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STATUTO DEI LAVORATORI

L’eredità della legge 300


Mai come in questo momento storico il sindacato ha sottolineato l’importanza di un rinnovato sistema di diritti per i lavoratori ampio e universale, svincolato dalla tipologia di occupazione svolta, e incentrato. Una necessità cha la diffusione della pandemia, assieme alla presenza delle nuove tecnologie e agli effetti della globalizzazione, ha riproposto con rinnovata forza. Aspetti che oggi assumono una rilevanza ancor più significativa in occasione dei 50 anni dello Statuto dei lavoratori.

Nel convegno, tenutosi rigorosamente in streaming, organizzato dalle fondazioni Di Vittorio, Pastore e Buozzi, in collaborazione con il Comitato per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio, si è discusso sull’eredità dello Statuto dei lavoratori e in che modo traghettare la legge 300 verso le nuove sfide, attraverso il contributo del sindacato, studiosi e mondo delle imprese.

Il presidente del Cnel, Tiziano Treu, ha ricordato la straordinaria vitalità della legge 300, nella quale Gino Giugni, assieme ai due ministri del Lavoro e promotori dello Statuto, Giacomo Brodolini e Carlo Donat-Cattin, diedero vita a un felice equilibrio tra le libertà i diritti soggettivi dei lavoratori e quelli della collettività. Un momento, ha spiegato Treu, che ha segnato il passaggio da un mondo del lavoro regolamentato da una legislazione di stampo fascista, che vedeva nell’impresa la detentrice di un potere quasi illimitato sui lavoratori. La legge 300 riconosceva, inoltre la piena autonomia e libertà sindacale.

Con lo Statuto dei lavoratori, ha ricordato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, si è realizzato il sogno di Giuseppe Di Vittorio di portare i principi della Costituzione nei luoghi di lavoro. Un lavoro che per il numero uno della Cgil oggi è sempre più precario e frammentato. La pandemia ci abbia messo davanti agli occhi l’importanza di ogni lavoratore, anche di quelli meno tutelati, molti dei quali, in questi mesi, hanno garantito il funzionamento dei servizi essenziali.

Avere un’occupazione, ha rimarcato Landini, non garantisce più un’esistenza dignitosa, al riparo dalla povertà. La difesa dei lavoratori passa, prima di tutto, dal riconoscimento di un giusto salario, come specifica l’articolo 36 della Costituzione. Un risultato che per Landini solo la contrattazione può ottenere, contrastando il dumping contrattuale e riconoscendo la validità erga omnes dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

La centralità della contrattazione e l’autonomia dell’azione sindacale sono state ribadite anche da Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl. Non è attraverso la legge, ha precisato, che si ottengono i migliori risultati. Per la Cisl l’obiettivo principale è ripotare al centro la persona, e rendere il lavoro un momento di libertà, di crescita e di formazione. Ci deve essere dunque il massimo impegno per rimuovere tutti quegli ostacoli che ancora oggi rendono il lavoro un fattore discriminante tra le persone.

Sull’impatto delle nuove tecnologie e su una rinnovata regolamentazione che tenga conto dei diversi assetti organizzativi, come lo smart working, è intervenuto Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. Per Barbagallo il sindacato dovrà impegnarsi a regolare e governare gli effetti distorsivi della globalizzazione, evitando che l’uso delle tecnologie più recenti inneschi nuovi processi di esclusione e discriminazione.

Tommaso Nutarelli


20 Maggio 2020
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