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LAVORO E ECONOMIA

Corte dei conti: scenario critico, gravi effetti economici e sociali


Con l'emergenza coronavirus per l'Italia si è creato uno "scenario piuttosto critico" segnato da "gravi effetti economici e sociali". Lo ha affermato il presidente della Corte dei conti, Angelo Buscema, aprendo la cerimonia di parificazione del rendiconto dello Stato.

Per il bilancio pubblico, ha spiegato il presidente, "nonostante i buoni risultati ottenuti nell'esercizio 2019, a causa del blocco generalizzato delle attività determinato dalle misure di contenimento del contagio pandemico di inizio 2020 si è delineato uno scenario piuttosto critico, caratterizzato dalla previsione di gravi effetti economici e sociali e dalla conseguente, generalizzata revisione in diminuzione delle previsioni macroeconomiche per l'anno in corso".

"Un quadro, questo - ha sottolineato Buscema - di difficoltà strutturali e fragilità che va tenuto ben presente nell'impostazione di concreti percorsi per la ripresa economica e sociale del nostro paese".

Per superare la crisi del coronavirus sono "urgenti" le misure a sostegno dell'economia, avviando subito un "solido sviluppo" delle infrastrutture. "Si rendono necessari - ha sottolineato il presidente - provvedimenti urgenti in grado di fornire un sostegno all'economia, contrastando il calo del Pil e accelerando l'uscita dalla crisi. Non possono essere trascurati, tuttavia, obiettivi essenziali quali il potenziamento del sistema delle garanzie per gli operatori economici pubblici e privati e il contestuale rafforzamento degli strumenti a tutela del lavoro e dei settori produttivi".

"All'impegno di restituire - ha aggiunto Buscema - a un ambiente sconvolto nei comportamenti consolidati, condizioni più favorevoli alla crescita e alla tutela delle risorse naturali, si affianca quello non meno rilevante e, soprattutto, non più procrastinabile, per l'avvio di un solido sviluppo infrastrutturale del paese. A ciò andrebbe affiancata senza indugi una riorganizzazione più efficiente della macchina amministrativa e dei servizi fondamentali da garantire alla cittadinanza".

Le misure anticrisi devono essere rapide e adeguate, semplificando le procedure burocratiche che creano "rallentamenti" e "minore incisività" dei provvedimenti. "Occorre assicurare - ha spiegato il presidente - la celerità degli interventi adottati per porre il paese in grado di affrontare l'emergenza con maggiore sicurezza, coniugando rapidità di azione e adeguatezza ed efficacia dei controlli, semplificando le procedure amministrative che comportano rallentamenti e, quindi, minore incisività delle azioni assunte per la mitigazione della crisi".

"Le misure - ha aggiunto Buscema - collocate in un processo di riforma organico in grado di rispondere a criteri di equità e di semplificazione del sistema, vanno ben calibrate in una prospettiva di delicato equilibrio tra sostenibilità di bilancio e sostegno all'economia".

L'emergenza coronavirus deve spingere a cogliere le "opportunità" offerte dalla crisi, a partire dallo sviluppo dell'economia digitale e delle reti.

"Da questa crisi - ha sottolineato il presidente - emergono diverse opportunità che possono essere colte. Mi riferisco soprattutto al forte impulso che le attività di lavoro a distanza, esponenzialmente cresciute in questi mesi, possono già dare allo sviluppo dell'economia digitale e delle reti; ciò dovrebbe costituire non solo uno stimolo per gli investimenti e per le infrastrutture immateriali, ma anche un forte incentivo per l'aumento della produttività complessiva del sistema e la riduzione dei divari territoriali esistenti".

"In questa fase di ricostruzione e di rilancio - ha aggiunto Buscema - è necessario un impegno comune verso modelli di crescita economica e sociale capaci di rimuovere gli ostacoli che producono ingiustizie e diseguaglianze e che pongano al centro le persone: lo dobbiamo a noi e alle giovani generazioni, al nostro e al loro futuro".

È ormai "non più rinviabile" un intervento fiscale per ridurre le tasse ai lavoratori, ai pensionati e alle imprese. È il monito lanciato dal procuratore generale della Corte dei conti, Fausta Di Grazia.

"Appare non più rinviabile - ha detto il procuratore - un intervento in materia fiscale che riduca, per quanto possibile, le aliquote sui redditi dei dipendenti e anche dei pensionati che, pur essendo fuori dal circuito produttivo, frequentemente sostengono le generazioni più giovani, oltrechè le imposizioni gravanti sulle imprese alle quali sono affidate le concrete speranze di un rilancio del paese".

L'alleggerimento della fiscalità, ha sottolineato Di Grazia, "potrebbe evitare, soprattutto in un momento di crisi globale, la costante erosione del potere d'acquisto delle famiglie e un'ulteriore contrazione del mercato interno, che non favorisce il gettito erariale".

L'evasione fiscale in Italia è un problema ancora da risolvere "in senso positivo". Lo ha sottolineato il procuratore generale della Corte dei conti, Fausta Di Grazia, intervenendo alla cerimonia di parificazione del rendiconto dello Stato.

"Sul fronte delle entrate - ha spiegato Di Grazia - non è stato ancora risolto in senso positivo il contrasto all'evasione fiscale, con conseguente mancato recupero di quanto dovuto e senza effetti benefici sulla produzione di ricchezza e sull'incremento dei consumi".

L'introduzione della "quota 100" nel sistema pensionistico non ha dato i risultati attesi dal governo Lega-M5S. Per il procuratore generale della Corte dei conti "i risultati sono stati al di sotto degli obiettivi illustrati nella relazione tecnica che accompagnava il provvedimento, avente anche finalità di ricambio generazionale della forza lavoro".

Nel 2019, ha spiegato il procuratore alla cerimonia di parificazione del rendiconto dello Stato, "le politiche del lavoro e quelle sociali sono state impegnate nel dare attuazione ai due principali provvedimenti contenuti nella legge di bilancio e nel successivo decreto 4 del 2019, ossia 'quota 100' in campo previdenziale e il reddito di cittadinanza in ambito assistenziale".

Per Quota 100, ha sottolineato Di Grazia, "alla data del 31 dicembre 2019 risultano essere state approvate 155.897 richieste di collocamento in quiescenza, pari a circa il 69% delle domande presentate. Delle istanze accolte circa il 49% riguarda soggetti con oltre 41 anni di contribuzione, a fronte di un'anzianità lavorativa media di 40 anni".

Solo il 2% delle persone che hanno ricevuto il reddito di cittadinanza è riuscito poi a ottenere un lavoro attraverso i centri per l'impiego. Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei conti, Fausta Di Grazia, secondo cui "risultano essere state accolte circa un milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali soltanto il 2% ha poi dato luogo a un rapporto di lavoro tramite i centri per l'impiego".

Per il reddito di cittadinanza, ha aggiunto Di Grazia alla cerimonia di parificazione del rendiconto dello Stato, c'è stato "uno stanziamento definitivo di 5.728,6 milioni di euro, dei quali ne sono stati impegnati 3.878,7 milioni".

TN


24 Giugno 2020
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