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ECONOMIA E LAVORO

Busto, il paese ha bisogno del Mes, e il sud più che mai


Dopo la ripresa della scorsa estate, la recrudescenza della pandemia impone la necessità di dare al paese una visione solida per il futuro. È questo per Franco Busto, segretario generale della Uil Puglia, il compito che ci attende nei prossimi mesi. Un compito che per Busto il governo, al momento, non sembra in grado di svolgere, per la mancanza di una politica economica, industriale e sanitaria. Il Recovery Fund è l’ultima chance per il paese e il sud, e il Mes risolverebbe molte delle criticità del sistema sanitario. Preoccupazione anche per l’Ilva, dove calano gli operai, crescono quelli in Cig, non si fa più manutenzione. A Confindustria il segretario della Uil Puglia rammenta come il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali abbiano evitato una crisi sociale senza precedenti. Per rimettere in moto il lavoro bisogna rinnovare i contratti e sulla rappresentanza avverte gli industriali: nei luoghi di lavoro conta molto di più il sindacato.

Busto come ne è uscita la Puglia dalla prima ondata?

Nell’estate abbiamo registrato segnali di ripresa, grazie soprattutto all’industria e all’export, con alcuni settori che hanno fatto da traino. Anche l’agricoltura ha risposto bene, nonostante il problema della xylella, così come il comparto del turismo, che ovviamente non ha avuto l’afflusso degli stranieri. Certamente lo scenario non è stato dei migliori, ma è andato meglio di quanto potevamo sperare.

Qual è la situazione dell’Ilva?

L’Ilva rimane, purtroppo, ancora una forte incognita. Il governo sta portando avanti un dialogo con ArcelorMittal, escludendo di fatto il sindacato. È una linea di condotta che non possiamo di certo avvallare. Quello che noi vediamo è che ci sono sempre meno operai in fabbrica e molti di più in Cassa integrazione. La manutenzione ordinaria e straordinaria non viene eseguita, e le aziende che ruotano attorno all’acciaieria stanno accumulando sempre più crediti. Dagli annunci e gli spot dobbiamo passare ai fatti.

Sono in arrivo tanti soldi dall’Europa. Saremo in grado di cogliere questa occasione?

Dobbiamo. Il Recovery Fund è l’ultima occasione per ridare un futuro al paese. E, come ha già sottolineato il segretario nazionale Bombardieri, non fare ricorso al Mes sarebbe un delitto.

E un'opportunità imperdibile per il Sud.

Assolutamente sì. Negli anni si sono fatte fin troppe politiche per il Sud, che non hanno poi portato i risultati sperati, perché molti dei soldi stanziati non sono stati spesi effettivamente per le regioni del Mezzogiorno. Il 34% delle risorse del Recovery Fund dovrebbero essere destinate a questo scopo. Il vero problema non è unicamente la quantità di denari da utilizzare, ma il come e dove si vogliono spendere. Ad oggi non abbiamo visto una strategia, una visione da parte del governo in tal senso.

Dunque una delle cose che rimproverate al governo è proprio questa.

Si, questa è una carenza molto grave vista la crisi attuale. Manca una linea di politica industriale, così come manca una linea di politica sanitaria. Allo stesso tempo una riforma fiscale improntata all’equità non è più rimandabile.

Siete favorevoli al Mes?

Il Mes in questo frangente è di vitale importanza. Con quei 37 miliardi si possono limare tutte le criticità accumulate dalla sanità in questi anni, anche nel raffronto tra nord e sud del paese. La Puglia ha gli stessi abitanti dell’Emilia-Romagna, ma 15mila tra medici e infermieri in meno.

Come valuta la gestione della pandemia da parte dell’esecutivo?

Siamo in una fase di forte recrudescenza della pandemia. Uno scenario che era prevedibile. Abbiamo perso tempo nei mesi estivi, non affrontando seriamente i nodi che alla fine sono inevitabilmente emersi, come scuola e trasporti. È ovvio che il susseguirsi di un Dpcm dietro l’altro dimostra come le misure prese in un certo momento devono poi essere subito corrette perché inadatte.

Crede che ci sarà un nuovo lockdown?

Non credo perché il governo non si troverebbe più nella condizione di poter distribuire i soldi un po’ a tutti.

La Confindustria di Bonomi ha tenuto, sin dall’inizio, una linea dura sia con il governo che con i sindacati. Come la giudica?

Confindustria si ricorda del paese solo quando riceve i soldi dallo stato. I denari messi a disposizione delle aziende sono considerevoli. Chi li riceve non può licenziare. Il presidente Bonomi deve tenere a mente che la proroga degli ammortizzatori sociali, così come il blocco dei licenziamenti, hanno evitato al paese una crisi sociale senza precedenti. Ma si deve rammentare che il rilancio della nostra economia passa anche dal rinnovo dei contratti. Noi vogliamo dare una vera attuazione al Patto della fabbrica, e credo che i numeri di Confindustria, in quanto a rappresentanza, non siano così forti come quelli del sindacato. Nei luoghi di lavoro sappiamo quante Rsu e Rsa il sindacato elegge. Nei momenti di crisi i lavoratori si rivolgono a noi, non a Confindustria. La vicenda del contratto dell’industria alimentare ne è una prova.

Tommaso Nutarelli


23 Ottobre 2020
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