Il patron della Aermec, 780 dipendenti a pochi chilometri da Vo’, la zona rossa del Veneto, spiega come sta affrontando l’emergenza. E sulle conseguenze della crisi, avverte: ‘’ci sara’ meno ricchezza per tutti, occorrono buonsenso e nervi saldi’’ Riello, “noi, vicini alla zona rossa, così continuiamo a mandare avanti l’azienda”

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CORONAVIRUS

Riello, “noi, vicini alla zona rossa, così continuiamo a mandare avanti l’azienda”

Autore: Nunzia Penelope

La Aermec di Alessandro Riello, azienda leader nei condizionatori, e’ giusto a ridosso della zona rossa di Vo’, venti km appena. Visto da qui, il rischio coronavirus e’ parecchio vicino. Tuttavia, spiega l’imprenditore in questa intervista al Diario, si va avanti lo stesso, cercando sia di tranquillizzare i 780 dipendenti (di cui 4 bloccati  proprio in ‘’zona rossa’’), sia di soddisfare i numerosi clienti internazionali. Incrociando le dita, ovviamente, perché se ne venga fuori al più presto. 

Riello, siete nel cuore del Veneto, a pochi km da Vo’, la seconda zona rossa d’Italia, focolaio conclamato di coronavirus. Come vi siete attrezzati? Paura?

Da venerdi scorso, dopo che è scattato l’allarme sul virus, abbiamo deciso alcune misure di contenimento, ma soprattutto di buonsenso, che mirano a tranquillizzare i nostri dipendenti e chiunque abbia a che fare con la nostra azienda. Siamo tutti coscienti che questa forma virale non e’ molto peggio di una qualunque influenza, ma ha purtroppo la caratteristica di diffondersi molto piu’ rapidamente. Quindi va gestita con attenzione. Abbiamo varato una serie di regole interne che prendono spunto sia dalle direttive ministeriali e sanitarie, sia dal -diciamo cosi- buonsenso comune.

Per esempio? Le solite mascherine, Amuchina e simili?

Come prima cosa abbiamo limitato i  nostri contatti con l’esterno. Abbiamo sospeso per due settimane tutte le visite in azienda da parte di gruppi, e abbiamo rinviato i seminari e i corsi di formazione che teniamo abitualmente in azienda. Abbiamo anche limitato al massimo i viaggi dei nostri funzionari, che comunque per ora avverranno solo in ambito europeo: non tanto per timore dei contagi, il rischio vero è che  vengano messi in quarantena in qualche paese lontano, date le misure che molti paesi stanno prendendo nei confronti degli italiani.

E all’interno dell’azienda? Come garantite la sicurezza di chi ci lavora rispetto al virus?

Abbiamo dotato tutto il personale delle portinerie, dei magazzini e delle mense di mascherine e guanti. Tracciamo, con nome e cognome, tutte le persone esterne all’azienda che per qualche motivo hanno contatti diretti con noi, dagli autisti dei camion ai fornitori. E ci siamo dotati di termo scanner, per controllare subito ogni situazione che possa dare preoccupazione. Ovviamente, poi, ci sono le regole base di igiene, che raccomandiamo costantemente a tutti.

Regole molto stringenti, si direbbe

Regole di buon senso, come ho detto, ma anche mirate a tranquillizzare i nostri dipendenti. Quattro dei quali, oltretutto, sono in quarantena nella zona rossa, dove si trovavano al momento dell’emergenza virus.

Aermec lavora con mezzo mondo. State riscontrando difficoltà, con fornitori e clienti?

I nostri fornitori cinesi di componentistica ci hanno avvertito che ci sarà qualche ritardo nella consegna, per i rallentamenti della produzione, ma per ora, sembra, non e’ previsto nessun blocco delle forniture. Così ci dicono anche i nostri fornitori dalla Lombardia. Per quanto riguarda il business in senso stretto, il nostro e’ un settore manifatturiero, quindi al momento molto meno coinvolto rispetto ai servizi, la ristorazione, il turismo, i viaggi eccetera. Ma certamente temiamo l’onda lunga delle conseguenze di una crisi che non si sa quanto potrà durare. Occorre tenere conto delle ripercussioni che tutto questo panico avrà sull’economia nel suo complesso. E’ chiaro che, dopo, ci sarà meno ricchezza per tutti. E per questo occorre tenere i nervi saldi.

Anche lei pensa che ci sia stata una gestione eccessivamente allarmista da parte del governo?

Nessuno mette in dubbio che sia necessaria attenzione a questo virus, con misure di contenimento dell’infezione, e cosi’ via. Ma si e’ ecceduto.  Si e’ amplificato l’allarme oltre i confini del buon senso, gettando le persone nel panico, causando assurdità come l’assalto ai supermercati.

E delle decisioni dei governatori di Veneto e Lombardia per contenere il virus cosa ne pensa? Le zone rosse hanno un senso, no?

Certo. Ma, come dicevo, ferma restando la necessità di isolare il virus, direi che le decisioni di Zaia siano state di maggiore efficacia rispetto a quelle  piu’drastiche di Fontana.

Nel complesso, che clima si respira nella vostra area?

C’e’ un clima di preoccupazione, ma non di panico. Però attenzione: il confine tra i due stati d’animo e’ estremamente labile.

Nunzia Penelope


27 Febbraio 2020
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