Il Sovrintendente sanitario centrale dell'Inail, Patrizio Rossi, in questa intervista al Diario, chiarisce i dubbi sulla corretta interpretazione di quanto previsto dal decreto CuraItalia relativamente ai lavoratori che contraggono il virus Rossi (Inail), ecco perchè il contagio da Covid 19 va considerato infortunio sul lavoro

Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 1213 1415 16
17181920 212223
2425262728 29 30
31

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica

SALUTE E SICUREZZA

Rossi (Inail), ecco perchè il contagio da Covid 19 va considerato infortunio sul lavoro


L’articolo 42, comma 2, del decreto Cura Italia stabilisce che l’infezione da coronavirus, accertata in occasione di lavoro, sia da ritenersi come infortunio sul lavoro. Una classificazione che ha sollevato non pochi dubbi: da come poter stabilire, con certezza, che il contagio sia avvenuto proprio sul luogo di lavoro, fino alla questione, sollevata dal patronato della Cgil, l’Inca, di dover indicare nel certificato l’orario. Abbiamo provato a fare chiarezza intervistando Patrizio Rossi, Sovrintendente sanitario centrale dell’Inail.

Innanzi tutto, dottor Rossi, chiariamo un punto: perché il contagio da coronavirus viene considerato infortunio sul lavoro e non malattia?

Da sempre le malattie virali o batteriche sono da ritenersi come infortuni sul lavoro perché determinate da una causa violenta. Nella fattispecie anche il coronavirus, quindi la causa virulenta che determina il contagio, viene equiparata a causa violenta, e dunque il Covid 19 viene considerato infortunio sul lavoro e non malattia, se questo avviene nel luogo di lavoro. 

L’Inail ha prima esteso l’infortunio sul lavoro agli operatori sanitari, poi anche ad altre categorie. Quale logica è stata seguita? 

All’inizio abbiamo fatto una catalogazione iniziando con gli operatori sanitari perché questi costituivano pressochè tutto il campione di primi contagiati sul lavoro, successivamente abbiamo ampliato, ma che come ogni elenco con dettaglio di mansioni può risultare incompleto. In questo ambito non è possibile ragionare in termini di assoluta certezza. Per questo ci siamo mossi in termini di maggiore esposizione al contagio. Per gli operatori sanitari c’è un rischio specifico elevatissimo, anche perché nelle strutture sanitarie si può dire con una certa sicurezza se si è entrati in contatto con il virus. Al tempo stesso gli operatori sanitari hanno la possibilità di adottare contromisure più consistenti, perché consci del rischio. Ma ci sono altre categorie altrettanto esposte. Pensiamo alle cassiere  dei supermercati, o i tassisti, sempre e solo in via di esempio. Certamente il pericolo è minore rispetto agli operatori sanitari, ma comunque elevato. 

E’ possibile dimostrare con certezza che il contagio è avvenuto in occasione di lavoro? 

Ovviamente non possiamo avere l’assoluta certezza. Tuttavia il medico Inail ha le competenze e gli strumenti, attraverso un’analisi di tutti i fatti probatori e una valutazione condivisa delle evidenze, per stabilire, con una certa affidabilità, quando è avvenuto il contagio. La situazione effettivamente è inedita, ma del resto prima d’ora non ci siamo mai trovati davanti a una pandemia. 

Ma il datore di lavoro potrebbe cercare di portare una controprova che il contagio non è avvenuto sul luogo di lavoro?

Teoricamente questo discorso può essere applicato a qualsiasi infortunio. Come detto, deve essere il medico, attraverso l’analisi di tutti i fatti e le evidenze che è in grado raccogliere, che determina le modalità con le quali è avvenuto l’infortunio. Chiaramente ogni testimonianza, ogni circostanza riferita dal lavoratore, ogni elemento documentato, compreso quelli, ad esempio, comunicati in denuncia dal datore di lavoro, è utile per riscostruire l’accaduto. Ma ovviamente non ci si può basare solo sulla controprova che porta il datore. È l’insieme di elementi che consentono di accertare con elevata o elevatissima probabilità la fonte professionale del contagio. La competenza del medico Inail è quella di effettuare una sintesi basata su evidenze, scienza ed esperienza valutativa.

Ci sono stati parecchi dubbi su come compilare il certificato, soprattutto nella parte che richiede di indicare l’orario nel qual è avvenuto l’infortunio. Come ci si deve muovere?

L’indicare, nel certificato, l’orario nel quale il lavoratore ha contratto il virus è un qualcosa per il quale si è fatto molto rumore per nulla. Mi spiego meglio. Oggettivamente siamo in una situazione del tutto eccezionale e mai vista prima. Per cui il certificato inviato o redatto in maniera non ortodossa viene comunque accolto. C’è una chiara difficoltà nell’indicare il momento esatto nel quale è stato contratto il virus, visto che i sintomi non compaiono subito, ma dopo un determinato periodo. Non so se qualcuno si aspettasse da parte nostra un certificato diverso per i casi di Covid-19, ma in realtà è previsto che sia sufficiente compilare solo campi che il certificatore ritiene possibili. Questo ovviamente nei casi di infortunio da coronavirus, negli altri casi è più agevole  indicare l’orario dell’infortunio.

Per determinare che un lavoratore è contagiato occorre il tampone? Perché sappiamo che i tempi di attesi sono lunghi, e non sempre i tamponi vengono fatti.

Quella dei tamponi è una vicenda molto complicata. Si è partiti, all’inizio della pandemia, da un’impostazione secondo la quale se il primo test dava esito positivo, poi ne occorreva  un altro per confermare l’infezione da Covid-19. Poi, con l’evolversi della situazione, a volte sono emerse delle difficoltà nel ripetere i successivi tamponi di conferma. In questo scenario, per garantire la tutela assicurativa dell’Inail ai lavoratori, abbiamo previsto che anche il quadro clinico, nel quale vengano riscontrati sintomi riconducibili a infezione da coronavirus, rafforzato da esami strumentali e non solo di laboratorio, come una tac polmonare, sia sufficiente per garantire la tutela assicurativa.

Tommaso Nutarelli


10 Aprile 2020
Powered by Adon