare il rapporto tra sistema di istruzione e formazione e il mondo del lavoro, porre la persona al centro per favorire un’alleanza tra impresa e lavoratori. Solo così le imprese potranno traguardare gli obiettivi di competitività e affrontare al meglio la sfida dell’innovazione tecnologica” ha dichiarato il presidente Cifa, Andrea Cafà.

Per il segretario generale di Confsal, Angelo Raffaele Margiotta “Oggi il vero problema è che troppi salari sono bassi. Occorre procedere con la decontribuzione per le aziende e la detassazione per i lavoratori. L’accordo interconfederale va nella giusta direzione”.

Il percorso tracciato nell’Accordo, con le sue tre tappe: la contrattazione collettiva di qualità, il protagonismo della bilateralità, il nuovo modello di rappresentatività, è l’oggetto del libro La Terza via della contrattazione di qualità. Nuove opportunità per imprese e lavoratori (Ipsoa) presentato nel corso della tavola rotonda.

Quanto al tema della rappresentatività, si è visto che il cambiamento in atto, la nascita dei soggetti bilaterali (cui il legislatore ha attribuito funzioni rilevanti ma i cui aderenti non rientrano oggi nel computo della stessa) e il fatto che le imprese italiane sono, nella misura di oltre il 90%, piccole e piccolissime e con una percentuale di sindacalizzati prossima allo zero, impongono di rivedere i criteri di selezione dei soggetti legittimati a contrattare. Il solo requisito numerico della maggiore rappresentatività, anche in termini comparativi, non può garantire la sicura qualità della contrattazione. Nel rispetto del pluralismo sindacale, tutti i soggetti in possesso della “maggiore rappresentatività” (in grado di associare un numero di lavoratori non inferiore al 5% dell’intero settore privato a livello intersettoriale, considerati anche gli aderenti al sistema bilaterale) possono, secondo l’Accordo, sottoscrivere accordi e contratti collettivi. Naturalmente, in presenza di regole e degli elementi oggettivi di una buona contrattazione chiamati indicatori di qualità.

“Dobbiamo decidere che tipo di prospettiva vogliamo dare a questo Paese. O noi pensiamo di scommettere tutti insieme sulla qualità – e la cosa riguarda anche la contrattazione di qualità – o competizione non c’è. Per questo dobbiamo investire di più sull’istruzione perché anche il lavoro non resti ‘stupido’. Come Cnel diamo volentieri la nostra opinione su quali siano gli indicatori di qualità contrattuale affinché si possa mettere fine al maltrattamento delle persone anche attraverso gli istituti contrattuali” ha dichiarato il presidente del Cnel, Tiziano Treu.

TN


27 Novembre 2019
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