No visite agli amici, ma sì a quelle ai parenti fino al sesto grado. La dimensione affettiva e familiare che il governo ha in mente è stata ormai superata dalla realtà. E congiunti sarà una di quelle parole che faranno ricordare i momenti della pandemia, quando questa sarà passata Chi trova un amico, trova un tesoro

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Redattore de Il diario del lavoro

Chi trova un amico, trova un tesoro


Come abili maestri orologiai, da due mesi a questa parte stiamo regolando le lancette della nostra esistenza sui vari DPCM che il nostro solerte presidente del Consiglio sta sciorinando, preferibilmente il fine settimana tra le 20 e le 20.30, forse con l’intento di raggiungere, con il suo messaggio, quanti più italiani possibile (ma dovremmo essere tutti a casa, tranne qualche fetta di lavoratori, a causa del lockdown?). E dopo l’ennesima prosopopea sul senso di responsabilità degli italiani, si arriva, con fatica, alla tanto agognata notizia, al cuore del DPCM, lasciandoci con l’amaro in bocca, a causa dei molti dubbi sollevati e non sopiti. Il tutto si conclude con il one man show che chiede, rivolto alla telecamera, mi sono dimenticato qualcosa? Beh Presidente se non lo sa lei, verrebbe da dire. Noi qualche idea ce la siamo fatta.

E se, più o meno, siamo riusciti ad adattare le nostre libertà di spostamento alle indicazioni del governo, molto più tortuoso è reimpostare la sfera della nostra affettività sulla base delle disposizioni dei DPCM. E questo non perché siamo tutti dei pericolosi anarchici o perché aneliamo un ritorno allo stato di natura, all’homo homini lupus, ma, per il semplice fatto, che la vita di ognuno di noi è troppo complessa e multiforme per poter trovarsi a suo agio dentro la Gazzetta Ufficiale.

Con la fase 2, avremo maggiori libertà di spostamento. Potremmo, ad esempio, andare a trovare i congiunti. Ma apriti cielo. Non solo per l’imprecisione giuridica del termine, ma anche perché, sul piano strettamente pratico, non è sempre così semplice definire con precisione chi sia un congiunto. Le chiarificazioni in merito da parte dell’esecutivo, a poche ore dalla ripartenza, hanno, in parte, dissipato le nubi. Per congiunti si intendono gli affetti stabili, come partner, conviventi. Ma in che modo si può dimostrare, nella fredda burocrazia dell’autocertificazione, la stabilità di un affetto? Si potranno andare a trovare i parenti fino al sesto grado, come i figli dei cugini, ma non gli amici. Ora, per chi come me ha qualche difficoltà a districarsi tra i gradi della parentela, il rischio è di ritrovarsi in casa di qualche estraneo, scambiandolo per un congiunto. Senza contare come la vita di molte persone sia scandita dalla presenza degli amici, piuttosto che dai parenti di sesto grado, con i quali, a volte, non si hanno rapporti.

Il punto è che la dimensione affettiva e familiare che il governo ha in mente sembra appartenere a una società ormai superata. Gli affetti e le relazioni sono sempre più liquidi, per usare un termine carissimo a Bauman. La contrazione delle nascite, il “degiovanimento” della popolazione, hanno determinato una riduzione dei matrimoni per tra i più giovani, la fascia tra i 16 e i 34 anni. Nell’arco di un decennio, spiega l’Istat, c’è stato un calo di dieci punti percentuali dell’incidenza delle prime nozze, passando dal 70% per gli uomini e dall’82% per le donne, registrati nel 2008, al 60% e al 72% del 2018. Aumenta inoltre l’età media del primo matrimonio, che passa da 32 anni per gli uomini, nel 2008, a quasi 34 nel 2018, e dai 29 a 31 anni per le donne. Un allungamento dovuto al permanere nella famiglia di origine, dovuto al prolungamento dei tempi formativi, e alle difficoltà di accedere al mondo del lavoro e al mercato delle abitazioni. Al contempo, si sono diffuse sempre di più le unioni libere, passando dalle 329mila unità del biennio 1997-98, al milione e 368mila degli anni 2017-2018. Inoltre, nel 2017, un bambino su tre ha genitori non coniugati.

Insomma i dati ci dicono che la società cambia rapidamente, e in pochissimo tempo. Ma di questo il nostro Presidente non sembra tenerne conto. E anche una dimensione così importante, anche se più difficile da inquadrare statisticamente, come quella dell’amicizia, non può essere derubricata e sottaciuta così repentinamente. Per molti, soprattutto con l’avanzare dell’età, gli amici restano una delle poche reti di sostegno e aggregazione. Nell’ultimo rapporto Istat sulla situazione del paese, per i 55enni, gli amici, assieme ad altre reti, costituiscono una dimensione importante della socialità, che si accresce ancor di più per gli over 60. Forse l’idea di vivere in una comunità virtuale sempre più ampia, ci ha diseducati sul vero valore dell’amicizia, non considerandola più come un affetto stabile.

Per il presocratico Empedocle, l’Amicizia, filia, assieme al Dissidio, erano le due forze eterne che governavano i quattro elementi immutabili di tutte le cose, terra, aria, acqua e fuoco. Ma senza scomodare la filosofia antica, si potrebbe ricordare al Presidente Conte che chi trova un amico, trova un tesoro.

Tommaso Nutarelli


05 Maggio 2020
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