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TURISMO

Michielli: il settore è centrale per l’economia, ma recuperare la perdita d’immagine non sarà facile


Una perdita di 120 miliardi di fatturato e 500mila posti di lavoro a rischio. Sono questi i numeri impietosi con i quali deve fare i conti il settore del turismo, sul quale la pandemia si è abbattuta violentemente. Marco Michielli, vicepresidente nazionale di Confturismo Federalberghi e presidente di Federalberghi e Confturismo Veneto, sottolinea l’importanza di un lavoro di squadra per rilanciare il settore. Servono investimenti da dirottare sulle imprese, il personale e le infrastrutture, così come una maggiore sinergia tra pubblico e privato. Un ritorno alla normalità, afferma Michelli, sarà possibile solo nel 2023, ma per recuperare la perdita d’immagine, dovuta anche a una pessima gestione comunicativa dell’emergenza, sarà un’impresa ardua.

Michielli, il turismo è uno dei settori più colpiti dalla pandemia. Cosa ci raccontano i numeri?

Nel 2019, il contributo sul Pil del turismo è stato di 230 miliardi. Quest’anno ne abbiamo persi 120. In una stima, fatta assieme a Federalberghi, è stata ipotizzata una perdita del fatturato del 70%. L’occupazione ne ha risentito altrettanto pesantemente. L’intero settore occupa circa 1 milione di addetti, distribuiti, quasi a metà, tra annuali e stagionali. Le stime preliminari parlano di 500mila posti a rischio, con un’incidenza più forte per gli stagionali.

Cosa serve per rilanciare il settore?

Serve subito liquidità, perché ormai moltissime aziende sono ferme da fine febbraio. Quelle più strutturate sono riuscite ad anticipare la Cassa integrazione, ma anche loro sono in asfissia. Chiediamo, inoltre, un contributo per l’assunzione e la riassunzione del personale. Più che dare soldi a fondo perduto ai lavoratori, queste risorse andrebbero dirottate sulle aziende. Così come sono indispensabili dei contributi per la riqualificazione delle strutture e la formazione professionale dei dipendenti. Dobbiamo renderci conto che il coronavirus ha cambiato per sempre il mondo del turismo, così come altri settori, e la formazione è uno strumento straordinario per affrontare questi mutamenti.

Pensa ad altri tipi di intervento?

Sul fronte fiscale, auspichiamo che il governo sospenda totalmente l’Imu. Consideri che un albergo sulle 70 camere paga 54mila euro di tassa all’anno. Senza entrate, la sospensione dell’Imu darebbe liquidità e ossigeno. Inoltre abbiamo apprezzato il fatto che il governo abbia fissato il credito di imposta degli affitti al 60%. Ma non si capisce perché, per chi ha in affitto lo stabile di un’azienda, il credito sia al 30%. Chiediamo quindi che venga alzato al 60%.

Come valuta le misure del governo?

Le misure sin qui adottate sono state un pannicello caldo, molto importante, ma sempre un pannicello caldo restano. Siamo il comparto che ha sofferto e che soffrirà maggiormente anche nei prossimi anni. Probabilmente solo nel 2023 riusciremo a raggiungere i livelli del 2019. Inoltre dobbiamo fare i conti con persone impaurite, che non hanno denaro e che dovranno andare al lavoro anche nel mese per eccellenza delle vacanze, agosto.

C’è il rischio che l’Italia rimanga esclusa dai flussi turistici internazionali?

Il rischio è sicuramente molto alto. Dobbiamo ricordarci che gli stranieri rappresentano la metà dei turisti in Italia. Stiamo riscontrando una perdita dei flussi del 30%, e in alcune zone si arriverà anche al 70%.

Che cosa si deve fare a riguardo?

Recuperare la perdita d’immagine non sarà facile, se non impossibile. Per settimane abbiamo rappresentato tutta l’Italia come Wuhan. Ora non possiamo passare un colpo di spugna, e dire che non è successo niente. Gli altri paesi hanno gestito l’emergenza sanitaria, dal punto di vista comunicativo, in modo molto più accorto e ponderato.

Come sono i rapporti coi sindacati?

Sempre ottimi e improntati al confronto franco. Qualche giorno fa abbiamo firmato un accordo con gli enti bilaterali per il supporto a imprese e lavoratori, così come ci siamo mossi unitariamente per realizzare una piattaforma rivendicativa per gli stagionali, che sono stati esclusi dalla Cassa integrazione.

Quale eredità dobbiamo portarci dietro da questa esperienza?

Il riconoscimento dell’importanza e della centralità del turismo per la promozione e l’economia del nostro paese.

Come darle seguito?

Serve, prima di tutto, una visione d’insieme del settore. Non è possibile pensare di promuovere il made in Italy a livello regionale o, addirittura, in modo sparso da parte delle singole città. Serve dunque più coordinamento, anche dal punto di vista strettamente legislativo, così come è necessaria una maggiore sinergia tra pubblico e privato. Le risorse devono essere adoperate per potenziare le infrastrutture, la mobilità interna e tutte le strutture recettive. Ma pensare di dirottare ancora denari su Alitalia, senza domandarsi se è in grado di garantire collegamenti efficienti tra alcune aree del paese, è il classico esempio di un’impostazione sbagliata, che non dobbiamo più perseguire.

Tommaso Nutarelli


15 Giugno 2020
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