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METALMECCANICI

Vigorini, un contratto che pone al centro imprese e lavoratori


Welfare, formazione e attenzione alle competenze, da quelle digitale alle soft skills, per coniugare i bisogni di imprese e lavoratori. Per Salvatore Vigorini, presidente del centro studi InContra, è questo il cuore del contratto, firmato da Cifa e Confsal, per le Pmi del comparto metalmeccanico. Vigorini spiega come il contratto punti a ricercare relazioni industriali di qualità, improntante sul dialogo, pronte a raccogliere le nuove sfide del mercato del lavoro.

Vigorini, Cifa e Confsal hanno da poco firmato il contratto dei metalmeccanici delle Pmi. Quali sono le principali novità?

Uno degli elementi più innovativi di questo contratto è, sicuramente, la classificazione del personale in base alle competenze, e non secondo lo standard tradizionale delle mansioni. In questo modo si elimina il gap tra le competenze attese e quelle reali del dipendente. Le aziende, per così dire, non comprano più a scatola chiusa, e ai lavoratori viene data la possibilità di fare un percorso professionale mirato, che corrisponde alle loro esigenze e a quelle del mercato del lavoro.

Competenze che poi, secondo il contratto, dovranno essere certificate.

Sì, si tratta di un istituto, anch’esso molto innovativo, introdotto in via sperimentale. Le nuove competenze acquisite dal dipendente saranno certificate dall’ente bilaterale Epar. Lo scatto di competenza si tradurrà poi, per il lavoratore, in un riconoscimento economico.

La formazione è dunque un elemento trasversale del contratto.

La formazione è certamente uno dei pilastri di questo contratto, che si declina in molte varianti. È stato istituito, ad esempio, un percorso formativo al primo ingresso, di 120 ore obbligatorie, per i neo assunti, e un’azione di reimpiego, per gli over 50, che scatta nel momento in cui le c’è un’obsolescenza delle competenze.

Un’attenzione anche a quelle che potremmo definire politiche attive?

Esattamente. Sappiamo come in Italia come le politiche attive siano, al momento, una scommessa non vinta. Quello che cerchiamo di fare è di portare all’interno del contratto l’impostazione e la logica delle politiche attive. Un lavoratore formato, con competenze anche digitali e trasversali, ha la possibilità di muoversi con molta più sicurezza nel mercato del lavoro.

Sul welfare cosa prevede il contratto?

Sul capitolo del welfare, l’azienda verserà un minimo di 100 euro all’anno, che possono essere aumentate di 25 euro per ogni membro del nucleo familiare. Inoltre c’è per il dipendente l’obbligo di iscriversi al fondo di sanità integrativa.

Con la pandemia c’è stata una diversa richiesta diversa di welfare?

Devo dire che non abbiamo riscontrato una diversificazione nelle richieste. La sanità integrativa rimane sempre il pilastro centrale del welfare aziendale.

Il capitolo dello smart working è stato affrontato?

Sì, e in questo contratto abbiamo preso come riferimento la legge del 2017.

Quali sono le relazioni industriali che stanno alla base di questo contratto?

Cifa e Confsal puntano a relazioni industriali di qualità, che seguono una via diversa rispetto a quella promossa dai sindacati confederali, incentrata sul dialogo tra le parti e non sulla contrapposizione. Partendo dall’Accordo Interconfederale dello scorso ottobre che mette al centro la persona, abbiamo cercato di dar vita a un impianto contrattuale innovativo, capace di rispondere alle esigenze di aziende e lavoratori, nel quale la contrattazione di secondo livello assume un ruolo sempre più centrale. 

Tommaso Nutarelli


15 Settembre 2020
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