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MODA

Federmoda, shopping in crisi, giù le entrate per 6 aziende su 10


E' allarme per lo shopping in città, soprattutto per il crollo del flusso turistico degli stranieri.

Il 62% delle aziende ha evidenziato un calo rispetto alle entrate degli stessi due mesi del 2019. Il 22% ha registrato una stabilità ed un 16% un incremento. Il calo medio registrato è del 17% con posizioni più critiche nei centri delle grandi città, che hanno sofferto di più rispetto alle periferie, ai centri minori ed alle località turistiche, dove si è registrata qualche soddisfazione. E' quanto emerge dai dati del sondaggio di Federazione Moda Italia - Confcommercio.

"Siamo molto preoccupati perché lo stallo degli arrivi di turisti amanti del bello e del made in Italy e l'eccessivo utilizzo di smartworking - afferma Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio - hanno portato ad un cortocircuito dei flussi soprattutto nei centri delle maggiori città. Le nostre stime prevedono un calo di 5,7 miliardi di euro, pari al 75% dei proventi da shopping tourism che, sommato alla diminuzione delle vendite sul mercato interno, potrebbe portare complessivamente alla chiusura di 17mila punti vendita del settore moda con un'incidenza sull'occupazione di 35.000 addetti. Ma siamo altrettanto convinti che, non appena, si allenteranno i timori, con la ripresa in presenza di scuole, università e attività pubbliche e private a pieno regime, il nostro Paese saprà ripartire".

Secondo Borghi, le manifestazioni fieristiche della moda di Milano "potranno rilanciare l'economia e dare nuova linfa e movimento al settore. Il comparto retail, già influenzato dalla concorrenza del web - prosegue Borghi - è una tra le principali vittime del Covid-19. Per far riprendere il settore, dunque, dobbiamo cercare di far rivivere i nostri centri, acquistando nei negozi di prossimità, che rappresentano l'anima delle città e contribuiscono a valorizzare le relazioni sociali, illuminare animi e strade, dare decoro e pulizia a vie e piazze, offrendo qualità, cordialità e professionalità. Tuttavia - conclude Borghi - servono contributi a fondo perduto e una liquidità pronta e veloce, oltre ad una necessaria riforma fiscale, per la tenuta del mercato. Le banche devono poi essere al servizio di tutti coloro che fanno impresa e non soltanto di chi può già permetterselo. Resta, infine, quanto mai urgente una seria riflessione sui tempi della moda e sui rapporti di filiera, nell'interesse superiore del made in Italy".

TN

 

 


18 Settembre 2020
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