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CONFINDUSTRIA

Confindustria, Bonomi: a noi interessa cambiare lo Stato e la P.a.


"È fin troppo facile" criticare "lo Stato e la pubblica amministrazione". Ma "a noi imprenditori non interessa criticarli, vogliamo contribuire a cambiarli a fondo, in maniera strutturale". Lo chiede Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria, in un intervento su 'Il Sole 24Ore'.

Per Bonomi, il fisco deve essere "leva di crescita, non ostacolo al suo procedere" e la "spesa" non deve essere squilibrata sulla previdenza. "L'obiettivo - prosegue - deve essere uno Stato equilibrato nelle competenze, non antagoniste tra centro e autonomie".

Bonomi critica "l'infinità di fonti normative che hanno prodotto nuove regole in migliaia di pagine, tra decreti legge, Dpcm, linee guida, circolari applicative, interpretazioni prefettizie, ordinanze regionali e comunali. Tutto ciò, in materia di imprese e lavoro, ha prodotto: una moltiplicazione di nuovi istituti e procedure autorizzative; decine di fondi istituiti nel bilancio dello Stato; una diversa cassa integrazione - peraltro appena già riformata - invece di riunire in una sola quelle già esistenti; una miriade di bonus ritagliati dall'alto, con maniacale intento di distinguerne i criteri di accesso ai benefici; una crescita esponenziale di nuove detrazioni e deduzioni tributarie, settore per settore, per soglie di reddito realizzato prima del virus e perso per il virus. E solo ora, su nostra richiesta, lo Stato ha imboccato quella che sin dall'inizio era la via più rapida e naturale per sostenere impresa e lavoro: non prorogare i pagamenti ma abbuonare le tasse, come avverrà per l'Irap. Non se ne esce, senza mutare radicalmente questo modo di procedere. E l'obiettivo deve essere uno Stato equilibrato nelle competenze, non antagoniste tra centro e autonomie; con un fisco che sia leva di crescita, non ostacolo al suo procedere; con un welfare concentrato davvero su chi ha meno e su giovani, donne e famiglie, lavoratori a minor reddito e quelli da riorientare al lavoro. Proprio quei soggetti lasciati ai margini da una spesa sociale complessiva, che è si sulla media europea, ma terribilmente squilibrata da molti punti di Pil in più destinati alla previdenza".

All'Italia servono "riforme" di una tale "portata" che "vanno inquadrate in un credibile programma di riduzione strutturale del maxi debito pubblico italiano, che ha continuato e continuerà a renderci il Paese Ue più esposto ai venti di ogni crisi". Per Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria, se "la politica italiana continua a non volerne sentir parlare" il giorno che "la Banca centrale europea inizierà il rientro dei suoi acquisti straordinari sui mercati, un eccezionale sostegno all'Italia, senza che l'Italia abbia già definito un credibile rientro del nostro debito, quel giorno sarà una catastrofe per il Paese".

"Alla prossima legge di bilancio - scrive Bonomi - occorrerà dunque un credibile piano di rientro del debito a cui vincolare il sostegno europeo per continuare a ricevere gli ingenti investimenti di cui l'Italia avrà bisogno per anni. Ingenti risorse, che la Ue sta mettendo a disposizione e che vanno usate".

E.G.


21 Maggio 2020
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