L’Associazione Nazionale Autonoma dei Riders è la prima riconosciuta legalmente in Italia. Il suo obiettivo? Dare ai rider la possibilità di tutelare il proprio lavoro Prima vittoria per i rider “ribelli”: nasce ufficialmente la loro associazione

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Prima vittoria per i rider “ribelli”: nasce ufficialmente la loro associazione


Prima vittoria per i rider “ribelli”: è stato firmato l’atto costitutivo dell’Associazione Nazionale Autonoma dei Riders, che sarà depositato alla camera di commercio. Si tratta della prima associazione di questo tipo riconosciuta legalmente in Italia.

 “È un primo passo importante – spiega al Diario del lavoro Nicolò Montesi, presidente dell'Associazione– che ci permetterà di migliorare il nostro lavoro e soprattutto difenderlo da tutte quelle ingerenze esterne, anche da parte dei sindacati tradizionali, che non conoscono effettivamente il nostro mondo”.

Dunque la logica che anima l’associazione dei rider “ribelli” è semplice e diretta: ogni giorno sono loro che vedono ciò che non funziona e che potrebbe essere perfezionato nel rapporto con le piattaforme e dunque sono loro che vogliono farsi carico di risolvere i problemi.

Come primo passo la neonata associazione ha avviato il tesseramento, iniziato lo scorso mercoledì. “Abbiamo raggiunto i 150 iscritti – spiega ancora Montesi –. La nostra tesserà ha il valore simbolico di 1 euro. Fino a questo momento tutte le spese sostenute ce le siamo ripartite tra di noi. Puntiamo ovviamente a ingrandirci e a espanderci nelle città. Per ora, infatti, abbiamo portavoce a Roma, Firenze, Milano e Mestre, e cercheremo di averli anche nelle città del sud”.

Idee chiare anche per chi potrà iscriversi alla nuova associazione. L’unica richiesta avanzata dai rider “ribelli” è che i nuovi soci svolgano questo lavoro da almeno tre mesi e che abbiano fatto almeno 30 consegne. “In questo modo – afferma Montesi – vogliamo evitare che a parlare per noi siano persone distanti dal nostro mondo. La nostra associazione nasce per rappresentare i veri rider, insomma chi con questo lavoro ci vive”.

Il primo test significativo per l’ANAR saranno i tavoli di confronto con il governo, i sindacati e le piattaforme. “Come associazione – dice Montesi – possiamo avere un peso maggiore per far sentire le nostre idee. Ora abbiamo un anno di tempo per confrontarci con le piattaforme e definire un contratto specifico per il nostro lavoro. Inoltre siamo disponibili anche a discutere per una paga minima oraria per i rider delle città più piccole, dove c’è una mole di lavoro inferiore”.

Insomma il lavoro dell’ANAR è appena iniziato. Per ora WhatsApp è il luogo virtuale nel quale fare le assemblee e incontrarsi. “Quando si lavora 10 ore al giorno è difficile avere il tempo per trovarsi fisicamente di persona – chiosa il presidente – ma questo non vuol dire che in futuro non lo faremo. Infatti vorremo fare almeno due incontri all’anno”.

Dove? Per ora nei McDonalds.

Tommaso Nutarelli


12 Dicembre 2019
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