Massimo Bonini, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, al Diario del Lavoro parla delle ricadute economiche e sociali che la città sta vivendo a causa del coronavirus, e degli errori, politici e comunicativi, che hanno accompagnato le prime fasi della gestione Bonini (Cgil), ci sono stati errori e confusione, ma ora Milano vuole ripartire

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Bonini (Cgil), ci sono stati errori e confusione, ma ora Milano vuole ripartire


Massimo Bonini, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, in questa intervista al Diario del Lavoro parla delle ricadute economiche e sociali che la città sta vivendo a causa del coronavirus, sottolineando gli errori nella gestione della crisi la voglia del capoluogo lombardo di rialzarsi e riacquistare quella dimensione sociale che, in questi giorni, ha perso

Bonini, la preoccupa la situazione che sta vivendo Milano?

Si. La situazione è complicata, e preoccupano le ricadute per l’economia. Milano è stata colpita in quelle che sono le sue basi economiche, come eventi, fiere e cultura e tutto il settore del terziario. Il Salone del Mobile è stato rinviato al 16-21 giugno, e così tanti altri eventi come la Digital Week, in programma i primi di marzo.

Dal punto di vista sanitario?

Sotto questo frangente la situazione è sotto controllo e il nostro sistema sanitario è pronto a far fronte a qualsiasi evenienza.

Nello specifico quale parte del tessuto economico è più in sofferenza?

Come detto il terziario è il comparto più in sofferenza. Hotel, ristoranti e pub sono le realtà che stanno scontando le conseguenze peggiori. Tutto questo si ripercuote su una popolazione lavorativa più debole, con meno tutele, caratterizzata da molti stagionali. Anche la chiusura delle scuole ha aumentato la pressione sui lavoratori, soprattutto donne, che hanno dovuto pensare ai figli.

Secondo lei cosa non ha funzionato nella gestione?

Ci sono diverse cose che non andavano fatte. Prima di tutto andava evitava tutta la confusione comunicativa che, purtroppo, la politica ha messo in campo nella gestione del coronavirus. Anche il video del governatore Fontana che indossa la mascherina non ha aiutato di certo l’immagine di Milano nel mondo. Chi vede quelle immagini ha l’idea di una città e di un paese nel caos, dove anche le istituzioni sono colpite. C’è stato poi, in certi casi, uno scollamento tra le direttive del governo e quelle messe in campo delle amministrazioni locali, regione e comuni.

In che modo?

È stata decisa la chiusura degli uffici pubblici. Tuttavia questo è stato vero per quegli uffici di emanazione ministeriale, come Inps o Inail, non è stato così per le sedi comunali o regionali. Inoltre alcuni comuni, penso a Sesto San Giovanni e Rozzano hanno adottato, all’inizio, misure molto più restrittive rispetto a quelle dettate dal Governo o dalla Regione, come la chiusura di alcuni supermarket, salvo poi fare retro marcia. È ovvio che in questo modo si crea panico e si assaltano gli alimentari. Tutto questo non è stato di alcun benefico.

Cosa si deve fare ora?

Quello che ci auspichiamo sono misure, condivise da istituzioni e parti sociali, che siano di supporto a lavoratori e imprese e a tutta la città, e ricostruire così l’immagine di Milano e della Lombardia. Dobbiamo pensare che quando si verificano queste emergenze a rimetterci sono sempre le fasce più deboli della popolazione, e Milano è una realtà nella quale ci sono forti diseguaglianze.

Milano è cambiata in questi giorni?

Sicuramente. La città cerca di ripartire e ne ha soprattutto voglia. In questi giorni il clima e l’aspetto della città è mutato, anche se a giorni alterni. Sicuramente i luoghi della movida, così come bar e ristoranti, e i mezzi pubblici erano più vuoti. Ma penso che ci sia di recupere quella dimensione sociale che si è un po' persa in questi giorni. I pub non chiuderanno più alle 18 e il sindaco Sala ha chiesto la riapertura dei musei.

Tommaso Nutarelli


28 Febbraio 2020
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