Sul riconoscimento degli affetti omosessuali un movimento d’opinione esteso ha sostenuto le unioni civili, ma manca ancora una norma sul contrasto a ogni forma di omofobia e trans fobia. Intanto, violenze e discriminazioni aumentano, e le vittime, quasi sempre ragazzi, restano senza protezione: in Italia come in Ue. Omofobia, perché è necessaria una legge specifica

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DIRITTI

Omofobia, perché è necessaria una legge specifica


Il Presidente Mattarella e Papa Francesco nella giornata dedicata alle persone Lgbt hanno raccomandato agli italiani il rispetto dei diritti umani per contrastare l’omofobia. Che purtroppo continua a essere una realtà a livello Ue, come dimostra il grande sondaggio (93 mila persone) realizzato dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender (LGBT) continuano ad essere vittime di discriminazioni e violenze. Anche in UE. Questo il risultato del più grande sondaggio mai realizzato tra la comunità Lgbt. Quasi la metà delle persone ha dichiarato di essersi sentita discriminata o molestata a causa del proprio orientamento sessuale nell'ultimo anno, mentre una persona su quattro è stata aggredita o minacciata violentemente negli ultimi 5 anni. Il sondaggio è stato realizzato dall'Agenzia per i diritti fondamentali dell'Unione Europea (FRA) raccogliendo le risposte di 93.000 persone in UE e Croazia. I risultati sono stati pubblicati il 17 maggio, Giornata mondiale contro l'omofobia.

In tutta Europa, secondo l'ultimo sondaggio Ue, oltre il 60% dei ragazzi Lgbt ha subito insulti o aggressioni a scuola per il suo orientamento sessuale, e uno su quattro dei gay/lesbiche dice di essere stato vittima di violenza o di minacce violente. In occasione della giornata mondiale contro l'omofobia, il Parlamento europeo ha ricordato l'importanza di tenere alta la guardia. Nonostante la tutela giuridica di cui godono nell'UE molte persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono vittime di abusi. Uno degli ultimi episodi di cui sono stati vittime due uomini, compagni da 30 anni e sposati legalmente in Belgio, aggrediti da un vicino di casa, hanno chiesto di restare anonimi. Sputi, tanti sputi, insulti. "Sporco gay, devi morire. Immagino che tu abbia l'AIDS". "Sporco gay, se non te ne vai ti faccio un buco in testa". 

Nell'ultimo anno quasi la metà delle persone Lgbt nell'Ue hanno subito discriminazioni, stando a un rapporto dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali, pubblicato in concomitanza con la giornata contro l'omofobia e la transfobia. Ma non si tratta solo di banali pregiudizi. Vanno considerate anche le conseguenze della crisi, l'intolleranza crescente e l'aumento dei consensi riscossi in molti paesi dai movimenti di estrema destra, che spesso parlano apertamente di quest’ argomento in termini smaccatamente omofobici. Oltre alle discriminazioni, circa il 26% delle persone Lgbt è stata vittima di aggressioni negli ultimi cinque anni. Molti non hanno denunciato le violenze per paura della reazione della polizia. In Belgio gli episodi sono stati mappati con un'applicazione creata da un giovane così se aggrediti, anche verbalmente, lo condividono  attraverso l'app del telefono, così la gente può rendersi conto quanto è grave il problema, poiché  in un solo anno in Belgio gli episodi registrati sono circa 500. C'è ancora molta strada da fare per garantire una vera uguaglianza nell'Ue. I deputati chiedono un programma per affrontare il problema, ma finora né loro, né le vittime dell'omofobia, hanno avuto risposta.

Trent’anni fa, il 17 maggio 1990, l’Oms rimuoveva l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Da qui, la successiva indizione della Giornata Internazionale contro l’omofobia. Un importante risultato, ottenuto grazie all’azione del movimento Lgbt di tutto il mondo, sostenuto da poderose determinazioni scientifiche, da intellettuali e politici. Non è stato semplice superare i pregiudizi alimentati dalle tradizioni omofobe, presenti negli ordinamenti penali di diverse epoche e regimi: dal medioevo italiano al moralismo dei paesi anglosassoni, dalle democrazie alle dittature religiose, oppure laiche nazifasciste o comuniste. Questi ultimi decenni non sono passati invano, moltissimi Stati hanno promulgato leggi per il riconoscimento delle persone e delle relazioni d’amore omosessuali. Sono però ancora ben 72 gli Stati, che hanno nel loro ordinamento perseguono le libertà civili e sociali delle persone Lgbt, tra questi, una decina prevedono la pena di morte. In generale le condizioni delle persone omosessuali sono notevolmente migliorate e le organizzazioni internazionali, dall’Onu alla Ue, hanno scritto documenti importanti, che hanno dato forza a legislazioni contro ogni forma di discriminazione.

Noi in Italia abbiamo recepito una Direttiva europea di vent’anni fa, riguardante la tutela dei lavoratori. In Italia la legge di riferimento per la tutela dalla discriminazioni è la cosiddetta legge Mancino n. 205 del 1993, detta "antinaziskin" che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. E anche il Codice delle Pari Opportunità (Dlgs 198/2006) dall’art 1 al 24 recentemente novellato dalla legge 205/2017). Ma abbiamo bisogno di una normativa specifica perché le violenze sono aumentate. Se sul riconoscimento degli affetti omosessuali, c’è stato un movimento d’opinione esteso, che ha sostenuto su tutti i mass media, nel mondo della cultura e dello spettacolo, le unioni civili, manca una norma sul contrasto ad ogni forma di omofobia e transfobia.

In diverse legislature si è tentato di discutere e approvare un testo, in quella passata la Camera approvò un articolato, che poi si arenò al Senato. Le proposte alla Camera dovrebbero portare alla definizione di un testo base della Commissione per poi portarlo in aula, aggiungendo  agli articoli 604 bis e 604 ter del codice penale le parole, uno "omofobia e transfobia", l’altro "orientamento sessuale e identità di genere", con pene previste per chi non li osserva. L’omotransfobia non si sconfigge solo con le pene, ma con una robusta azione di prevenzione, di formazione, e soprattutto di tutela delle vittime. I giovani e giovanissimi sono i più esposti, in famiglia, a scuola, nei luoghi di divertimento e aggregazione, ad aggressioni e discriminazioni di ogni tipo. Questi ragazzi e ragazze sono soli e sole, non ci sono reti di protezione, di aiuto, di accoglienza, specializzate ad affrontare le violenze subite.

Alessandra Servidori


18 Maggio 2020
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