L'economia e' in stallo e il governo non sembra avere idee Gli italiani, dice l'Istat, sono felici. Ma attenzione al risveglio dal sogno

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POLITICA ED ECONOMIA

Gli italiani, dice l'Istat, sono felici. Ma attenzione al risveglio dal sogno

Autore: Nunzia Penelope

Dice l’Istat che gli italiani, tutto sommato, sono felici. O meglio: sono gli italiani stessi a dirlo, nel report dell’istituto nazionale di statistica che analizza la ‘’soddisfazione’’ dei cittadini per le proprie condizioni di vita. A parte la scontata felicità famigliare (89,7%), sul piano della vita sociale (82%) e della salute (80%), quel che risulta abbastanza sbalorditivo è che una quota decisamente maggioritaria – il 56% della popolazione- trova soddisfacente anche la propria situazione economica (3,5% in più rispetto al 2018) e addirittura il 77% è soddisfatto nel lavoro (1% in più). E, sorpresa nelle sorprese, i più soddisfatti sono i giovani under 25: cioè coloro che dovrebbero risultare scontenti per definizione, in un paese che sulle politiche giovanili è tradizionalmente latitante.

Eppure, al di fuori del sondaggio, il quadro è assai meno roseo. Ed è ancora l’Istat a dircelo, con i dati diffusi oggi che dimostrano lo stallo di fatturato e ordinativi dell’industria, ennesima conferma dello scenario economico, produttivo, occupazionale e sociale negativo in atto nel nostro Paese, e che coinvolge anche il lavoro, come dimostra l’impennata della cassa integrazione e della Naspi.

Ai dati macroeconomici si aggiungono poi le singole storie di crisi aziendali mai risolte. Whirlpool di Napoli, o SiderAlloys in Sardegna, per citare due delle più note tra le oltre 160 che giacciono da troppo tempo sui tavoli del Mise. O come Alitalia, che è ormai un tragico ‘’continuativo’’ della politica industriale nazionale, per mutuare un termine in uso nella moda. Il ministro Patuanelli, nei giorni scorsi, ha ammesso che i costi del prestito ponte graveranno sulla fiscalità generale. Così come con tutta probabilità vi graveranno i costi della querelle tra Autostrade e governo, che pare avviarsi a un finale di partita costoso e tempestoso. E poi, ovviamente, c’è l’Ilva: il 6 marzo vedrà un nuovo passaggio in tribunale, ma ancora non si ha notizia di una soluzione. Infine, vale la pena di mettere purtroppo nel conto anche le possibili conseguenze del corona virus: l’emergenza sanitaria peserà non poco sull’economia mondiale, quindi anche sulla nostra, a partire dal sistema turismo, soprattutto dopo i gravi nuovi casi accertati oggi in Lombardia.

I sindacati, fin qui molto disponibili nei confronti di un governo che aveva riaperto loro le porte della Sala Verde di Palazzo Chigi e disteso i tappeti rossi, iniziano a innervosirsi e a pensare che forse la scommessa fatta sul governo giallo rosso non sia così sicura come appariva solo pochi mesi fa. In settimana, dopo una riunione unitaria dei vertici, Cgil Cisl e Uil hanno scritto una breve e dura lettera al premier Conte, chiedendo di istituire subito una ‘’cabina di regia’’ ad hoc per cercare di venire a capo delle crisi aziendali che si moltiplicano. Perfino Maurizio Landini, la cui pazienza è  tale che egli stesso si è definito ormai un ‘’moderato’’, ieri ha sbottato: “attendiamo una convocazione da Conte per affrontare le tante crisi aziendali, e gli chiediamo di non galleggiare, perché se galleggi solo, prima o poi affondi”. E se non fosse chiaro, il leader Cgil ha aggiunto: “ c'è uno spettacolo politico che mi sta un po' rompendo le scatole. Discutono e parlano solo di prescrizione. Ma nei giri che ho fatto nel paese, le persone non mi hanno fatto domande su questo”.

Anche la Cisl è preoccupata. Il numero due Luigi Sbarra parla esplicitamente di ‘’spettro della recessione’’ che torna ad avvicinarsi. Per risalire la china, andrebbero sbloccati gli investimenti pubblici e privati, governate le crisi aziendali. Occorrerebbe spingere sull’integrazione sociale e territoriale, cominciando dalle reti infrastrutturali e dai servizi pubblici. Occorrerebbe rilanciare formazione e competenze, ricerca e innovazione, istruzione, pubblico impiego, dare risposte a un sud che si allontana sempre di più.

Invece, al momento, sono in campo solo i due provvedimenti bandiera del precedente governo, e cioè Quota 100 e il reddito di cittadinanza: che -come ormai tutti ammettono- assorbono risorse peggio di una pompa idrovora e non danno benefici se non a chi direttamente ne gode. E non c’è dubbio che andare in pensione prima, o disporre di una somma mensile sicura in tasca, rendano la vita migliore a due o tre milioni di persone; ma certamente non basta. Inoltre, nessun godimento è gratis. Dopo i magnifici banchetti di Circe gli uomini si risvegliavano trasformati in maiali, e Pinocchio, dopo la bella giornata trascorsa nel Paese dei balocchi, si risvegliò somaro. Meglio non pensare come si risveglieranno gli italiani, se dal governo non verrà al più presto una spinta seria, una “cura da cavallo” per l’economia, per dirla con le parole di Conte. Che non siano solo parole, però.

Nunzia Penelope


24 Febbraio 2020
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