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ISTRUZIONE

Giannelli, negli ultimi quarant’anni il paese si è dimenticato della scuola


Un testo con luci ed ombre. È questo il giudizio di Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale dei Presidi, sulle linee guida presentate dal Miur per la riapertura delle scuole. Il nemico numero uno, spiega Giannelli, si chiama tempo.

Giannelli come valuta le linee guida presentate dal Miur per il nuovo anno scolastico?

Nel testo ci sono luci ed ombre. Abbiamo riscontrato degli aspetti positivi, così come delle criticità.

Quali sono gli aspetti positivi?

Va registrato, prima di tutto, un miglioramento rispetto alla prima bozza. È stato specificato, per esempio, che la distanza di un metro va intesa tra bocca e bocca. Certo non sono state chiarite le indicazioni da seguire nel momento in cui gli alunni si muovono. Inoltre è stato predisposto un cruscotto informatico, che non è altro che una sorta di database attraverso il quale la scuola comunicherà agli enti locali la necessità di nuovi spazi. Il monitoraggio degli edifici è iniziato e dovrebbe terminare il 10 luglio.

Crede che due mesi siano un arco di tempo sufficiente per reperire nuovi spazi in vista del nuovo anno?

No, è proprio il tempo il nemico numero uno. Due mesi sono pochi. Inoltre c’è il problema, per i docenti, della possibile distanza dalla scuola dei nuovi spazi.

Le linee guida valorizzano anche l’autonomia scolastica. Come valuta questo punto?

Sul versante dell’autonomia bisogna fare chiarezza. L’autonomia della quale si parla è quella relativa all’insegnamento, ma non ha nulla a che fare con la gestione della sicurezza o con il reperimento degli spazi, che è competenza degli enti locali. Il dirigente scolastico è chiamato ad amministrare le risorse a disposizione in relazione all’offerta formativa.

Il documento fa inoltre riferimento a una collaborazione tra scuola ed enti locali. Come dovrà essere il rapporto?

Già il fatto che si sia arrivati a un accordo tra regioni e enti locali è positivo. I presidi sono pronti a collaborare con i comuni, le province e le regioni. Dovrà essere uno scambio proficuo di dati per fare le cose al meglio.

Venendo alle risorse, al momento quante ne sono state stanziate per la scuola?

Nel decreto rilancio sono stati destinati 1 miliardo e 400 milioni per l’assunzione di collaboratori scolastici e assistenti tecnici. Inoltre, nel piano è stato proposto un ulteriore miliardo, da destinare al personale e al reperimento degli edifici.

Sono sufficienti?

È positivo che sia stato chiesto per la scuola un miliardo in più. Ma, come dire, più risorse ci sono e meglio è. Dobbiamo fare i conti con un paese che negli ultimi 40 anni non ha investito minimamente nell’istruzione. I denari destinati al mondo della scuola sono il 3,5% del Pil, contro il 5% della media europea. La fondazione Agnelli ha stimato una cifra di 200 miliardi necessaria per interventi su tutti gli edifici già esistenti.

Come valuta la Dad?

La Dad è stata un’esperienza necessaria, visto il momento, ma che ha fatto emergere tutte le criticità della scuola e del paese. Dobbiamo rafforzare e implementare la connessione su tutto il territorio. Internet non deve essere più un privilegio, né essere visto come uno strumento ludico, ma come una parte imprescindibile dello studio e del lavoro.

Come lo vede il ritorno a settembre?

Voglio essere ottimista. I dati sul contagio sono molto buoni e la speranza è che a settembre si possa tornare a scuola con maggior tranquillità. Se così non dovesse essere, saremo pronti ad affrontare la situazione. Ovviamente ci rimettiamo alle indicazioni del comitato tecnico scientifico, che pochi giorni prima dell’apertura del nuovo anno ci darà indicazioni sul quadro epidemiologico.


Tommaso Nutarelli


01 Luglio 2020
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