Nella mia esperienza la cultura umanistica permette di trovare una propria dimensione lavorativa soddisfacente e adeguata alle proprie aspettative. Si possono coltivare anche ‘’cose antiche’’ pur di farlo con passione Vi spiego come si può vivere (felicemente) di cultura umanistica

Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
1 2345 6
7 89 10 1112 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica
Valutatrice Geoparchi Unesco

Vi spiego come si può vivere (felicemente) di cultura umanistica


Si può vivere di cultura umanistica e “cose antiche”? Si può, o almeno, questa e la mia esperienza, che mi fa piacere raccontare al Diario del Lavoro proprio per uscire dallo stereotipo corrente e dimostrare che  anche la cultura umanistica permette di trovare una propria dimensione lavorativa soddisfacente e adeguata alle proprie aspettative. Si possono coltivare anche ‘’cose antiche’’ pur di farlo con passione. 

La mia storia inizia da una tesi di laurea in topografia antica: uno studio per capire i processi storici che hanno influenzato la valle dove vivo, quella del Reno, tra Bologna e Firenze. Il territorio, popolato sin dall’età del bronzo è stato caratterizzato poi dalla passata degli etruschi, romani, longobardi e bizantini.  Ho capito che quello che in realtà mi appassionava la connessione tra sviluppo territoriale, geografico, geologico e quello storico.  Ho avuto la possibilità di svolgere il Servizio Civile Nazionale al Museo geologico Capellini, un luogo con una collezione tra le più importanti d’ Europa. Al Museo Cappellini l’esperienza e’ stata eccezionale. Ricevevo il pubblico insieme ad un ragazzo disabile, con lui ho spolverato circa 300 vetrine dai contenuti fantastici. Il museo ha infatti una collezione ottocentesca preziosissima, che include, tra l’altro, una copia del diario di Darwin autografata e una copia del diplodoco a scala 1:1, che il miliardario americano Carnegie volle donare proprio al Capellini, o i reperti di un fossile di razza nel quale si possono vedere le uova ancora nel ventre, documentate per la prima volta nella storia.

In questo clima di fine Ottocento, ho avuto l’opportunità di chiacchierare con il Direttore del Museo, prof. Vai: un’istituzione vivente. Da queste chiacchierate ci e’ venuta l’idea di valorizzare un tratto dell’Appennino Emiliano-Romagnolo in chiave storico- geologica, realizzando un Geoparco: un territorio dove, partendo dal basso, dalla popolazione locale, si potesse valorizzare con programmi educativi, turistici e di sviluppo tutta la zona, mettendone al centro il patrimonio geologico e storico.

Nasceva in quel periodo il Gruppo di Azione Locale, finanziato dall’ Europa con il Programma Leader, per il supporto alle zone rurali, era l’idea giusta al momento giusto. O almeno avrebbe potuto esserlo.  Nel 2010 andai in Malesia, per partecipare alla mia prima Conferenza sui Geoparchi Mondiali. Proprio quel giorno il il vulcano Eyjafjallajökull eruttò relegandoci per un tempo extra sulla bella isola di Langkawa. Era un segno?

Tornata a casa, ho lavorato incessantemente giorno e notte al mio sogno di realizzare il geoparco, sovrapponendoci il lavoro vero in un gioco di incastri che diventò poi parte di me. E nel 2015, finalmente, i valutatori dell’UNESCO vennero a visitare il territorio: ce l’avevo fatta.

Alla fine dello stesso anno, i Geoparchi divennero Programma ufficiale dell’UNESCO, che quindi vedeva in questi territori un motore di sviluppo per il futuro, mettendo al centro dell’attenzione la geodiversità dei territori.

I valutatori rimasero soddisfatti e diedero due anni di tempo ai responsabili politici di progetto per definirne il management adeguato. Purtroppo nei due anni, durante i quali ho insistito, parlato, presentato e discusso non ci fu la volontà di ascoltare i suggerimenti che intanto stavo apprendendo in giro per il mondo dove, invece, sono stata apprezzata. Così il progetto è stato riposto in un cassetto. Ma non io. Ho lavorato in diverse università italiane ed europee e mi sono specializzata in Progettazione Europea.

Alla fine, il mio Geoparco l’ho fatto in Norvegia, sulla costa sud ovest, dove dall’ essere appena economicamente auto sufficiente lo abbiamo portato a vincere progettazioni europee importanti, a collaborare con territori in tutto il Mondo, ad accrescerne il turn over economico attraverso nuove tecnologie, un brand per prodotti locali e politiche sostenibili. E non è stato per niente facile: la Norvegia è ricca, ma le zone rurali hanno le stesse nostre problematiche: spopolamento, scarsa scolarizzazione, bassa densità demografica e poche infrastrutture legate al turismo.

Durante questi anni ho imparato a relazionarmi con culture diverse, con la mentalità pragmatica nordica di efficienza e serietà.  Ma soprattutto ho scoperto che esiste un modo di fare politica senza offese, senza discriminazioni: una politica interessata ai risultati indipendentemente dalle tempistiche elettorali: una politica veramente al servizio dei cittadini. È questo il modello che vorrei per il mio paese e il mio territorio.

Sara Gentilini


17 Gennaio 2020
Powered by Adon