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WELFARE

Fondi pensione, Covip: 8,3 mln iscritti, rendono più del Tfr


Gli iscritti alle diverse forme di previdenza complementare alla fine del 2019 sono pari a 8,3 milioni, in crescita del 4% rispetto all'anno precedente, per un tasso di copertura del 31,4% sul totale delle forze di lavoro. E' quanto rileva il rapporto annuale della Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione), sottolineando che le posizioni in essere sono 9,1 milioni, inclusive di posizioni doppie o multiple che fanno capo allo stesso iscritto.

I contributi incassati nell'anno sono pari a 16,2 miliardi di euro: 5,3 miliardi ai fondi negoziali (+ 5,3%); 2,2 mld ai fondi aperti (+ 8,2%); 4,5 mld ai piani individuali pensionistici (Pip) nuovi (+ 4,9%); e 4,2 mld ai fondi preesistenti. Il 2019 è stato un anno "molto positivo" per i mercati finanziari e, in particolar modo, per quelli azionari. Ne hanno tratto giovamento anche i rendimenti dei fondi pensione, dopo un decennio in cui sono già stati in media più che positivi.

La crisi conseguente all'emergenza sanitaria ha però eroso nei primi tre mesi del 2020 buona parte dei rendimenti maturati nell'anno precedente, sottolinea la Covip. Tuttavia, su un orizzonte decennale, da inizio 2010 al primo trimestre 2020, il risultato "rimane comunque positivo". In questo periodo il rendimento netto medio annuo è infatti stato del 3% per i fondi negoziali e per i fondi aperti. Per i Pip di ramo III si è attestato al 2,4% mentre per le gestioni di ramo I al 2,5%. Nello stesso arco temporale la rivalutazione del Tfr è stata al 2%.

Nel 2019 i contributi per singolo iscritto ai fondi pensione ammontano mediamente a 2.700 euro nell'arco dell'anno. Il 26,4% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (circa 2,2 milioni) non ha effettuato contribuzioni lo scorso. La metà (1,1 milioni di iscritti) non versa contributi da almeno quattro anni. Su questo fenomeno incide in "misura significativa" il meccanismo delle adesioni contrattuali nei fondi negoziali, sottolinea il rapporto della Covip, particolarmente con riguardo a settori, come quello edile, caratterizzati da elevata discontinuità occupazionale.

Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 8,4 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 3 miliardi di euro e in rendita per circa 600 milioni di euro. I riscatti sono pari a 2,1 miliardi di euro e le anticipazioni a 2,3 miliardi di euro, in gran parte riferite a causali diverse dalle spese sanitarie o dall'acquisto o ristrutturazione della prima casa. Nell'anno sono stati erogati circa 500 milioni di euro di rendite integrative temporanee anticipate (Rita), per lo più concentrate nei fondi pensione preesistenti.

L'allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito che nel 2019 è stata pari al 58% (con un calo di 0,8 punti percentuali rispetto al 2018), dei quali il 20,6% sono titoli di debito pubblico italiano (contro il 21,2 nel 2018).

In aumento al 18,9% i titoli di capitale (contro il 16,5% del 2018) e anche le quote di Oicr (organismi di investimento collettivo di risparmio) dal 13,8 al 14,8%. I depositi si attestano al 6,5%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano il 2,2% del patrimonio, in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2018.

Nell'insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell'economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 40,3 miliardi di euro, il 26,8% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 30,9 miliardi di euro.

Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono marginali, riflettendo anche la peculiare struttura del tessuto industriale italiano e il livello complessivamente limitato della capitalizzazione del mercato azionario nazionale. Il totale di 4,4 miliardi è pari al 3% del patrimonio: in obbligazioni sono investiti 2,8 miliardi, in azioni 1,6 miliardi; gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di Oicvm (organismi di investimento collettivo in valori mobiliari) si attestano a 1,6 miliardi. La componente immobiliare è pressoché tutta concentrata in Italia per complessivi 3,1 miliardi di euro.

I dati disponibili sul primo trimestre del 2020 "non sono ancora esaustivi" dell'impatto che la crisi sanitaria può determinare sulla continuità dei versamenti contributivi o su un maggior ricorso alle prestazioni del fondo.

Tuttavia, "nei prossimi mesi è ragionevole attendersi, anche in relazione all'entità della caduta dell'attività economica, una flessione dei contributi e un incremento delle richieste di prestazioni". Lo ha sottolineato il presidente della Covip, Mario Padula.

"Le dimensioni effettive di questi fenomeni restano sotto osservazione - ha detto - per poterne valutare l'impatto sui singoli fondi e sul sistema nel suo complesso e adottare le più adeguate misure per contenerne gli effetti o favorirne il recupero". Padula ha spiegato che il coronavirus e la conseguente crisi economica rappresentano "un'incognita con la quale necessariamente misurarsi" e che "per avere un quadro più chiaro delle ripercussioni è necessario attendere qualche tempo".

Padula vede però il "rischio" molto concreto "che la crisi non solo riduca la propensione "all'adesione a fronte di altre urgenti esigenze sopravvenute, ma determini addirittura la fuoriuscita dal sistema dei lavoratori, magari perché divenuti disoccupati, o ne ridimensioni la partecipazione, per esempio per la necessità di fronteggiare un calo di reddito".

Pur nella difficoltà di fare previsioni "ciò che invece emerge come dato oggettivo è l'andamento negativo che ha caratterizzato i mercati finanziari all`inizio della pandemia - ha proseguito - tuttavia, come già accaduto in precedenti situazioni di crisi i fondi hanno contenuto le perdite, a conferma della validità dell`approccio gestionale seguito, che è in grado di mitigare l`impatto di situazioni di mercato avverse e dell`aumento della volatilità".

Nel primo trimestre, i rendimenti medi sono stati in generale negativi e di entità maggiore al crescere della quota di portafoglio investita in titoli azionari. "Al netto dei costi di gestione e della fiscalità - ha aggiunto il presidente della Covip - i fondi negoziali hanno perso il 5,2%; il 7,5 e il 12,1% rispettivamente i fondi aperti e i Pip di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria.

TN


24 Giugno 2020
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