Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
1234
5 6789 10 11
1213 1415 16 17 18
192021 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica
Redattore de Il diario del lavoro

Verso un 2 giugno anomalo


"Il coronavirus è il più grande bluff dei potentati economico-finanziari per assoggettarci". "Cinesi di merda". "Tedeschi di merda". "I vaccini sono pericolosi". "Io la mascherina non me la metto". "Dobbiamo tornare a stampare moneta per nostro conto". Da Roma a Milano un coro ribolle sotto il crescente disagio che questa crisi sta, di giorno in giorno, accrescendo sempre di più.

Gilet arancioni, cugini cromatici dei gilet gialli francesi (ai quali Di Maio andò a stringere la mano), movimenti di destra, no vax, non euro, complottisti. Una massa eterogena che sta condensando e alimentando tutte le incertezze, i timori e le paure di queste settimane. Movimenti, anche distanti, ma che hanno trovato nella pandemia quel filo rosso capace di coordinare le loro rivendicazioni.

Una situazione pericolosa, destinata forse a esaurirsi da sola, anche solo per la preoccupazione del contagio, vista l’assoluta noncuranza delle norme di distanziamento sociale delle manifestazioni di Milano e Roma, ma che il clima di insicurezza potrebbe continuare a nutrire. Molto dipenderà dalle scelte e dall’idea di paese che la politica e le forze sociali vorranno seguire. Il rischio di un’accentuazione e un incancrenimento delle differenze sociali è un allarme lanciato da più parti.

Si parla di dar vita a un nuovo patto sociale. Un percorso, economico e sociale, volto all’inclusione, all’equità e alla redistribuzione. Una prospettiva sicuramente desiderabile, alla quale è opportuno che tutti i soggetti interessati diano il loro contributo. Il problema principale è il quando. In questo momento il tempo è l’avversario numero uno. Più i giorni passano più cresce il rischio che le fratture aperte siano difficilmente sanabili.

Siamo alla vigilia di una Festa della Repubblica anomala. Il presidente Mattarella la dedicherà ai morti causati dal virus, alle loro famiglie, a chi, in questi mesi, ha cercato di arginare questo male che ci ha colto impreparati. La destra parlamentare, Lega e Fratelli d’Italia, da settimane sta cercando di monopolizzare politicamente il 2 giugno, con una grande chiamata alla mobilitazione, anche se frenata dalle varie norme anti contagio e dal divieto, che scadrà il 3, di muoversi da una regione all’altra. Altri, per fortuna pochi, vestiti di arancione o di nero, non baderanno neanche a questo.

I momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, fanno emergere il rapporto irrisolto e ambiguo degli italiani con il patriottismo. C’è il patriottismo incarnato da Mattarella, che si traduce in coesione nazionale, unità, attenzione ai più deboli, che guarda alle nuove generazioni, all’Europa e al mondo. E c’è, ancora, il patriottismo della "pugnalata alle spalle", che alimenta l’odio, il rancore e il sospetto. Che costruisce la propria identità relazionandosi unicamente con un nemico. Che siano gli immigrati, l’Europa, le case farmaceutiche o la finanza alla fine non conta.

Si tratta di una costruzione dell’identità molto più veloce, che arraffa consensi ma, in definitiva, più pericolosa. Metastasi di quell’ur-fascimo, il fascismo primigenio e permanente, al quale Umberto Eco, in un articolo del ‘95 sul New York Review of Books, faceva riferimento. Un fascismo che dunque sopravvive a quei regimi dittatoriali che, in un momento preciso della storia, gli hanno dato forma, e che scorre come un fiume carsico, pronto a fare nuovamente la sua comparsa, magari con altri nomi e simboli.

L’identità e il senso di patria si possono costruire con qualcuno e contro qualcuno. Spetta a noi scegliere.

Tommaso Nutarelli


Post scriptum

La destra parlamentare, nella sua marcia in Via del Corso a Roma, non ci è andata per il sottile. Mascherine a penzoloni e nessun distanziamento. Salvini e Meloni hanno cannibalizzato Tajani. Forza Italia, forse, è davvero morta.



01 Giugno 2020
Powered by Adon