È stato presentato oggi a Roma il Secondo Rapporto sulla Contrattazione di 2° livello della Cgil La contrattazione decentrata tra vecchi mali e nuove prospettive

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La contrattazione decentrata tra vecchi mali e nuove prospettive


La contrattazione di secondo livello si consolida, allarga la rosa degli istituti trattati ma, in termini numeri, stenta ancora a decollare. È questo lo scenario descritto dal Secondo Rapporto sulla Contrattazione di 2° livello della Cgil presentato oggi a Roma.

Nello specifico il Rapporto tiene conto di 1.887 accordi, tra aziendali e territoriali, siglati tra il 2017 e il 2019. Per quanto riguarda le aree tematiche prevalgono il trattamento economico (53%), relazioni sindacali (50%) e orario di lavoro (33%), seguito da un gruppo di istituti, welfare, formazione e inquadramento, politiche industriali e gestione della crisi, che si attesta al 25%.

Collocazione geografica, dimensione dell’impresa e settore economico si confermano variabili significative per valutare la presenza della contrattazione decentrato. Il Nord si conferma la locomotiva del paese, con quasi il 30% degli accordi firmati, anche se più della metà di quelli presi in esame sono di natura multiterritoriale. Venendo alla tipologia di impresa, sono le medie il campione più cospicuo (33%), seguite dalle grandi (26%). Arrancano le piccole e le piccolissime. Spostandoci ai settori, terziario (46%) e manifatturiero (38%), mentre i servizi, l’edilizia e la logistica hanno una bassa diffusione di contrattazione di secondo livello.

Nel rapporto dunque emergono vecchi e nuovi mali della contrattazione decentrata ma, al tempo stesso, la sua capacità di intercettare maggiormente e con più velocità le trasformazioni che stanno avvenendo nel mercato del lavoro, mettendo in campo soluzioni innovative per far fronte alle esigenze dei lavoratori. accanto a tutto questo si aprano due ulteriori spunti di riflessione, che investono il rapporto tra primo e secondo livello contrattuale e la qualità di quest’ultimo.

Maurizio Landini, segretario della Cgil, soffermandosi sulla mancata diffusione della contrattazione di secondo livello rispetto a quelle che potevano essere le aspettative, ha sottolineato la necessità di interrogarsi prima sullo stato di salute della contrattazione nazionale. La scarsa espansione del secondo livello, afferma Landini, è a volte imputabile alla difficoltà di attuare una piana rappresentanza nei luoghi di lavoro. Tutto questo, ha affermato il leader della Cgil, richiama il tema della misurazione della rappresentanza e dell’importanza che ancora riveste il contratto nazionale come cornice generale, che non sempre è in grado di intercettare le risorse che una determinata realtà aziendale, ma per il momento resto l’unico strumento per dare le stesse tutele a tutti i lavoratori.

C’è poi infine la necessità di alzare la qualità di alcuni istituti della contrattazione della contrattazione come il welfare. Su questo punto è intervenuto il presidente del Cnel, Tiziano Treu, che ha ribadito l’attenzione che deve essere posta sul welfare, nel momento in cui cessa di essere un vero sostegno ai bisogni delle persone e si trasforma in altro. Questo, ha precisato il presidente del Cnel, non solo perché vengono disattesi i bisogni reali dei lavoratori, ma soprattutto si vanno a spendere in modo improprio i soldi della collettività, essendo il welfare contrattuale un istituto soggetto a forti detassazioni.ù

Tommaso Nutarelli


22 Gennaio 2020
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