Così il segretario generale aggiunto della Cisl nel commentare i dati Istat sull’occupazione che per il mese di dicembre hanno registrato un calo di 75mila unità Sbarra (Cisl), la svolta negativa sull’occupazione non è una sorpresa

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Sbarra (Cisl), la svolta negativa sull’occupazione non è una sorpresa


Dopo qualche mese di andamento altalenante, a dicembre  l’occupazione ha registrato un  calo di 75 mila unità rispetto al mese precedente ed un’inversione di tendenza nel rapporto tra occupati a tempo indeterminato e a termine: infatti la riduzione è tutta sugli occupati stabili mentre risalgono, dopo un anno e mezzo, gli occupati a termine.

Inoltre crescono sia gli inattivi che, se pur lievemente,  i disoccupati.

Del resto l’andamento del Pil, stagnante da mesi, lasciava presagire questi dati sull’occupazione. Piuttosto quel che risultava anomalo nei mesi scorsi era che l’occupazione, soprattutto quella stabile, continuasse a crescere, seppure a ritmi sempre più ridotti. Ed in effetti si trattava di una crescita di teste ma non di ore lavorate, con una forte diffusione di part time involontario.

Ma anche questo alla lunga non dura senza  interventi per favorire la crescita.

Il Paese appare sempre più diviso in due, sia settorialmente che geograficamente: da una parte i settori di punta, le aziende volte all’export e le aree del Nord che crescono, dall’altra i settori meno dinamici e il Mezzogiorno che restano indietro.

Ora che il Governo, dopo una legge di Bilancio ‘debole’, ha annunciato una fase due, ci aspettiamo misure per sostenere, ammodernare e ristrutturare  i settori deboli, sbloccare le  opere pubbliche e le infrastrutture, sostenere l’innovazione e la ricerca, creare le competenze necessarie, intervenire sulle vertenze aziendali bloccate al Mise,  con un piano specifico per  il Mezzogiorno. Si tratta di cose da fare in fretta per agganciare la svolta tecnologica e quella ambientale che possono rappresentare una enorme opportunità per l’Italia.

TN


30 Gennaio 2020
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