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Redattore de Il Diario del lavoro

Governo anch’io, no tu no!


Non importa la bontà di un’idea o di una posizione, quello che oggi più conta per la politica è la demolizione sistematica dell’avversario. Nihil sub sole novum. La virulenza dell’agone politico non è di certo un retaggio esclusivo del nostro tempo. Ma quello che oggi sorprende è il barbaro accanimento sulle spoglie del nemico e l’estrema perseveranza del politico di turno nel voler lasciare una traccia della propria azione, attraverso una legge o una riforma che portino il suo nome, indipendentemente dall’effettiva qualità di tale azione.

E se questo non dovesse accadere tutti pronti a mettere veti a destra e manca per far cadere la maggioranza corrente. Se non si gioca con le mie regole porto via il pallone. Uno spettacolo che è sotto gli occhi di tutti. O si rivede il Mes si ritorna al voto. O si fa passare la riforma della giustizia così com’è, oppure è meglio andare alle urne. Insomma l’egotismo dei nostri politici non sembra proprio conoscere limiti. Un vizio dal quale neanche noi siamo immuni, e che la nostra classe dirigente sembra interpretare con particolare bravura. Non è un caso infatti che ogni esponente degli attuali partiti dichiara che tutte le sue azioni sono fatte in nome del bene del popolo italico. Sanno perfettamente che ognuno di noi cova, in dosi più o meno massicce, una qualche forma di invidia nel non poter esercitare sulla pubblica piazza il proprio personale tirannismo.

Una politica sempre più ridotta a panem et circenses, nella quale si pensa a riempire, nel momento, il ventre della plebe, senza preoccuparsi del domani. Un circolo vizioso difficile da interrompere se è l’elettore a crogiolarsi in certe logiche e retoriche, se è disposto a barattare una tranquillità artificiale con un po’ d’ignoranza. Ma, mi si dirà, perché perdersi dietro a questi inutili sofismi? Perché anelare a una buona politica, che assume sempre di più le vesti di un’utopia irraggiungibile?

In fondo la crescita marcia su ritmi serrati, coniugando lavoro, diritti e ambiente. Da tempo è stata superata l’annosa fragilità del nostro territorio. Il dissesto idro-geologico è solo un lontano ricordo grazie ai poderosi investimenti messi in campo dalle amministrazioni. Lo stesso vale per il nostro modernissimo sistema di infrastrutture. Ingegneri ed esperti di tutto il mondo vengono per ammirare le nostre opere, meravigliati dall’elevato grado di efficienza. Gli investimenti pubblici e privati hanno raggiunto livelli mai visti prima. Il debito pubblico è ormai il retaggio di un lontano passato e lo spread una parola cancellata dal vocabolario corrente. Cose mirabili anche sul fronte della sanità e dell’istruzione. Il servizio sanitario nazionale ha annullato le bibliche liste di attesa, ingenti risorse sono state destinate alla non autosufficienza e all’invecchiamento attivo della popolazione. Le nostre scuole e le nostre università sono all’avanguardia nel pianeta, e i nostri centri di ricerca attirano cervelli da tutto il mondo. La disoccupazione si attesta ai livelli fisiologici, i giovani sono perfettamente inseriti nel mercato del lavoro, non c’è più nessuna discriminazione tra uomini e donne. La crisi demografica è superata.

Ecco l’errore più grande sarebbe quello di confondere l’essere con il dover essere o piegare il primo al secondo. È tornato a farci visita il genio maligno di Cartesio, e vittime della sua nefasta astuzia non riusciamo più a distinguere la realtà dal mondo dei sogni.

Tommaso Nutarelli


05 Dicembre 2019
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