Donatella Prampolini, vice presidente di Confcommercio, in questa intervista al Diario del lavoro, traccia il quadro del settore del commercio, alla luce degli ultimi provvedimenti presi dal governo, sottolineando come i 25 miliardi messi in campo potrebbero non bastare Prampolini (Confcommercio), giusta la chiusura delle attività, il decreto del governo fa un po’ di chiarezza

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Prampolini (Confcommercio), giusta la chiusura delle attività, il decreto del governo fa un po’ di chiarezza


Giusto chiudere le attività e garantire, prima di tutto,  la salute dei lavoratori. Per Donatella Prampolini, vice presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia, il DPCM  firmato ieri sera dal presidente Conte mette un po’ più di chiarezza in una situazione complessa. Difficile fare ora, spiega Prampolini, una stima delle conseguenze future. Molti settori sono già in sofferenza, come turismo e ristorazione, altri, come il comparto alimentare, stanno attraversando, invece, un forte carico di lavoro. Il problema, afferma Prampolini, non sarà tanto l’approvvigionamento delle scorte, quanto gestire questa mole di lavoro con personali ridotti.

Come valuta la decisione del governo di chiudere le attività produttive che non erogano servizi essenziali?

Una  decisione giusta, che mette al sicuro tutti quei lavoratori impiegati in servizi non essenziali, come i supermercati e le farmacie. Anche perchè la situazione che si era venuta a creare era paradossale: da una parte le persone devono restare a casa e, dall’altra, bar e pub stavano aperti pur non avendo clienti e con tutti i rischi del caso. Il DPCM di ieri mette un po’ di chiarezza.

Nel DPCM, ad esempio, si tengono aperte edicole e profumerie, ma non le librerie. Cosa ne pensa?

Guardi penso che il governo, nel fare la lista delle attività che resteranno aperte, abbia seguito la dicitura dei codici ATECO. Dunque quando si legge profumerie, non credo che si debba pensare alla profumerie in senso stretto, ma a chi fornisce prodotti igenizzanti, anche se non se ne trovano. Per quanto riguarda le edicole, si garantisce la possibilità a tutti di informarsi, anche a chi non ha dimestichezza con il digitale e usa il cartaceo. Poi ogni titolare può scegliere autonomamente se stare aperto e no.

Quali potranno essere le ripercussioni future su economia e occupazione?

Al momento è molto difficile fare una stima su quali saranno le conseguenze. Molto lo si potrà capire a crisi passata. Ovviamente settori come il turismo e la ristorazione già stanno risentendo, altri, invece, come gli alimentari, stanno vivendo una situazione all’opposto, con una significativa intensificazione del lavoro.

Il settore alimentare è in grado di reggere a questa pressione?

Io vengo da Piacenza e la mia famiglia ha dei supermercati. Dunque la vivo in prima persona, all’interno di una zona dichiarata rossa già da un mese. Quello che le posso dire è che tutti stiamo lavorando come se ogni giorno fosse la vigilia di Natale, e la pressione è molto alta.

Ci potranno essere problemi di approvvigionamento?

Non credo e non è questo il problema, quanto, piuttosto, quello di gestire una domanda massiccia con poco personale. È ovvio che quando c’è un dipendente con qualche linea di febbre lo si manda a casa. E questo vale anche per la logistica. Dunque è del tutto normale che ci possa essere qualche disservizio.

Nei giorni scorsi le persone hanno letteralmente preso d’assalto i supermercati. Ora la situazione è migliorata?

Mi sembra che le persone abbiano capito quelle che sono le regole da seguire, e che l’assalto ai supermercati si qualcosa di rischioso per la salute e del tutto immotivato.

Le misure messe in campo dal governo sono sufficienti?

Personalmente credo che i 25 miliardi messi in campo dal governo non saranno sufficienti. Come ho detto è difficile, al momento, fare una previsione complessiva, ma i problemi da affrontare sono molti, complessi e nuovi. Aiutare i lavoratori dipendenti è molto più semplice, perchè si calcola la cassa integrazione necessaria e si procede. Mentre intercettare e aiutare i liberi professionisti e le partite iva rimane un’operazione più complessa.

Secondo lei cosa si doveva e cosa non si doveva fare nella gestione della crisi?

Dire ora cosa andava fatto e cosa no serve a poco. Ci sarà poi tempo per questa analisi. Stiamo vivendo una situazione inusuale e inaspettata per la maggior parte della popolazioneL’importante è contenere la crisi il prima possibile per evitare di pagare un conto troppo salato.

Tommaso Nutarelli


12 Marzo 2020
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