Bloccata la Commissione elettorale per rinnovare gli organi deliberativi: da questione politica a questione giudiziaria La vicenda del Fondo Previmoda è giunta al bivio finale

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PENSIONI

La vicenda del Fondo Previmoda è giunta al bivio finale


 Il Fondo Previmoda è al centro di una delicata e non compresa stasi politica e democratica. Da circa un anno non rinnova la propria assemblea e consiglio di amministrazione. Così gli organismi suddetti  permangono in un regime di prorogatio. Si tratta di una condizione che sta generando, a nostro parere, dubbi di legittimità politica. Lo scorso 20 maggio si è riunito il preposto  Comitato paritetico al fine di deliberare il rinnovo della suddetta assemblea dei delegati. Per i sindacati “nulla quaestio”, ma l’elezione viene impedita dalla mancata nomina da parte di alcune organizzazioni datoriali  dei propri rappresentanti nell’apposita Commissione Elettorale. Il principio di democraticità interna e quello di tutela dei diritti dei singoli associati rappresentano  il cuore di ogni comunità sindacale e di ciascuna realtà associativa. Venendo a mancare si ravvisa un problema che non è esclusivamente politico.  L’autonomia privata di Previmoda non ammette né ritardi, né deroghe. Anzi l’Ente in questione mantiene obblighi e doveri deliberativi; il dovere della gestione, prima di tutto.

Il regime di “prorogatio degli organi” può ritenersi ammissibile solo quando serve all’ordinario svolgimento dell’attività dell’Ente in questione, come, ad esempio la ricostituzione dei propri organi. Ma un’eccessiva durata della carica può essere considerata lesiva del principio di democraticità interna in violazione della norma statutaria che stabilisce la durata dell’incarico in tre esercizi, che,  nel caso relativo agli organi di Previmoda, sono ampiamente trascorsi. Addirittura, si può ipotizzare da questo punto di vista di un’inerzia dell’Ente da cui può determinare  una lesione degli interessi individuali e generali, fino al punto di bloccare il regolare funzionamento dell’Ente suddetto.

In questa vicenda emerge proprio uno stato di fatto che culmina nella riscontrata “impasse” elettorale rappresentata dal contrasto sulla fase elettorale che divide la parte sindacale da quella datoriale. Il Fondo, così come si trova è ostaggio dell’omessa nomina di un componente di parte imprenditoriale all’interno del commissione elettorale. L’omissione citata è causata da una rappresentanza autorevole della parte datoriale. Riteniamo, quindi, ravvisabile  la lesione di interessi generali ed individuali. E questi ultimi, in quanto diritti soggettivi perfetti, sono giurisdizionalmente tutelabili.

E’ intollerabile il prolungamento ad oltranza della “prorogatio” per gli organi di Previmoda, dato che il Cda dello stesso ha superato sia il periodo massimo di esercizio, sia quello previsto per il rinnovo della stessa.

Se la situazione è questa al sindacato non rimarrà che la scelta di rivolgersi all’autorità giudiziaria per avere giustizia e perché il Fondo Previmoda ritorni ad essere amministrato in modo ordinario e legittimo. Aristotele nella “Politica” indicava la comunità che “per sovrana fra tutte e comprensiva di tutte, cercherà il bene che sovrasta gli altri”.

Quando questa ricerca è vana, la via della politica si interrompe e non rimane che la strada della via giudiziaria. Nel caso del Fondo Previmoda siamo giunti a questo bivio. Non rimane che imboccarlo per il senso giusto.

Daniela Piras - segretaria nazionale Uiltec


03 Dicembre 2019
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