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Il barbone che legge Lenin


Il barbone dorme. Immobile e invisibile sotto il mucchio di coperte e stracci che lo proteggono dal freddo notturno e lo nascondono agli occhi sfrontati dei passanti. Accanto, ancora aperto, lasciato cadere sul marciapiede all’arrivo del sonno che ci rende tutti uguali, un libro. Una biografia di Lenin. La vita in strada, scelta o destino, fuga o sopravvivenza, non cancella le capacità intellettuali. I negozianti vicini raccontano che è un francese, una persona colta, forse un medico. Ma quel che colpisce, come un improvviso lampo, non è la sua storia, magari inventata, ma l’argomento della lettura.

Il Censis ha appena spiegato che il 48 per cento degli italiani vorrebbe “un uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni: il dato sale al 56 per cento tra le persone con redditi bassi, al 62 tra i soggetti meno istruiti, al 67 tra gli operai. E proprio partendo da quest’ultima percentuale andrebbe rovesciato uno stereotipo. Non è credibile che una larga maggioranza di quella che era la mitica classe proletaria, base di teoria e prassi marxista, sia ormai posseduta dal demone neofascista. L’uomo forte può avere tanti volti, compreso quello impenetrabile di Vladimir Ilic Uljanov. E’ lì, sulla copertina vicino all’homeless. Simbolo e sogno di un riscatto che non c’è stato.

Lenin è arrivato prima di Mussolini e di Hitler. Quando sinistra era sinonimo di rivoluzione, di sovvertimento, di popolo. Ora è sinonimo di democrazia corrotta e decadente. Qui sta il punto. La trasmutazione dei valori è stata totale. E allora non bisogna certo meravigliarsi se nelle periferie, tra i ceti più deboli, tra gli sfruttati, si invochi la destra, percepita come l’unica capace di tagliare le pastoie parassitarie del partitismo. Meglio l’uomo solo al comando che la dittature delle banche. Ed è così che Salvini suscita grande ascolto nel chiedere i pieni poteri.

E’ una sconfitta che viene dal lontano. La tragedia dell’Urss e la caduta del muro di Berlino hanno indotto i post comunisti ad assumere una linea perbenista e affidabile, proponendosi come gli unici in grado di guidare e temperare il trionfo del capitalismo. La variante ipocrita del pensiero unico.  Ora, asserragliati nella ridotta del liberalismo e dei diritti, rischiano di essere travolti assieme alle garanzie del vivere civile.

La voglia di un uomo forte si combatte con idee forti. Il barbone legge Lenin perché l’utopia palingenetica non muore mai.

Marco Cianca


10 Dicembre 2019
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