La politica nostrana sembra essere affetta da un’incapacità decisionale, che la porta a scaricare ogni responsabilità sulle spalle del tecnico di turno Sul rapporto tra tecnica e politica

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Redattore de Il diario del lavoro

Sul rapporto tra tecnica e politica


C’è una costante che unisce la crisi finanziaria ed economica del 2008, con la crisi attuale, ossia il rapporto tra la tecnica e la politica. Un rapporto di certo non facile, nel quale è mancato, molto spesso, un equilibrio tra le parti, che anzi non hanno perso l’occasione di rinfacciarsi i reciproci fallimenti.

L’ultimo decennio della politica italiana si è aperto con il governo dei professori, guidato da Mario Monti. Al di là delle valutazioni che ognuno può avere sull’operato di quell’esecutivo, il fatto interessante è che le conseguenze della relazione tra la politica e i tecnici si siano trascinate nell’arco di dieci anni. Soprattutto esponenti di spicco della destra italiana, come Salvini e Meloni, hanno sempre dimostrato una certa acredine verso le politiche montiane, cadendo anche in un vero e proprio attacco personale nei confronti della ex ministra del Lavoro, Elsa Fornero.

I professori, dal canto loro, non hanno perso occasione di ricordare che, se loro occupavano quella posizione, era indice del fallimento della politica, che non era stata capace di difendere il paese dalla speculazione finanziaria in atto.

La tragica situazione che stiamo vivendo ha ripresentato questo rapporto, ma con toni diversi. Ora si chiede aiuto alla medicina per poter arginare al meglio la pandemia, e per come ripensare la nostra socialità e il rapporto con l’ambiente esterno. E se le sue indicazioni si rivelano utilissime e preziose, benché a volte discordanti, per il ritorno alle normalità, tempi e modi della fase 2 devono essere dettati dalla politica.

La scienza ragiona e opera sulla base di logiche e tempistiche, che non possono coincidere con quelle della politica, che tuttavia non si deve riparare dietro le spalle della scienza, facendo ricadere l’intera responsabilità decisionale su medici e virologi. E se questa tragedia sta portando a galla vecchie problematiche, una di queste è proprio l’incapacità decisionale della politica nostrana.

Il cittadino depone la propria fiducia e il diritto a essere rappresentato nella politica, non di certo nei medici o nei professori. Ovviamente il politico può affidarsi al tecnico, ma non può delegargli il suo ruolo. In questo modo la politica scadrebbe nell’ignavia e nell’indolenza.

Una politica di tal fatta confonde il cittadino, lo spinge a credere che tutto il buono che riceve sia opera del proprio beniamino politico, mentre tutto ciò che è malevolo e fastidioso sembra essere unicamente frutto di qualche tecnico crudele e insensibile ai bisogni delle persone.

Ecco perché per ripartire ci servirà una politica diversa, una politica il cui sguardo non si fermi solo alle prossime elezioni, ma che abbia una visione di ampio respiro, capace di accogliere tutte le diversità, che non allarghi le diseguaglianze, che non alimenti le paure per qualche voto in più, che sappia assumersi le proprie responsabilità.

Forse è troppo da chiedere. Ma le utopie non hanno mai fatto male all’umanità.

Tommaso Nutarelli


14 Aprile 2020
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