Andrea Filippi, segretario della Fp-Cgil Medici, al Diario del lavoro fa il punto sugli interventi messi in campo dal governo per rafforzare il sistema sanitario nazionale Filippi, subito una cabina di regia nazionale per coordinare gli sforzi

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CORONAVIRUS

Filippi, subito una cabina di regia nazionale per coordinare gli sforzi


Il governo è pronto ad assumere 20mila, tra medici e infermieri, per fa fronte all’emergenza del coronavirus. Inoltre la Consip  aggiudicato la prima procedura negoziata d’urgenza per la fornitura di ventilatori e dispositivi medici per terapia intensiva e subintensiva, per 5mila nuovi posti. Provvedimenti che Andrea Filippi, segretario generale della Fp-Cgil Medici, valuta positivamente, ma sui quali, spiega, serve chiarezza sulla loro applicazione. Filippi, inoltre, sottolinea la necessità di una cabina di regia nazionale per coordinare al meglio tutti gli sforzi.


Filippi come valuta i provvedimenti del governo per rafforzare il Sistema Sanitario Nazionale?

Molto positivamente. Sono provvedimenti che vanno tutti nella giusta direzione. E allo stesso tempo apprezziamo anche l’azione di sensibilizzazione del governo sulla popolazione. Sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il DPCM con il quale vengono assunti 20mila operatori per 1 miliardo di costo. Per quanto riguarda i processi di assunzione di personale specializzato, non abbiamo tempo di fare i concorsi, quindi si assume attraverso bandi pubblici o di libera professione a tempo determinato per far fronte all’emergenza


Si parla anche di richiamare in servizio il personale in pensione, il quale, con tutta probabilità, rientra tra le persone più a rischio per motivi di età. Come ci si deve muovere?

I medici e il personale in pensione che verranno richiamati non possono essere messi negli ospedali,  direttamente in contatto con i malati. Come ha giustamente osservato si tratta di persone, che per età, sono più a rischio. Tuttavia sono una risorsa che possiamo benissimo occupare nei centri epidemiologici e in altri servizi.

Anche gli specializzandi saranno chiamati subito in servizio. Pensa che possano reggere lo stress in una situazione così emergenziale?

L’assunzione riguarderà specializzandi al terzo e al quarto anno, dunque già con una buona formazione alle spalle, quasi completa. Ma anche qui sarebbe sbagliato pensare di metterli subito nelle terapie intensive o nelle rianimazioni, dove, accanto alla formazione, serve anche l’esperienza per gestire lo stress. Anche loro, come chi sarà richiamato in pensione, possono essere dirottati verso altri servizi o reparti, per alleggerire il carico sui colleghi.

Tutto questo come si può fare?

Servono delle linee guida di applicazione di questi provvedimenti per evitare confusione e errori.

In questa fase come si può tutelare il personale medico-sanitario, indispensabile per combattere il contagio?

In questo frangente stiamo chiedendo un grande sforzo a tutto il personale medico-sanitario. Turni massacranti, deroghe all’orario di lavoro. Sono cose che in questo momento non si possono evitare, ma non possiamo non tutelare tutti i lavoratori in prima linea contro il contagio. Medici e infermieri devono essere in servizio, anche se sono stati in contatto con una persona risultata positiva, ma non presentano sintomo. Ecco dobbiamo garantire la loro sicurezza, con protezione adeguate, il riposo, perchè lo stress e la stanchezza sono dannosi e controproducenti, ma anche in riconoscimento in termini economici.

In prospettiva come ci dovrà muovere?

Al momento dobbiamo tarare le soluzioni e gli interventi di giorno in giorno. Serve un’organizzazione elastica e flessibile ma coordinata al livello nazionale, che elimini la frammentazione regionale che molto spesso non aiuta.

Sta pensando a un commissario straordinario?

Il punto non è tanto quello di avere un commissario straordinario, quanto, piuttosto, una cabina di regia nazionale, per una maggiore interazione tra i servizi. Una cabina che decida, ad esempio, quali ospedali o reparti, sono da destinare interamente al coronavirus, e quali a tutto il resto.

C’è stato grande stupore nella capacità della Cina di allestire a Wuhan un ospedale in soli dieci giorni. Pensa che noi siamo pronti a un’evenienza simile, qualora ce ne fosse bisogno?

Guardi credo che il nostro sistema stia già dando un’ottima risposta, e si stanno avviando, o si possono avviare, tutta una serie di iniziative per rafforzare le strutture che in questo momento sono sotto pressione.

Quali nello specifico?

La Consip ha aggiudicato la prima procedura negoziata d’urgenza per la fornitura di ventilatori e dispositivi medici per terapia intensiva e subintensiva, per 5mila nuovi posti. Questa è la prova che la nostra macchina produttiva è in grado di rispondere alle urgenze. Inoltre si possono coinvolgere le strutture private, convenzionate e non, dove ci sono ottimi professionisti desiderosi di dare il proprio apporto.

Bisogna iniziare ad apprezzare di più la nostra sanità pubblica.

Certamente si. Anche se negli anni passati la politica ha deliberatamente sottratto sempre più risorse al nostro sistema sanitario, colpendo una delle nostre eccellenze. È importante ricreare anche quel clima di fiducia con l’utenza che si era perso.

Tommaso Nutarelli


10 Marzo 2020
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