Il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini, chiede di non vanificare gli sforzi fino ad oggi fatti con un lungo lockdown in vista della possibile ripartenza Cisl, sciogliere il nodo sugli strumenti di controllo del contagio dei lavoratori per la fase 2

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Cisl, sciogliere il nodo sugli strumenti di controllo del contagio dei lavoratori per la fase 2


La comunità scientifica e il Governo devono "sciogliere il nodo" sugli strumenti di controllo dello stato di contagio dei lavoratori in vista dell'imminente avvio della fase 2. E' quanto chiede il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini. "Le fughe in avanti di alcune Regioni e Comuni, che senza garanzie univoche di efficacia stanno avviando test di screening su popolazione volontaria, non possono essere a lungo tollerati, in un momento così delicato della ripresa - dice - rischiare di vanificare gli sforzi fino ad oggi fatti con un lungo lockdown di persone e attività lavorative, per poi sacrificare tutto, non può essere concesso".

Secondo il rappresentante della Cisl "in tre giorni le parti sociali, in sinergia con il Governo, spinti da volontà coesa e determinata, hanno dato al mondo del lavoro a livello nazionale regole chiare ed operative con il Protocollo del 14 marzo. Oggi gli scienziati devono fare la stessa cosa: fare chiarezza ed esprimersi con voce unica su quali strumenti di screening occorre adottare per garantire una ripresa delle attività produttive, tutelando i lavoratori dal possibile contagio. Starà poi nuovamente alle forze sociali prevedere in tempi rapidi le regole di gestione e di ricadute degli esiti di tali controlli. La gradualità nel rientro nei posti di lavoro non può creare lavoratori di serie A e di serie B. La base volontaria, nel mondo del lavoro, non può essere il solo criterio da adottare".

Occorrono, aggiunge Colombini, "regole di gestione per i lavoratori che non potranno riprendere il lavoro perché privi di anticorpi, ma servono anche percentuali ridotte di falsi positivi e negativi e risultati rapidi e affidabili per non tenere ampi gruppi di lavoratori sospesi in attesa dei responsi. L'urgenza della ripresa non deve oggi far perdere il rigore e la fermezza con cui l'Italia ha dato prova di essere un grande Paese unito e responsabile. Se il pericolo di un contagio a catena di ritorno è dietro l'angolo, permettere nuove forme di discriminazione e di mancato rispetto dei diritti e della privacy dei lavoratori, per atteggiamenti frettolosi, non può in nessun modo rappresentare il prezzo da pagare".

TN


09 Aprile 2020
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