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Ilva, altre quattro settimane di incertezza

Argomento: Acciaio, ArcelorMittal, Ilva
Autore: Fernando Liuzzi

Al termine della settimana scorsa, nuova puntata della vicenda infinita dell’Ilva. Puntata che venerdì 7 febbraio - come, peraltro, altre volte in passato - è andata in scena presso il Tribunale di Milano.Il cuore della notizia che si è prodotta in tale occasione è, apparentemente, molto semplice. Infatti, accogliendo le richieste provenienti sia dal Governo che da ArcelorMittal, il medesimo Tribunale si è limitato a fissare al 6 marzo la data di una nuova udienza. Ciò, appunto, per consentire alle parti di proseguire nel loro complesso negoziato relativo al futuro del gruppo Ilva in Amministrazione straordinaria, a partire dal futuro dell’operazione di acquisto del gruppo da parte di ArcelorMittal, il colosso franco-indiano dell’acciaio.

Come si ricorderà, il 20 dicembre scorso l’Ilva in Amministrazione straordinaria e AM InvestCo, la società costituita ad hoc da ArcelorMittal, avevano raggiunto una sorta di pre-accordo, non vincolante, con cui, sostanzialmente, avevano convenuto su un punto, circoscritto ma decisivo: e cioè sul fatto che entrambi i soggetti volevano proseguire nella ricerca di un’intesa effettiva. Intesa che, in base al pre-accordo stesso, avrebbe dovuto essere definita entro il 31 gennaio del corrente anno.

A fronte di questo pre-accordo, il Tribunale di Milano aveva deciso di rinviare alla prima data utile successiva al 31 gennaio - e cioè, come detto, a venerdì 7 febbraio - l’udienza che, in precedenza, era stata fissata proprio per il 20 dicembre 2019. Udienza in cui avrebbe dovuto essere discusso il ricorso d’urgenza presentato dai legali dei Commissari straordinari dell’Ilva avverso il recesso dal contratto di acquisto che era stato preannunciato da AM InvestCo dopo la cancellazione del famoso scudo penale.

Adesso, tutto rinviato al 6 marzo. Per la seconda volta, dunque, il Tribunale ha concesso alle parti una dilazione dell’udienza che si traduce in tempi aggiuntivi per la trattativa: quaranta giorni in più la prima volta e, ora, altre quattro settimane.

I nodi della trattativa - che procede, per così dire, al coperto - dovrebbero essere sempre gli stessi, a partire dal tutt’altro che semplice disegno dei nuovi assetti societari che dovrebbero vedere l’ingresso sulla scena di un nuova società a partecipazione pubblica. Nuova società che dovrebbe occuparsi della produzione del cosiddetto “preridotto”, ovvero del materiale che dovrà alimentare i forni elettrici. Forni che, a loro volta, costituiranno una novità, di evidente valenza ambientale, rispetto alla produzione di acciaio nel sito tarantino. E’ allo stesso tempo previsto una riduzione del numero degli altiforni attivi nel medesimo sito.

In alto mare, se ci consentite l’immagine, è poi la questione dell’occupazione. Oltre ai 1.800 lavoratori ancora facenti capo all’Ilva in Amministrazione straordinaria, che ArcelorMittal sembra intenzionata a non prendere in considerazione nei suoi progetti occupazionali, rimane imprecisato il numero dei dipendenti che, secondo il colosso siderurgico, dovrebbero essere considerati come eccedenti rispetto alle necessità lavorative del sito riprogettato in chiave ambientalista.

E qui va sottolineato che, fino ad ora, i sindacati non sono stati mai coinvolti, in nessun modo, in un dialogo che ha visto protagonisti solo il Governo, da una parte, e ArcelorMittal, dall’altra. Anche se tutti sanno che i sindacati stessi hanno più volte dichiarato che non intendono dare il proprio consenso a progetti che prevedano un assetto occupazionale inferiore a quello previsto dall’accordo del 6 settembre 2018.

Come si vede, anche se la notizia prodottasi venerdì 7 febbraio è semplice, il quadro d’insieme della vicenda Ilva rimane particolarmente complesso. A renderlo, se possibile, ancora più complesso è un’altra notizia anticipata, in prima pagina, dal Sole 24 Ore dello stesso 7 febbraio. Secondo il quotidiano della Confindustria, sarebbe stata infatti prevista una clausola d’uscita di ArcelorMittal dal contratto di acquisto dei “complessi aziendali” di Ilva in Amministrazione straordinaria. In pratica, non si sa ancora se dall’inizio o dalla fine del prossimo mese di novembre, ArcelorMttal potrebbe uscire dal contratto, attualmente attivo sotto la forma del cosiddetto “affitto di ramo d’impresa”, versando mezzo miliardo di euro (di cui 400 milioni cash e 100 milioni come valore di magazzino).

Secondo un osservatore autorevole come Paolo Bricco, che così si esprime sul Sole 24 Ore di sabato 8 febbraio, il fatto stesso di aver concordato una simile via d’uscita ha il vantaggio di “ridurre le ansie degli azionisti e degli obbligazionisti” di ArcelorMittal; e ciò perché “fissa un tetto massimo alle perdite” connesse all’eventuale uscita dal contratto.

Va d’altra parte rilevato che già il 5 febbraio, incontrando i sindacati a Taranto, l’Amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha esplicitamente dichiarato che “ArcelorMittal è intenzionata a restare”. Due giorni dopo, a Milano, anche due legali del gruppo siderurgico hanno ribadito la volontà del loro cliente di restare in Italia.

Ricapitolando, le uniche certezze di cui disponiamo rispetto al futuro andamento delle vicende dell’Ilva sono due. Prima certezza: è in corso una trattativa fra la squadra governativa, guidata da Francesco Caio, e quella dei Mittal, la famiglia che è il primo azionista del colosso siderurgico franco-indiano. Seconda certezza: il prossimo termine di questa parte della trattativa scade venerdì 6 marzo.

Per il resto, vi sono, invece, molte incertezze. A partire, come si è appena visto, dalla permanenza, o meno, di ArcelorMittal nel nostro Paese. D’altra parte, il fatto che, presentando agli analisti i dati del proprio bilancio, ArcelorMittal abbia dichiarato, il 6 febbraio, che dopo un 2019 difficile a livello globale, si attenda adesso una crescita della domanda nei suoi mercati di riferimento, è un segnale, per certi aspetti, ancora ambiguo. E ciò tanto più se si considera che tale dichiarazione è stata accompagnata da altre dichiarazioni relative a un ritorno d’interesse per il mercato indiano, considerato in rapida crescita.

@Fernando_Liuzzi


11 Febbraio 2020
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