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Saccone, l’accordo con Fastweb è tra i più coraggiosi dell’intero settore


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Uno degli accordi più innovativi dell’intera filiera. È questo il giudizio di Riccardo Saccone, segretario nazionale della Slc-Cgil, in merito all’intesa sottoscritta con Fastweb sullo smart working. Per Saccone gli effetti dei cambiamenti innescati dalla pandemia sono solo agli inizi. Per questo una revisione della legge 81 del 2017, che regola il lavoro agile, potrà essere fatta solo strada facendo. Se il sindacato saprà cogliere questa sfida, afferma Saccone, il suo ruolo non sarà di certo secondario.

Saccone quali sono i punti salienti dell’accordo firmato di recente con Fastweb?

L’accordo, che completa il percorso iniziato lo scorso febbraio, è tra i più coraggiosi dell’intera filiera perché contiene un cambio di prospettiva significativo. Quello che si prospetta è quasi una smaterializzazione tra la prestazione in presenza e da remoto. Non viene detto preventivamente quante giornate i lavoratori devono recarsi sul luogo di lavoro e in quante possono accedere allo smart working. Tutto questo processo viene concordato di volta in volta, sulla base delle esigenze del dipendente.

Quando si parla di lavoro agile non si può non far riferimento al diritto alla disconnessione. Come lo avete gestito?

Pensare a un diritto alla disconnessione alla francese, in modo automatico, sarebbe sbagliato, perché è applicabile solo per le attività ancora strettamente legate all’orario. La vera innovazione è incentrare la prestazione sugli obiettivi. In questo caso credo che il tema della disconnessione debba assumere anche dei connotati di carattere culturale. Ovviamente gli accordi e la contrattazione rivestono sempre un ruolo centrale per stabilire le regole del gioco. Con Fastweb abbiamo deciso di ragionare in termini di fasce orarie, per avere un approccio meno rigido.

Secondo lei come andrebbe cambiata la legge 81 del 2017?

La legge sullo smart working la dovremo cambiare strada facendo. Il nostro paese era in evidente ritardo rispetto al resto d’Europa. In questa terribile situazione c’è stata, nel mondo del lavoro, un’accelerazione incredibile verso la modernità. Noi stiamo sottoscrivendo molti accordi sperimentali che dovranno essere rivisti più volte in futuro, proprio perché ci approcciamo a una realtà del tutto nuova, dove alcuni elementi subiranno una radicale alterazione. Resto fermamente convinto del fatto che la contrattazione, nazionale ed aziendale, saranno la via maestra al governo di questa potenziale rivoluzione organizzativa.

Quali cambiamenti aspettano le imprese e i lavoratori?

Le imprese sono chiamate a rivedere il modello organizzativo e di controllo, puntando sull’aspetto qualitativo e non quantitativo della prestazione. Dal canto loro i lavoratori devono gestire autonomamente il proprio tempo, legando l’operato agli obiettivi. i Il lavoro agile è un mix di fiducia e autonomia, che chiama in causa tutti gli attori.

Il sindacato è pronto a questa sfida?

Lo deve essere. Se facciamo finta che questi cambiamenti non stiano avvenendo rischiamo solo di esserne travolti quando, invece, vanno governati.

Dovrà dunque rivedere i suoi strumenti?

Assolutamente sì, a partire dal concetto della rappresentanza, che dovrà essere tarata su una nuova organizzazione del lavoro. E sono convinto che il ruolo e il peso del sindacato, così come quello della contrattazione, saranno sempre più decisivi in futuro.

Perché?

Come detto, questi cambiamenti vanno governati e non subiti. Se abbiamo liberato il lavoratore dalla “schiavitù” dell’orario di lavoro, non dobbiamo poi farlo cadere nella “schiavitù” della prestazione, per cui avremo giornate lavorative ininterrotte. Se ben strutturato, lo smart working è uno strumento incredibile per conciliare i tempi di vita e di lavoro e una leva per la produttività. L’Italia ha tra gli orari più lunghi in Europa, ma questo non ha di certo giovato sulla produttività.

Nelle Tlc si stanno firmando molti accordi sullo smart working. Secondo lei il settore può essere un traino del cambiamento anche per altre filiere?

Il settore delle Tlc, rispetto ad altri, aveva già in sé, ancor prima della pandemia, i germi di una visione più moderna del rapporto di lavoro e della sua organizzazione. Questo non solo per un contatto più stretto con l’innovazione e le nuove tecnologie, ma anche per un fattore culturale. Naturalmente anche noi abbiamo ancora attività di stampo fordista, come il call center, benché anche per loro sia in atto una conversione smart. Sicuramente le Tlc possono trainare anche gli altri settori.

Tommaso Nutarelli


13 Ottobre 2020
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