Il servizio civile, anche se non obbligatario, ma fortemente incentivato, con un dazio per chi non lo vuole fare, costituirebbe un tassello importante per il bene di tutta la comunità Servizio civile: meglio per tutti

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Presidente associazione Professione in Famiglia

Servizio civile: meglio per tutti


Gaetano Sateriale (20 marzo) propone di estendere “una sorta di servizio civile (volontario) che aggiunga braccia e intelligenza alle strutture che già operano” dedicandosi alla “assistenza alle persone (anziani, fragilità, non autosufficienza, solitudine, sicurezza, mancanza di casa ecc.)”. Si dovrebbero “non solo autorizzare ma formalizzare contratti con il mondo del volontariato sociale che già agisce in questo campo e favorirne la crescita.”

In questi tempi di infezione viene in evidenza maggiore la condizione dei soggetti non autosufficienti (anziani ma non solo) e delle loro famiglie insieme alla rilevanza del badantato e della condizione di chi vi si dedica. Il nero comprendente immigrati clandestini è più del regolare. Fondazione Moressa proclama che il totale sia due milioni. La badante convivente licenziata da famiglie che pensano di cavarsela da sé essendo tutti a casa si trova disoccupata e senza un tetto sopra la testa; se è senza diritto di stare in Italia si trova allo sbando totale. Finita l’epidemia la famiglia dovrà trovarne un’altra.

Da tempo proponiamo interventi: una sanatoria per gli immigrati irregolari e canali di reclutamento regolari; deduzione dal reddito della spesa per badante; riforma della indennità di accompagnamento anche in modo da incentivare la fornitura del servizio tramite imprese secondo l’esperienza dell’operatore di aiuto che va prendendo piede analogamente a quanto avviane da anni in Francia e altri paesi europei. Altre ancora compreso il servizio civile.

Cresce l’idea di renderlo obbligatorio. Ne parla Romano Prodi e anche Matteo Salvini (seppure finalizzato alla difesa). Mia opinione è che se non obbligatorio fortemente incentivato compreso un dazio per chi non lo vuole fare.

La scelta del periodo potrebbe essere a discrezione dei soggetti entro un range da fissare. Potrebbero essere otto-dodici mesi. Due-tre mesi di formazione. Pensiamo per esempio alla utilità di una gioventù che sappia cavarsela con un defibrillatore senza doversi studiare le istruzioni o al fatto che una parte dei morti per incidenti stradali derivano anche dalla imperizia dei soccorritori improvvisati.

Il resto del tempo anche a disposizione (4-5 ore?) di famiglie che accudiscono un non autosufficiente. Per le famiglie e per le loro badanti sarebbe un sollievo di grande importanza. Per i giovani interessati sarebbe una esperienza di molto educativa. Un guadagno per tutti.

Aldo Amoretti

Presidente associazione Professione in Famiglia


25 Marzo 2020
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