Federmeccanica ha presentato, a Roma, i risultati della 152° indagine trimestrale condotta dall’associazione che confermano la fase recessiva dell’industria a partire dai primi mesi del 2018. Non nelle previsioni a breve, non emergono segnali di miglioramento Federmeccanica, ecco i numeri dell'attuale recessione

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Federmeccanica, ecco i numeri dell'attuale recessione


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Federmeccanica - sintesi indagine 5-12-19

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Federmeccanica mostra, presso l’Hotel Nazionale a Roma, i risultati della 152° indagine trimestrale condotta dall’associazione; risultati per niente rassicuranti, secondo le parole del direttore generale Stefano Franchi: infatti, l'indagine conferma la fase recessiva dell’industria, a partire dai primi mesi del 2018 e non emergono, nelle previsioni a breve, segnali di miglioramento della congiuntura settoriale.

L’indagine si Federmeccanica è stata condotta su un campione di imprese metalmeccaniche associate, con più di 100 addetti, e attualizza le informazioni al terzo trimestre 2019 e fornisce le previsioni relative al quarto trimestre 2019.

Per quanto riguarda il terzo trimestre dell’anno in corso, sulla base dei dati di fonte ISTAT, i volumi di produzione evidenziano una caduta pari all’1% rispetto al precedente trimestre e del 2% nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente.

Complessivamente nei primi nove mesi del 2019 l’attività produttiva metalmeccanica è diminuita del 2,5% rispetto all’anno precedente con risultati negativi diffusi alla quasi totalità dei comparti che compongono l’aggregato. Le attività metallurgiche hanno evidenziato una flessione media dei volumi pari al 2,3%, un calo di produzione che, secondo  il rapporto, è dovuto ai risultati negativi osservati per le attività di fonderia (-4,4%), per la fabricazione di tubi, condotti e profilati cavi (-2,3%) e per la produzione di metalli non ferrosi (-1,6%), mentre la fabbricazione di altri prodotti della prima trasformazione dell'acciaio è rimasta sostanzialmente stabile (-0,1%). Inoltre, sono diminuite le produzioni relative ai prodotti in metallo del 3,5% e la meccanica strumentale del 2,2%.

Per quanto riguarda gli autoveicoli e rimorchi, la produzione è crollata del 9,2%, mentre si è registrato un moderato incremento per la produzione di apparecchiature per telecomunicazioni e strumenti di precisione (+1,2%) e una significativa crescita (+4,3%) per il comparto degli altri mezzi di trasporto (costruzioni di locomotive, di navi e imbarcazioni e di aeromobili e veicoli spaziali).

Il diffuso peggioramento osservato risulta imputabile da un lato alla debolezza della domanda interna, in particolare a quella per beni d’investimento in macchine e attrezzature e mezzi di trasporto, e dall’altro a un’inversione delle dinamiche esportative che nei primi nove mesi dell’anno hanno evidenziato una contrazione in valore pari allo 0,8%. Secondo l’indagine di Federmeccanica, la contrazione esportativa è imputabile sostanzialmente al rallentamento della crescita del commercio mondiale.

In particolare i flussi di prodotti metalmeccanici diretti all’estero hanno registrato flessioni verso la Francia (-2,2%) e la Germania (-1,4%), paesi che da soli assorbono quasi il 25% delle nostre esportazioni complessive ma diminuzioni più consistenti si sono avute verso la Turchia (-14,9%) la Cina (-6,4%). Risultati negativi anche verso gli Stati Uniti (-2,9%) che rappresentano il terzo mercato di sbocco dei prodotti metalmeccanici nazionali.

Con riferimento all’utilizzo del fattore lavoro nei primi nove mesi dell’anno, sono state autorizzate nel settore metalmeccanico 92 milioni di ore corrispondenti a circa 100.000 lavoratori a tempo pieno non utilizzati nei processi produttivi.

L’incremento, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, è stato mediamente pari al +57,9% con un picco del 95,4% per le ore autorizzate di CIG straordinaria, mentre molto più contenuto è stato quella alla CIG ordinaria (+13,0%).

Il rialzo, secondo Federmeccanica, è da attribuire esclusivamente alla qualifica operaia, che ha registrato un incremento dell’84% a fronte della sostanziale stabilità rilevata per quella impiegatizia (-0,1%).

Nelle imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti, sempre con riferimento al periodo gennaio – settembre 2019, l’occupazione è diminuita mediamente dell’1% e le ore pro-capite lavorate si sono contratte dello 0,4%.

Sulla base dei dati desunti dall’indagine congiunturale Federmeccanica, le prospettive occupazionali a sei mesi, dopo aver evidenziato dinamiche positive ma cedenti nel corso delle rilevazioni più recenti risultano, ora, negative.

Emanuele Ghiani


05 Dicembre 2019
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