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LAVORO

Fadda (Inapp), rilanciare i centri per l‘impiego


"Lo tsunami del coronavirus che si è abbattuto sulla nostra economia ha già fatto perdere di colpo in Italia circa 500 mila posti di lavoro. Ferma restando l'urgenza di un piano organico di politiche dirette a stimolare il livello di attività economica e quindi la domanda di lavoro, un contributo decisivo alla crescita dell'occupazione può venire da un rilancio delle politiche attive del lavoro e dell'azione dei Centri per l'Impiego". È quanto ha scritto in un intervento pubblicato dal Sole 24 Ore il presidente dell'Inapp, prof. Sebastiano Fadda che ha messo in evidenza le carenze attuali e come intervenire.

"La prima carenza da rilevare riguarda il numero degli addetti - ha annotato il presidente dell'Istituto Nazionale per l`Analisi delle Politiche Pubbliche - Il confronto con gli altri paesi europei è impietoso: gli operatori pubblici destinati ai servizi per il lavoro sono in Italia 7.934, contro i 115.000 della Germania, i 49.000 della Francia e i 77.000 del Regno Unito. Il piano di assunzioni previsto nel 2019 (ma non attuato) comportava un aumento dalla media di 16 unità di personale per CPI a circa 36; ma la media dice poco: l'aumento dovrebbe essere gestito e programmato in maniera razionale d'intesa con le Regioni, differenziando le assunzioni sia sulla base del numero dei soggetti presi in carico da ogni CPI, sia sulla base delle specifiche funzioni carenti nei diversi CPI. L'aumento del personale è la prima condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per il rilancio dei Centri per l'Impiego".

C'è poi un problema più grosso "sul piano delle competenze relative alle funzioni che i CPI devono svolgere". "Se le funzioni fossero semplicemente quelle (meramente notarili) - ha scritto Fadda - di incrociare le ricerche di lavoro degli individui con le richieste di personale delle imprese, sarebbe sufficiente un software o un robot, o un qualsiasi "navigatore".

Ma se si vuole veramente rilanciare un ruolo efficace dei CPI bisogna sviluppare qualche funzione un po' più complessa. La prima è quella relativa ai rapporti con il sistema delle imprese". "I Centri per l'Impiego devono interloquire con le imprese del territorio, attingere da queste la conoscenza dei fabbisogni professionali, coinvolgerle nell'utilizzazione dei loro servizi. Ciò può avvenire con l`uso di diversi strumenti (questionari, interviste, incontri individuali o di settore, etc.). E' chiaro che ciò richiede qualificate competenze, autorevolezza e affidabilità del personale".

"La seconda - ha proseguito Fadda - è relativa alla capacità di analisi del mercato del lavoro locale e della sua evoluzione sia in relazione alle tendenze evolutive dell'economia del territorio, sia in relazione alle specifiche misure di politiche di sviluppo impostate dalle autorità locali. Ciò richiede capacità di compiere analisi autonome, ma anche capacità di connettersi con "osservatori" e centri studi locali. Senza questa base è difficile concepire per i CPI una attività di orientamento che non sia campata per aria. La terza è relativa ai rapporti con l'intero sistema formativo operante nel territorio, non solo per consentire di confezionare appropriate proposte di percorsi formativi ai soggetti presi in carico, ma anche per collaborare, sulla base della conoscenza diretta dei bisogni formativi del territorio, nella stessa programmazione delle attività formative".

"È urgente creare o a rafforzare competenze e strutture dedicate a queste funzioni - ha concluso Fadda nell`intervento sul Sole24Ore - laddove esse sono carenti, senza di che i CPI non potranno veramente funzionare e resteranno imbrigliati in un ruolo meramente burocratico e marginale. La convergenza di queste tre prospettive in un lavoro di squadra è infatti necessaria per formulare appropriati patti di servizio personalizzati capaci di un effettivo inserimento nel mondo lavorativo delle persone "prese in carico" dai CPI".

TN


10 Luglio 2020
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