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LAVORO

Sindacati, i dati sull’occupazione sono un segnale preoccupante


“Quelli diffusi oggi dall’Istat sono dati davvero drammatici che dimostrano come la mannaia di questa pandemia sul fronte occupazionale si sia abbattuta sui lavoratori più fragili del nostro mercato del lavoro: tempi determinati, lavoratori autonomi e soprattutto lavoratori più giovani”. È quanto dichiara a Collettiva.it la segretaria confederale Tania Scacchetti.
 
Per la dirigente sindacale, quanto rilevato dall’Istituto “certifica quello che diciamo da tempo: la precarietà è ormai un aspetto strutturale. Precarietà e assenza di tutele sono troppo spesso riconducibili alla generazione degli under 35. Senza il blocco dei licenziamenti - sottolinea Scacchetti - i dati di oggi sarebbero certamente ancor più drammatici e difficilmente recuperabili”.
 
“È necessario quindi invertire subito la rotta. I soldi del Recovery Fund vanno utilizzati per creare nuove opportunità di lavoro, soprattutto per le platee più fragili, donne e giovani, ma anche - conclude la segretaria confederale - per bonificare un mercato del lavoro inquinato da tipologie di lavoro e assunzioni contrattuali prive di ogni diritto”.

"I dati Istat del secondo trimestre autorizzano a parlare di "trimestre nero": crollano gli occupati, mentre i disoccupati si riducono solo perché aumentano gli inattivi. A pagare il prezzo più salato sono soprattutto gli under 35, i più coinvolti da contratti a termine e da lavoro autonomo, che già prima della pandemia incontravano difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro. La questione giovanile va messa in priorità assoluta: senza interventi mirati si rischia di bruciare una generazione". Lo afferma in una nota Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl.

"L`ingresso di ragazze e ragazzi - prosegue - va favorito con lo sblocco degli investimenti, forti incentivi alle assunzioni stabili, un deciso rilancio del contratto di apprendistato, anche duale, potenziato nel contenuto formativo e maggiormente conveniente per i datori di lavoro. Sul piano delle tutele, oltre a confermare la strumentazione della cassa integrazione, va ripristinata l`indennità per i lavoratori in Co. Co. Co. e Partita iva iscritti alla gestione separata Inps, che il decreto agosto inspiegabilmente non ha prorogato. Infine insistiamo su un forte investimento sulle politiche attive del lavoro, formazione, crescita delle competenze per accompagnare le persone in percorsi di ricerca di nuova occupazione, non lasciandole mai senza reddito e formazione".

"Tutto questo richiede che l`Italia si presenti all`appuntamento con il Recovery Fund con un programma strategico per la crescita e progetti concreti che mettano a frutto anche le risorse del programma SURE e del MES. Bisogna dare prospettiva ad adeguati investimenti su infrastrutture materiali e immateriali , politiche industriali, coesione geografica e sociale. La tutela del lavoro e la crescita occupazionale devono tornare al centro della strategia di sviluppo di questo Paese, attraverso un percorso condiviso tra Governo e Parti sociali. I numeri di oggi, che recepiscono ancora il blocco dei licenziamenti, dimostrano che non c`è tempo da perdere" conclude l'esponente della Cisl.

"Tra ieri e oggi due diversi soggetti pubblici hanno pubblicato dei dati relativi alla situazione occupazionale nel II trimestre che confermano un`inevitabile preoccupazione e lanciano, ancora una volta, segnali di allarme. Si tratta dei dati del Ministero del Lavoro sulle Comunicazioni Obbligatorie e dei dati Istat contenuti nella periodica indagine sul mercato del lavoro". Lo rileva con una nota Ivana Veronese, segretaria confederale Uil.

"Siamo infatti in presenza, rispettivamente, di una perdita di 1,5 milioni di attivazioni di nuovi rapporti di lavoro (su cui pesa fortemente il mancato rinnovo di contratti a tempo determinato) e di una contrazione di 840 mila occupati. Recuperare quanto si è perso sarà estremamente difficile per una macchina ferma da troppo tempo che fatica a rimettersi in moto. Soprattutto se chi è chiamato ad aggiustarla pensa di poterla far ripartire senza cambiare pezzi fondamentali del motore".

"Non possiamo infatti continuare a pensare che l`Italia riparta senza ridare fiducia e speranze alle 8 Regioni del Mezzogiorno, dove il tasso di disoccupazione è il doppio della media italiana e dove da troppi anni non si investe in infrastrutture e in politiche di sviluppo. Così come non si può pensare a una crescita occupazionale senza risolvere il problema della maggiore inclusione delle donne nel mercato del lavoro, affrontando alla radice i problemi che determinano il massiccio ricorso al part time e all`inattività lavorativa: se dovesse servire ricordare ancora una volta i numeri, sono infatti 2,7 milioni le donne che restano a casa per motivi familiari, a fronte di 123 mila uomini".

"Occorre darsi da fare, tutti insieme, con misure efficaci e quanto più possibile rapide - conclude la sindacalista - per risollevare l`Italia da una situazione che gli indicatori di oggi mostrano fortemente sofferente, agendo anche grazie al sostanzioso ausilio delle risorse provenienti da Recovery Fund, MES e Sure".

TN


11 Settembre 2020
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