Il V Rapporto sulla contrattazione di secondo livello delinea un quadro sempre più complesso e dinamico, nel quale la contrattazione aziendale offre soluzioni e strumenti capaci di anticipare i tempi della politica che, secondo la Cisl, deve rispettare l’autonomia dell’azione sindacale Ocsel, la contrattazione decentrata cresce e si evolve non solo nelle grandi aziende

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Ocsel, la contrattazione decentrata cresce e si evolve non solo nelle grandi aziende


La contrattazione di secondo livello cresce, cambia e si evolve e si allarga, sempre di più, alle aziende di piccole e medie dimensioni. Sono queste le tendenze emerse nel corso della presentazione del V Rapporto sulla contrattazione di secondo livello dell’Ocsel-Cisl. Il rapporto, stilato su un campione di 2182 - tra il 2017 sino al giugno 2019, in 1.363 aziende che occupano 928.260 lavoratori - delinea uno scenario del mercato del lavoro sempre più complesso e articolato, nel quale la contrattazione di secondo livello anticipa, molto spesso, la legislazione, offrendo soluzioni immediate e innovative ai bisogni dei lavoratori.

Analizzando più da vicino le tendenze e i numeri, dei 2182 contratti in esame il 54% si tratta di rinnovi, il 19% di integrativi e il 21% di accordi per la gestione delle crisi. La contrattazione decentrata soprattutto non è più un retaggio esclusivo delle grandi aziende e non si indentifica più solo in certi settori, come la manifattura, ma anche nei servizi. Resta, tuttavia, un deciso squilibrio territoriale che vede la contrattazione aziendale diffusa nel nord (55% del totale) e nel centro (20%), mentre scarsa è la diffusione nel sud del paese (2%). Altra tendenza significativa è la capacità della contrattazione decentrata di innovarsi e di affrontare materie diverse.

Tra gli aspetti tradizionali della contrattazione il salario costituisce l’argomento maggiormente trattato, presente nel 51% degli accordi analizzati, assieme al tema dell’organizzazione del lavoro, connessa all’impatto delle trasformazioni tecnologiche in atto. Accanto a queste tematiche, sempre più spazio viene dato al work-life balance, alla partecipazione dei lavoratori e allo smart working, presente nel 52% dei contratti.

Altra materia in continua crescita è costituita dal welfare. Il rapporto sottolinea una diffusione di questo istituto che dal 23% del biennio 2013-15 al 38% del 2018, con un potenziale 50% che potrebbe essere raggiunto all’interno dei contratti nel 2019. Al contempo il welfare costituisce una materia da maneggiare con cura. Infatti la sua implementazione necessità di un monitoraggio costante dei bisogni della popolazione lavorativa e della partecipazione dei lavoratori, che devono essere correttamente informati su come utilizzare al meglio questo strumento. Il rischio è che il welfare si trasformi in wellness e nell’erogazione di buoni.

Altro capitolo centrale è rappresentato dalla formazione. Le rapide trasformazioni in atto nel mercato del lavoro, la transizione tecnologica e ambientale rischiano di rendere obsoleti un numero crescente di lavoratori. In questo scenario la tutela dell’occupazione passa sempre di più per la formazione, capace di offrire quelle competenze necessarie per rendere il lavoratore “obsoleto” nuovamente occupabile.

Ma parlare di contrattazione significa anche capire i rapporti che intrattiene con la politica. L’autonomia dell’azione sindacale rimane un valore imprescindibile per la Cisl. Annamaria Furlan, segretaria generale, e Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto, hanno ribadito come la contrattazione sia l’unica strada per combattere un lavoro sempre più povero e precario. Soprattutto, hanno aggiunto i due leader sindacali, l’interventismo della politica difficilmente è stato foriero di soluzioni positive. In questo senso una critica molto forte è stata rivolta al salario minimo e al decreto dignità. Un’azione di supporto e non di sostituzione delle prerogative sindacali sostenuta anche da Pier Paolo Baretta, sottosegretario al ministero delle Finanze, e dal Francesca Puglisi, sottosegretario al dicastero del Lavoro.  

Insomma la contrattazione, nazionale e decentrata, quando è di qualità e vede il serio coinvolgimento di tutti gli attori del gioco, sembra essere dotata di quella flessibilità e di quella capacità di anticipare i cambiamenti sconosciute alla politica, soprattutto quella recente.

Tommaso Nutarelli


04 Dicembre 2019
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