Dalle incaute dichiarazioni di Tridico sulle pensioni, ai ’salvacondotti’’, la vita degli italiani oppressi dalla reclusione domestica e’ costantemente sottoposta a ulteriori, inutili, stress. Mentre occorrerebbe fare il possibile per semplificarla. Ah, i bei tempi di Richelieu…

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PENSIONI

Ah, i bei tempi di Richelieu…

Argomento: Pensioni
Autore: Giuliano Cazzola

In momenti come quelli che stiamo vivendo, la sottoposizione a situazioni di stress -  i bollettini di guerra della Protezione civile, la reclusione tra  le mura di casa, l’incertezza del futuro, l’angoscia della fila davanti al supermercato, la preoccupazione di essere contaminati e portatori sani  a nostra insaputa, il virus divenuto protagonista in tv a reti unificate  -  non fanno certo bene alla salute, quanto meno al nostro equilibrio mentale, soprattutto se si è anziani, indicati come bersagli mobili e prediletti del Coronavirus. Se poi qualcuno, per passarsi il tempo, naviga in rete, corre il rischio di imbattersi in qualche fake news non intercettata dal server. Sarebbe pertanto apprezzabile ogni sforzo volto a ridurre lo stress o che, quanto meno non complichi, una vita già parecchio difficile. L’esistenza è  già di per sé molto confusa e difficile da gestire anche se al posto di Giuseppe Conte ci fosse Winston Churchill; ma occorrerebbe fare il possibile per semplificarla. 

Che dire? Cominciamo dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, colui che detiene una delle poche certezze sulle quali possono contare milioni di italiani: le pensioni, gli ammortizzatori sociali, le misure economiche, sparpagliate, previste per aiutare chi si trova in difficoltà. L’impareggiabile Tridico, serafico come suo solito, ha fatto sapere agli italiani che: «Fino a maggio non c’è problema di liquidità, poi ad aprile immagino che ci sarà un altro decreto, che prorogherà le misure e si capirà cosa succederà alle sospensioni contributive». Queste parole hanno suscitato un prevedibile allarme incoraggiato anche dai titoli di quotidiani la cui linea editoriale è quella di ‘’sparare sempre e comunque sulla Croce rossa’’. In sostanza, si sono chiesti (16) milioni di pensionati, ‘’e dopo che cosa succede?’’.

Nelle parole del presidente dell’Inps c’è un fondo di verità.  Il sistema pensionistico obbligatorio  è finanziato col criterio della ripartizione ovvero le pensioni in essere sono pagate dai contributi prelevati, nello stesso arco temporale, dalla produzione e dal lavoro. In sostanza, sono gli attivi di oggi che hanno in carico i pensionati di oggi, essendo i loro versamenti, da lavoratori in attività, serviti a finanziare le pensioni di ieri. Sembra evidente che se si chiudono le fabbriche, si sospende la riscossione dei contributi, il ciclo si interrompa. Ciò non significa che le pensioni non saranno pagate, dal momento che interverrà lo Stato – come è suo obbligo -  per far fronte alle esigenze di cassa dell’Inps.

Al più presto, però,  la situazione dovrà normalizzarsi e dovranno tornare a girare le macchine negli opifici. Era questo che intendeva affermare Pasquale Tridico?  Avrebbe potuto spiegarsi meglio, anche perché il sistema funziona, in termini di cassa, in maniera diversa e – fino ad un certo punto – più garantita. Tutte le entrate pubbliche (salvo alcune imposte locali) confluiscono alla Tesoreria dello Stato. Anche i contributi previdenziali. Al momento dei pagamenti ( delle pensioni come delle altre prestazioni) è la Tesoreria che eroga la fornitura necessaria agli enti pubblici. Non si deve confondere la cassa con la competenza ovvero l’impiego dei flussi di risorse con l’attribuzione della loro titolarità. Inoltre la legge stabilisce che le pensioni, in quanto prestazioni obbligatorie, vadano pagate comunque. Certo, fino a quando uno Stato esiste e funziona. Non si capisce quindi perché Tridico dica che ci sono risorse solo fino a maggio, quando non è l’Inps a gestire la cassa, ma la Tesoreria. Si parva licet, dobbiamo aspettarci un’altra complicazione.

Pare che ci sarà una terza edizione del salvacondotto che ci consente di portare il cane a fare la pipì e di fare la spesa. La cosa singolare è che per avere il documento lo si debba scaricare dai sito. Ciò presuppone non solo che il cittadino abbia un computer, ma anche una stampante. Ritorna così il discorso degli anziani che in genere hanno qualche difficoltà con le nuove tecnologie. Anche ammesso, poi, che se la cavino a maneggiare un computer, ma non abbiano una stampante, come possono rimediare?  Salvare il modulo su di una chiavetta e recarsi da un amico più fornito? E se si viene colti in flagrante che cosa succede? Il poveretto è passibile di ben due inosservanze: va in giro senza un motivo valido ed è privo del lasciapassare. Quanta invidia ci fanno i salvacondotti  contenuti nelle letture dell’infanzia: ‘’E’ in mio nome e nell’interesse dello Stato che il latore della presente ha fatto quel che ha fatto’’. Firmato Richelieu. 

Giuliano Cazzola

 


27 Marzo 2020
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