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Redattore de Il diario del lavoro

Un paradosso a cinque stelle


Un paradosso è un’affermazione che va contro (para) l’opinione comune (doxa). Ora il buon senso ci spingerebbe a credere che la prima forza politica all’interno del parlamento, ossia i 5 Stelle, possa replicare lo stesso successo elettorale anche nei territori. Ma i grillini sembrano essere sempre più vittime di questo paradosso, che li vede forti alle politiche e inesistenti alle regionali e alle comunali. Certo dalle elezioni del 2018 ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, e l’umore politico è cambiato più volte, complice anche la pandemia. Ma il dato sui pentestellati rimane.

Gli avversari politici spiegano questa aporia sottolineando come l’incapacità e l’approssimazione dei politici a 5 Stelle persuadano l’elettore a non votarli, per evitare che possano prendere in mano le chiavi della gestione della cosa pubblica nei territori. Sempre gli avversari politici portano come cattivo esempio l’amministrazione di Roma. Se questa tesi fosse vera, dobbiamo chiederci perché l’elettore non esita ad affidare il parlamento ai pentestellati, mentre ciò non accade per i comuni e le regioni.

La percezione che il Parlamento sia diventato un luogo sordo ai bisogni dei cittadini, focolaio di inciuci e manovre truffaldine, dove si scambiano poltre e favori come se fossero figurine, è ben consolidata nel comune sentire. Una svolta pericolosa, alimentata dalla politica stessa, sia grillina che di destra. Sicuramente niente di nuovo. Già la Lega di Bossi quando urlava “Roma ladrona” proprio questo voleva dire; l’onestà appartiene agli amministratori locali (nello specifico quelli della valle del Po), mentre dal Rubicone in giù chissà che razza di politici disonesti si possono incontrare. Un’antipolitica che oggi, tuttavia, non ha più una caratterizzazione geografica così marcata, e che i pentestellati hanno digitalizzato.

In tutto questo si possono capire meglio le ragioni che hanno portato alla vittoria del sì al referendum. Che nel Parlamento ci siano esponenti politici di qualità, capaci, soprattutto in questo delicato momento storico, di una visione seria e solida per il futuro Paese, non sembra essere la priorità per i cittadini. Quello che volgiamo è che il Parlamento, come un penitente, faccia ammenda dei suoi peccati sulla pubblica piazza. Che si tagli i parlamentari e le auto blu, che riduca gli stipendi per espiare le colpe passate. Quello che vogliamo e che ci eccita è una politica delle bandierine e delle briciole. La Lega, bloccando trenta poveri diavoli, ha risolto il problema dell’immigrazione. I grillini, in una sera, hanno abolito la povertà. Forse Di Maio si è fatto mettere alla Farnesina per ripristinare la pace nel mondo?

Tommaso Nutarelli


22 Settembre 2020
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