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Martone, il contratto dei rider è legittimo ma fa emergere i nodi irrisolti del nostro diritto sindacale


Un contratto legittimo, in un sistema come il nostro che riconosce la più ampia libertà sindacale, che però presenta diversi limiti e riconosce ben poche tutele. È questo il giudizio di Michel Martone, ordinario di Diritto del lavoro presso La Sapienza, sul contratto dei rider firmato da Ugl e Assodelivery. L’accordo, definito illegittimo da Cgil, Cisl e Uil, evidenzia problemi di fondo, come quello della rappresentanza e dei perimetri contrattuali. Il problema, afferma, va affrontato con soluzioni innovative

Professor Martone nel suo ultimo libro “A che prezzo. L'emergenza retributiva tra riforma della contrattazione collettiva e salario minimo legale” ha affrontato la questione della perimetrazione dei contratti collettivi. Che cosa pensa del contratto dei rider, sottoscritto tra Ugl e Assodelivery. È da considerarsi illegittimo?

Per quanto presenti diversi limiti e riconosca ben poche tutele, il contratto collettivo dei rider, sottoscritto da Ugl e Assodelivery, è legittimo, perché il nostro ordinamento riconosce la più ampia libertà sindacale. Diverso sarebbe stato se negli ultimi anni si fosse arrivati a una legge sindacale che, delimitando i perimetri di efficacia dei contratti collettivi (le cd. categorie), avesse riconosciuto l’efficacia di quelli sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi, come peraltro auspico nel libro che ha avuto la gentilezza di richiamare. Ma così non è stato e oggi la tenuta dell’intero sistema contrattuale è minacciata dalla proliferazione di contratti collettivi, anche pirata, sottoscritti da sindacati, delle imprese come dei lavoratori, dalla dubbia rappresentatività.

Il contratto fa emergere anche il tema della rappresentanza. Perché non si è mai fatta la legge sindacale?

In un primo momento perché i sindacati non volevano l’attuazione della seconda parte dell’art. 39 Cost, perché ritenevano più conveniente agire in un sistema fondato sulla più ampia libertà sindacale, poi perché il legislatore non ha mai trovato il coraggio necessario ad affrontare, con la riforma dell’art. 39, una materia così delicata perchè in definitiva riguarda la disciplina di almeno venti milioni di rapporti di lavoro.

Cgil, Cisl e Uil considerano questo contratto un contratto pirata. Perché?

Cgil, Cisl e Uil avrebbero voluto applicare ai rider il contratto della logistica che postula il riconoscimento della natura subordinata di quei rapporti di lavoro e quindi comporta un sensibile aumento dei costi e delle tutele del lavoro. Ed è probabilmente per questo che Assodelivery, di fronte allo stallo delle trattative e prima della convocazione di fronte al Ministero del Lavoro, con pragmatico cinismo ha preferito sottoscrivere il contratto con l’Ugl, sindacato meno rappresentativo, che era invece disponibile a riconoscere la natura autonoma di quei rapporti di lavoro, pur di battere sul tempo i sindacati comparativamente più rappresentativi. D’altra parte la storia del movimento sindacale dimostra che ogni divisione sindacale alla fine si traduce in una riduzione dei diritti dei lavoratori.

Perché i rider sembrano sfuggire alla contrattazione promossa da Cgil, Cisl e Uil?

Non si tratta di una scelta che riguarda tutti i rider ma solo quelli iscritti all’Ugl che, evidentemente, piuttosto che restare nel vuoto normativo nel quale si trovavano hanno preferito accettare le minimali tutele previste da questo contratto piuttosto che aspettare che arrivasse a compimento la strategia di Cgil, Cisl e Uil. D’altra parte se è indubbio che le tutele riconosciute da questo contratto sono scarse è altrettanto indubbio che concedono qualcosa di più di quanto i riders non siano fin qui riusciti ad ottenere a livello individuale.

Ci sono dei demeriti riscontrabili in Cgil, Cisl e Uil nella gestione dei rider?

Viviamo un momento storico particolare nel quale, purtroppo, passiamo da una crisi economica all’altra e il lavoro del sindacato è sempre più difficile. Non solo perché ormai veniamo da trent’anni nei quali il mantra era quello della disintermediazione ma soprattutto perché ormai le imprese competono in un mercato globale nel quale il modo più facile per conquistare nuovi consumatori è quello di ridurre il costo e le tutele del lavoro, anche sottoscrivendo contratti collettivi con sindacati dalla dubbia rappresentatività.  A ciò si aggiunga che non può certo dirsi che, nei settori più innovativi dell’economia, Cgil, Cisl e Uil abbiano mostrato una particolare attitudine riformista. Anzi, troppo spesso per difendere le tutele degli insiders si sono dimenticati dei drammatici problemi degli outsiders e oggi pagano il conto. Detto questo ritengo che questo contratto collettivo riconosca tutele così minimali che ben presto si tornerà a parlare dei problemi dei riders e che Cgil, Cisl e Uil abbiano dunque tutte le possibilità per tornare a proporsi come controparti imprescindibili per le piattaforme digitali, usando gli strumenti tipici dell’azione sindacale.

I rider devono essere considerati lavoratori autonomi o subordinati?

Problemi nuovi richiedono soluzioni nuove. È sbagliato riconoscere ai rider tutte le tutele del subordinato, così come non devono essere considerati totalmente autonomi. Serve un sistema di tutele innovativo. Come detto ci troviamo davanti a categorie lavorative nuove, che non possono essere governate con categorie tipicamente novecentesche, come il rapporto subordinato.

Tommaso Nutarelli


23 Settembre 2020
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