Crollo dei consumi del 9,9% con un lockdown delle attività produttive fino al mese di giugno. E' la stima fornita dall'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. Istat, consumi -9,9% con lockdown fino a giugno

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Istat, consumi -9,9% con lockdown fino a giugno


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Crollo dei consumi del 9,9% con un lockdown delle attività produttive fino al mese di giugno. E' la stima fornita dall'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana.

In un focus dedicato agli effetti economici della pandemia da Covid-19, l'Istat propone due scenari: il primo in cui la chiusura delle attività riguarderebbe solo i mesi di marzo e aprile; l'altro in cui la chiusura si estenderebbe fino a giugno.
Nel primo caso la riduzione dei consumi sarebbe pari al 4,1% su base annua mentre nel secondo al 9,9%. La riduzione dei consumi determinerebbe una contrazione del valore aggiunto dell'1,9% nel primo scenario e del 4,5% nel secondo.

La contrazione della domanda turistica contribuirebbe alla riduzione per 0,9 punti percentuali, quella per altri servizi e quella per beni entrambe per poco meno di 1,8 punti. In questo secondo scenario sarebbero poco meno di 900 mila gli occupati coinvolti, di cui 103 mila non regolari, per un totale di 20,8 miliardi di retribuzioni.

Anche in questo caso, le contrazioni più marcate del valore aggiunto si riferirebbero alle attività di alloggio e ristorazione (-23,9%) e commercio, trasporti e logistica (-6,9%).
In questo secondo scenario la caduta del valore aggiunto avrebbe effetti più pervasivi tra i settori economici coinvolgendo significativamente anche la produzione di beni di consumo, dei servizi alla persona (entrambi -3,6%) e dei servizi professionali (-3,4%).

Infine, può essere interessante cogliere separatamente gli effetti dovuti alla limitazione dell'attività produttiva in alcuni segmenti della produzione di beni e servizi. Fra i settori coinvolti nel lockdown, quelli riferiti ai servizi commerciali e alla "socializzazione" contribuirebbero maggiormente alla caduta complessiva del valore aggiunto.

Nello scenario di chiusura prolungata a tutto il secondo trimestre, l'effetto generato dalla contrazione dei consumi di questi due comparti rappresenterebbe circa tre quarti di quello complessivo, interessando potenzialmente 608 mila occupati, di cui 72 mila non regolari. In particolare, sarebbero fortemente colpiti i settori della cultura (-16,4%) e dell'intrattenimento (-12,7%), oltre al commercio al dettaglio (-6,7%).

I risultati presentati non tengono conto della possibilità che alcune spese, relative a beni durevoli, possano essere differite nel tempo dalle famiglie e non totalmente annullate. Ciò significa che, sotto determinate condizioni (mantenimento dei livelli di reddito, assenza di altri shock di offerta), parte della contrazione stimata dei consumi potrebbe essere recuperata una volta terminati i provvedimenti di chiusura. In particolare, nello scenario di misure attive nei soli mesi di marzo e aprile, il recupero dei consumi differibili ridurrebbe di 0,6 punti percentuali la caduta dei consumi finali nell'insieme dell'anno (dal -4,1 al -3,5%) e, di conseguenza, di 0,3 punti la contrazione del valore aggiunto (dal -1,9 al -1,6%). Nello scenario che prevede il perdurare delle misure fino alla fine del secondo trimestre, il recupero immediato dei consumi differibili ridurrebbe di 1,4 punti percentuali la variazione negativa dei consumi finali (dal -9,9 al -8,5%) e di 0,5 punti quella del valore aggiunto (dal -4,5 al -4,0%).

La limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe, su base annua, una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%, con una diminuzione del valore aggiunto generato dal sistema produttivo italiano pari all'1,9% (1,5 punti percentuali direttamente connessi agli shock settoriali, 0,4 punti dovuti agli effetti indiretti).

Il maggiore contributo alla caduta del valore aggiunto complessivo proverrebbe dalla contrazione delle spese per altri servizi -al netto delle spese turistiche- (-0,9 punti percentuali), mentre il contributo della riduzione delle spese per beni e di spese turistiche sarebbe rispettivamente di -0,7 e -0,4 punti. In termini occupazionali, la caduta del valore aggiunto coinvolgerebbe 385 mila occupati (di cui 46 mila non regolari) per un ammontare di circa 9 miliardi di euro di retribuzioni.

La caduta del valore aggiunto rispetto allo scenario in assenza di lockdown è fortemente eterogenea a livello settoriale. I comparti dell'alloggio e ristorazione (-11,3%) e del commercio, trasporti e logistica (-2,7%) subirebbero le contrazioni più forti mentre le conseguenze sui settori che producono beni d'investimento e sulle costruzioni sarebbero meno incisive (meno di un punto percentuale).



E.G.


07 Aprile 2020
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