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LAVORO

Istat: boom dei part time, in 3 anni +24,6%


In tre anni aumentano le posizioni in part-time. Le posizioni lavorative con contratto di lavoro a tempo parziale costituiscono il 31,7% del totale nel 2017, con una crescita del 24,6%, tra il 2014 e il 2017, più alta di quella registrata per i full-time (10%). E' quanto emerge dal report dell'Istat "Differenziali retributivi in Italia anno 2017".

Ad aumentare sono soprattutto i rapporti di lavoro part-time per la qualifica di operaio: +28% contro +19,8% di impiegati o dirigenti e +12,5% degli apprendisti.

Sempre con riferimento allo stesso periodo, le retribuzioni orarie sono cresciute in modo più marcato per i contratti a tempo parziale: +2,7% (valore mediano) contro +1,7% dei contratti a tempo pieno. Se si guarda al 10% dei rapporti di lavoro con retribuzione oraria più bassa (primo decile), la retribuzione oraria registra una crescita del +2,5% sia per i part-time sia per i full-time. Osservando invece il 10% delle posizioni lavorative con retribuzione oraria maggiore (nono decile), nei contratti a tempo parziale la crescita della retribuzione oraria è decisamente più marcata (+4,4%) rispetto a quella registrata per i rapporti di lavoro a tempo pieno (+1,5%).

La retribuzione oraria mediana delle posizioni lavorative a tempo parziale è di 10,07 euro, 1,91 in meno rispetto a quelle con contratto full-time. Il differenziale retributivo fra le posizioni lavorative con i due regimi orari è quindi negativo e il divario cresce al crescere della retribuzione oraria: per il primo decile è pari a -8,4%, per la mediana è pari a -15,9% e per il nono decile raggiunge il -32,1%.

Il 63% dei rapporti di lavoro con contratto a tempo parziale coinvolge le donne, mentre per i contratti a tempo pieno questa percentuale si ferma al 30,8%.

Il differenziale retributivo fra le posizioni lavorative part-time e quelle a tempo pieno è negativo.
Con riferimento al genere, il differenziale è pari a -19,4% per gli uomini e a -11,2% per le donne.

Il differenziale retributivo dei giovani fra 15 e 29 anni e un contratto di lavoro a tempo parziale rispetto ai coetanei con contratto a tempo pieno è piuttosto contenuto (-1,6% per il primo decile, -5,9% per la mediana e -0.6% per il nuovo decile). Le posizioni lavorative dei giovani a tempo parziale coprono una quota maggiore rispetto a quelle a tempo pieno (28,1% contro 20,2%). Al contrario i lavoratori più anziani (50 anni e più) occupano il 21% dei rapporti di lavoro a tempo parziale e il 26,7% di quelli a tempo pieno e mostrano un differenziale retributivo fra i due regimi orari decisamente più marcato che raggiunge il -42,1% per le posizioni lavorative a retribuzione oraria maggiore (nono decile).

Nelle imprese fino a 9 dipendenti è occupato il 42,7% di tutti i rapporti di lavoro a tempo parziale, il 24% di tutti quelli a tempo pieno. Il differenziale retributivo fra tempo parziale e tempo pieno cresce al crescere del numero dei dipendenti: per il valore mediano si registra -7,3% per le micro imprese, -12,7% per le grandi imprese (10-49 dipendenti).

E.G.


09 Dicembre 2019
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