Paolo, rider di Milano, ci racconta la vita del ciclofattorino ai tempi del coronavirus. Fare il rider ai tempi del virus

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CORONAVIRUS

Fare il rider ai tempi del virus


Paolo, rider di Milano, ci racconta la vita del ciclofattorino ai tempi del coronavirus.

 

Paolo, Milano è sempre la stessa?

Assolutamente no. È una città deserta, ancor di più che ad agosto.

Il tuo lavoro del rider ha subito delle ripercussioni oppure no?

Quello che posso dire è che gli ordini sono calati, perché molti negozi erano chiusi. Ma, allo stesso tempo, si è ridotto anche il numero dei rider attivi. Quindi per me la mole di lavoro e i guadagni sono sempre lì stessi.

Le piattaforme come si sono comportate?

Ci hanno lasciato, sostanzialmente, un’assoluta libertà nel decidere se continuare a lavorare o meno. Ad esempio Glovo ha tolto il meccanismo del ranking per non “penalizzare” chi ha deciso di rimanere a casa.

Vi hanno dato delle particolari indicazioni su come comportarvi?

Si ci hanno comunicato le indicazioni del ministero della Salute, ma nulla di più.

Siete stati dotati di qualche dispositivo di protezione, come le mascherine, oppure no?

No.

Quindi ognuno decide per sé?

Esatto.

E tu hai comprato la mascherina?

Si.

È cambiato il rapporto con le persone quando consegni gli ordini? Sono più attente o no?

No devo dire di no. Penso che chi abbia paura di contrarre il virus non si rivolga al food delivery. Semmai sono io che, oltre alla mascherina, adotto qualche accorgimento in più.

Tipo?

Quando consegno per Glovo devo far firmare il cliente sul mio smartphone. Ecco non lo faccio fare, e metto una x al posto del cliente. Ma la stessa azienda che sta pensando a una procedura per evitare questo passaggio con il cliente.

Quali sensazioni circalono tra voi rider?

Sicuramente di spaesamento. Non sappiamo quando e con quali conseguenza tutto questo potrà finire.

Tommaso Nutarelli


27 Febbraio 2020
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