Il leader della Cgil ribadisce il netto rifiuto a guerra e terrorismo della sua organizzazione e richiama il Governo italiano e l’Unione Europea ad agire con immediatezza per fermare le guerre in corso in Medio Oriente, Landini, l'esecuzione di Soleimani è un crimine di guerra

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Landini, l'esecuzione di Soleimani è un crimine di guerra


“Un crimine di guerra. Un’esecuzione mirata e senza alcuna copertura giuridica internazionale. Un oltraggio al ruolo e alla responsabilità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, organo responsabile della pace e della sicurezza del pianeta, di cui gli Stati Uniti d’America sono membro permanente”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, definisce il raid americano realizzato all’alba del 3 gennaio scorso nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

“L’amministrazione americana, anche in chiave strettamente elettorale - prosegue Landini - ha nuovamente applicato la sua dottrina unilaterale di ordine globale a difesa dei propri interessi strategici. Cosa che da anni sta avvenendo in tutto il Medio Oriente, dove potenze grandi e piccole competono per il controllo e lo sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche determinando guerre, caos, violenze, di cui sono vittime le popolazioni e i tentativi di democratizzazione della regione”.

“La Cgil - aggiunge il segretario generale - ribadisce il suo netto rifiuto alla guerra e al terrorismo. Siamo fermamente convinti che non sia l’uso della forza o della deterrenza militare a risolvere i conflitti, ma che solo con il primato e il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, con la cooperazione e il partenariato internazionale, sia possibile accompagnare le popolazioni, le diverse comunità etniche e religiose e gli stati della regione Mediorientale a ricostruire società giuste e democratiche, contrastando così diseguaglianze, migrazioni forzate e sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e del lavoro”.

“Infine - conclude Landini - la Cgil richiama il Governo italiano e l’Unione Europea ad agire con immediatezza per fermare le guerre in corso in Medio Oriente, questa nuova escalation di violenza e il precipitare del conflitto libico, che rischiano di trascinarci in una nuova guerra di dimensioni e conseguenze devastanti. Occorre riassumere con determinazione e responsabilità il ruolo di dialogo, mediazione e cooperazione tra Stati e popolazioni del Mediterraneo, per scrivere un’altra storia fatta di pace, convivenza, giustizia sociale, libertà e democrazia. È l’unica strada per sconfiggere guerre e terrorismo”.

07 Gennaio 2020
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