È questo lo scenario analizzato da uno studio Censis-Confcooperative, che prevede una chiusura delle attività fino a maggio e un ritorno alla normalità entro due mesi Censis-Confcooperative: shock epocale per l'economia, ripresa in due anni

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ECONOMIA

Censis-Confcooperative: shock epocale per l'economia, ripresa in due anni


L'economia italiana "inchioda" e saranno necessari due anni "prima di poter ritornare ai livelli di Pil e di crescita stimata fino allo scorso gennaio". Lo afferma il presidente della Confcooperative, Maurizio Gardini, riassumendo lo scenario che si profila per l'economia nazionale secondo il nuovo focus Censis-Confcooperative "Lo shock epocale: imprese e lavoro alla prova della lockdown economy". Uno studio che analizza lo stato dell'economia considerando una chiusura delle attività fino a maggio 2020, con un ritorno alla normalità entro i due mesi successivi.

Il quadro generale della "lockdown economy" porta ad assumere come riferimento un motore produttivo "che lavora a circa il 60% del proprio potenziale e che innesca una catena degli effetti dirompente in termini di reddito, di domanda interna, di sostenibilità economica, in cui il fattore tempo (la durata della sospensione) diventa la variabile fondamentale per capire le conseguenze su un sistema economico e sociale sottoposto a uno 'stress test' che nessuna recessione nel passato aveva mai fatto sperimentare". Il congelamento delle attività "ha prodotto un impatto che, in termini di fatturato, ha riguardato 660 miliardi di euro nell'ambito dei servizi e 91 miliardi nelle costruzioni, mentre per le imprese dell'industria in senso stretto la restrizione ha avuto effetto su 570 miliardi".

"In condizioni di urgenza straordinaria - sostiene Gardini - il sistema necessita di misure straordinarie, coraggiose e soprattutto veloci che consentano di non spegnere i motori, altrimenti rischiamo, quando sarà passata l'emergenza, di lasciare sul tappeto un milione di imprese. Nonostante tutto va visto il bicchiere mezzo pieno, perchè le giuste misure di contenimento del coronarivus non hanno bloccato l'intera economia. Poco più della metà delle imprese e dei suoi lavoratori non si sono fermati".

"In qualche modo - aggiunge il numero uno della Confcooperative - la 'fase 2' parte da qui, ma va alimentata con coraggio e decisione. Vanno tenuti accesi i motori del sistema imprenditoriale per consentire la ripartenza appena sarà possibile e cercare il rimbalzo necessario per il nostro Pil. In caso contrario rischiamo di uscire da questo lockdown lasciando sul tappeto almeno il 20% delle imprese, poco meno di un milione di Pmi, con conseguenze indescrivibili in termini di fatturato, occupazione e tenuta sociale del paese".

"Posta l'emergenza sanitaria - spiega Gardini - abbiamo due fronti su cui lavorare, quello europeo e quello italiano. Partiamo da casa nostra, il tema prioritario è il credito. Occorrono meccanismi che garantiscano liquidità immediata a tutte le imprese che, dalle più piccole alle più grandi, sono in difficoltà. Per l'export, ad esempio, è a rischio un valore di 280 miliardi, pari al 65,8% del valore complessivo.

Ecco perchè le misure del governo devono consentire alle banche di essere immediatamente operative con istruttorie con tempi record, degne dei periodi di emergenza, superando il cronico problema della burocrazia che rallenta ogni processo".

"A proposito di liquidità - afferma il presidente della Confcooperative - vanno saldati tutti i debiti della pubblica amministrazione. Siamo maglia nera in Europa, è il minimo che si possa fare: 53 miliardi dovuti dallo Stato alle imprese, che non possono continuare a fare da cassa allo Stato e agli enti locali.

Solo le cooperative sociali e quelle di produzione lavoro e servizi hanno crediti per circa due miliardi. Questa è una sfida che si può vincere solo con l'Europa, che in caso di sconfitta rischia molto più di una grave depressione economica: rischia di veder morire quel sogno chiamato Europa".

"E qui arriviamo al secondo fronte. Da questo shock epocale - secondo Gardini - usciremo vincitori solo con un'Europa unita e solidale. È indispensabile l'emissione di bond europei che non pesino sul debito dei singoli paesi e siano finalizzati a supportare le economie degli Stati membri. Non è un discorso di 'falchi' contro 'colombe'. Gli effetti del Covid sono insostenibili per i singoli paesi. Anche per quelli che lucrano grazie a imprese che spostano ad Amsterdam la sede legale per un fisco di favore. Ricordiamo che le cooperative non delocalizzano, ma creano lavoro e ricchezza in Italia, erogano servizi in Italia, pagano le tasse in Italia".

"In questa fase - sottolinea il presidente - c'è da evidenziare il ruolo della cooperazione che nel welfare, con le cooperative sociali e sanitarie in prima linea, eroga servizi a 6 milioni di persone fragili; le cooperative di produzione lavoro e servizi impegnate nel trasporto valori, merci e persone, nelle pulizie degli uffici della Pa e nella sanificazione degli ospedali e nella vigilanza; le cooperative della filiera agroalimentare e le cooperative di distribuzione al consumo e al dettaglio che non stanno mancando di rifornire le tavole degli italiani. Insomma - aggiunge - le cooperative stanno dando un contributo fondamentale alla tenuta del fronte. Senza le cooperative avremmo avuto condizioni di maggiore criticità nei servizi alle persone e alle comunità".

TN


07 Aprile 2020
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