In una lettera aperta Benvenuto, Morese e Damiano chiedono ai sindacati confederali di avere visioni lunghe per la riprese futura Lettera di ex-sindacalisti a Cgil-Cisl-Uil: progettare il futuro del lavoro

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Lettera di ex-sindacalisti a Cgil-Cisl-Uil: progettare il futuro del lavoro


I leader di Cgil, Cisl e Uil sono "giustamente" concentrati sulle misure che assicurino nell'immediato ai lavoratori il "massimo di sicurezza reddituale possibile" e che scongiurino "licenziamenti di massa". Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo lo stanno facendo mantenendo "ferma la barra sulla priorità della tutela della salute, rispetto a spinte e controspinte tendenti a rendere centrali soltanto le esigenze della produzione e degli affari".

Tuttavia "occorre dare anche speranza alle persone" e avere "visioni lunghe" perché le difficoltà prodotte dall'emergenza sanitaria "ricadranno sui lavoratori e sugli strati più deboli della società, a partire dai giovani". E' quanto si legge in una lettera aperta ai tre segretari generali scritta da Giorgio Benvenuto, ex leader della Uil, Raffaele Morese, già numero due della Cisl di Sergio D'Antoni ed ex sottosegretario del Lavoro, e Cesare Damiano, già dirigente di primo piano della Fiom-Cgil ed ex ministro del Lavoro.

"Andrà tutto bene è un bel messaggio ottimista - scrivono Benvenuto, Morese e Damiano - sappiamo che questa pandemia mondiale accelererà cambiamenti già visibili prima di questo evento terribile, ma che tutti pensavamo graduabili nel tempo.

Non sarà così, ce lo dicono tutti gli analisti sociali ed economici più avveduti. Anche se, ovviamente, nessuno dispone di ricette salvifiche. Né conviene farsi prendere dalla voglia di soluzioni facili. Dare speranza in una fase di prevedibile, grande transizione dall'industrialismo novecentesco all'economia circolare e dell'intelligenza artificiale è impresa nello stesso tempo titanica ed entusiasmante. Anche in Italia. Viene in mente ciò che provarono Di Vittorio, Pastore e Viglianesi di fronte alla gigantesca trasformazione dell'Italia da Paese prevalentemente agricolo, a Paese industrializzato, nel corso degli anni 50. Di certo, non si scoraggiarono, né si arroccarono sull'esistente".

Gli ex tre dirigenti sindacali chiedono di "proporre a prestigiose personalità dell'economia, della finanza, delle scienze sociali e tecnologiche, dell'ecologia, del diritto e della cultura di collaborare con voi, in uno sforzo generativo di nuove energie e nuove prospettive. Occorre progettare il futuro del lavoro, in modo da avere a disposizione obiettivi, strumenti e politiche che consentano di trasformare la realtà e di farlo in un clima di condivise certezze".

TN


01 Aprile 2020
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