Il presidente dei dirigenti pubblici e privati sottolinea l’atteggiamento positivo con cui si è fatto fronte negli uffici e nelle fabbriche all’emergenza in corso. Non ci sono state chiusure a catena, né licenziamenti in massa. Sono stati usati gli strumenti esistenti per evitare i danni più forti. Mantovani (Cida), Il paese ha reagito con grande senso di responsabilità


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CORONAVIRUS

Mantovani (Cida), Il paese ha reagito con grande senso di responsabilità


Autore: Massimo Mascini

I dirigenti d’azienda, pubblici e privati, hanno reagito con calma e grande senso di responsabilità alla crisi del coronavirus. Mario Mantovani, il presidente della Cida, la confederazione appunto dei dirigenti privati e pubblici, non sa quando l’emergenza finirà, né quanti saranno i danni che ci procurerà, ma è contento che i suoi colleghi abbiano reagito e stiano reagendo in maniera molto positiva. Le razioni nelle fabbriche e negli uffici sono state sempre positive, senza cedere alle difficoltà ma cercando di farvi pronte con gli strumenti a disposizione.


Mantovani, dove ci porterà il Coronavirus? Fino a dove ci cambierà?

Non lo so, non lo sa nessuno. Molto dipenderà dal fattore tempo, da quanto dovremo aspettare prima di vincere questa battaglia. Soprattutto considerando che non è un problema solo italiano, siamo nel mondo, tutto è interconnesso. Le misure prese nel nostro paese possono essere anche le migliori, ma resta cosa fanno gli altri paesi. Per questo non sono tanto ottimista, penso che gli effetti negativi dureranno a lungo.

Lei crede che dobbiamo attrezzarci per combattere per molto tempo?

Temo di sì. Nel giro di due o tre settimane usciremo senz’altro in Italia da questa emergenza, gli impatti più duri termineranno. Ma i problemi resteranno. Poi dipenderà dai settori. Il turismo ha già avuto un colpo durissimo, si è fermato tutto, treni, aerei, non arriva più nessuno. Diversa la situazione degli altri settori. Anche perché quando finirà l’emergenza ci sarà un effetto rimbalzo, la gente riprenderà a spendere come e più di prima, per festeggiare, per riprendersi. Il pericolo è l’effetto domino.

Che comincino a chiudere delle aziende e via via il fenomeno si allarghi?

Sì, che la caduta sia fuori controllo. Perché se chiude qualche azienda non è un problema generale, se il fenomeno si amplia crescono i problemi. Molto poi dipenderà dalle dimensioni delle imprese, perché il piccolo artigiano, il piccolo commerciante hanno meno difese, meno capacità di affrontare la crisi. Vedremo quali azioni metterà in campo il governo.

Certo le limitate dimensioni di tante nostre imprese non aiuterà.

E’ passato il tempo del piccolo e bello. Un’idea che è durata appena qualche anno, quando le dimensioni limitate erano una risposta, allora positiva, alla rigidità del sistema produttivo. Adesso avere imprese piccole è un peso per tutti. Da punto di forza è diventato un punto di debolezza.

Come giudicate le misure prese dal governo, in generale il comportamento delle istituzioni?

Complessivamente bene. Un sondaggio che abbiamo fatto, in parte stiamo ancora facendo tra i nostri colleghi ci dice che è positivo il giudizio nei confronti del governo e delle regioni complessivamente, al di là dei contrasti che a volte ci sono stati. Le risposte dei dirigenti vanno da sufficiente a buono. Ed è buono anche il giudizio sull’apparato pubblico, sanità, scuola, amministrazioni hanno funzionato come dovevano. Nel complesso le istituzioni hanno retto, e non sono viste come un ostacolo, ma al contrario come un punto di forza. E’ negativo invece il giudizio sui media, considerati per lo più inaffidabili, e le opposizioni politiche, che troppo spesso hanno mostrato una voglia di distinguersi senza considerare gli interessi comuni, nazionali.

Questo è certamente un dato positivo. Ma il mondo della produzione come ha reagito complessivamente?

Con grande senso di responsabilità. Sono state prese decisioni rapidamente, si è cercato di rispondere fattivamente alla crisi che ci raggiungeva. Negli uffici, nelle fabbriche non c’è stato panico, si è risposto con calma, usando tutti gli strumenti a disposizione, come lo smart working in tutti i casi in cui è stato possibile. Molti colleghi hanno cercato di utilizzare questo periodo di contratti limitati per riprendere in mano progetti dimenticati, sono stati rifatti piani di marketing per affrontare il momento in cui l’economia riprenderà pienamente, si sono intensificati i rapporti, anche se a distanza, con i clienti.

L’occupazione risentirà pesantemente di questo fermo?

Molto dipenderà dalla durata dell’epidemia. Ma al momento c’è stata molta attenzione, non ci sono stati fenomeni di chiusure di tante aziende, di licenziamenti in massa. Le imprese hanno preferito utilizzare appieno gli strumenti che avevano a disposizione, soprattutto il ricorso alla cassa integrazione in deroga.

Con morale alto?

I dirigenti sono abituati a lottare. Anche in questo caso guardano avanti, senza scoraggiarsi. Certo, nella certezza che alla fine ci saranno conti da pagare, e probabilmente anche alti, ma tutto sarà affrontato con lo spirito giusto.

Gli italiani sono come sempre pronti a rimboccarsi le maniche e lavorare per il futuro?

Certo, questo spirito forte è venuto fuori anche stavolta, il senso di responsabilità è stato ed è fortissimo. Adesso stanno venendo fuori dei segnali che forse la malattia si sta in qualche modo attenuando, qualche numero ci dà speranza. importante è tenere duro.

Massimo Mascini


11 Marzo 2020
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