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INDUSTRIA ALIMENTARE

I sindacati chiedono un solo contratto


Un solo contratto. È questo lo slogan che sintetizza al meglio la richiesta dei sindacati del comparto alimentare che da domani, fino al 9 novembre, hanno dichiarato lo stato di agitazione e lo stop degli straordinari e della flessibilità, dopo la rottura con Federalimentare. Facendo un piccolo passo indietro, il punto di non ritorno si era consumato lo scorso 31 luglio quando Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil assieme a Unionfood, Ancit e AssoBirra avevano sottoscritto il rinnovo del contratto per l’industria alimentare, rinnovo al quale non aveva preso parte Confindustria tramite Federalimentare, che già tempo si era svincolata dal tavolo delle trattative.

Nel corso della conferenza stampa odierna i sindacati hanno ribadito la bontà dei contenuti dell’accordo, capace di leggere il momento difficile che l’intera economia sta vivendo e, soprattutto, di accompagnare le imprese verso la ripresa, per riconquistare le fette di mercato perse. Nel documento, oltre all’incremento salariale di 13 euro, erogato in più tranche, sono presenti importanti innovazione sul fronte dell’accesso alla formazione, del welfare, dello smart working e della classificazione del personale. Un contratto che, come hanno più volte sottolineato i tre segretari generali degli alimentaristi di Cgil, Cisl e Uil, Giovanni Mininni, Onofrio Rota e Stefano Mantegazza, rispetta appieno quello che è il dettato del Patto della fabbrica.

Dopo la sottoscrizione a fine luglio il numero di aziende che hanno aderito all’accordo, spiegano i sindacati, è progressivamente cresciuto, grazie a un’opera di informazione sui contenuti dell’intesa portata avanti nei luoghi di lavoro, nonostante tutte le difficoltà logistiche causate della pandemia. Per Flai, Fai e Uila dunque il muro eretto da Federalimentare è di natura esclusivamente politica e ideologica, e non di merito, che sta causando una situazione conflittuale, stile anni ’70, che di certo non aiuta il settore. Aprire un nuovo tavolo di confronto, per andare incontro alle esigenze di Confindustria, non è un’opzione che i sindacati stanno valutando. Quello che le categorie chiedono è il rispetto di un accordo di qualità capace di premiare il lavoro di un settore che, anche durante il lockdown, non si è mai fermato e potrebbe essere una delle basi per il rilancio del made in Italy.

Tommaso Nutarelli


08 Ottobre 2020
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