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PIEMONTE

Ferraris, in regione situazione sanitaria drammatica. Ora indispensabili i fondi del Mes


Numeri preoccupanti, con le terapie intensive sotto pressione, e la Regione che durante l’estate non si è preparata per affrontare al meglio la seconda ondata. È questa la situazione del Piemonte secondo Alessio Ferraris, segretario generale della Cisl regionale. L’emergenza sanitaria impone il ricorso immediato al Mes, e le risorse del Recovery Fund sono un’occasione imperdibile. E su Confindustria afferma: “con queste premesse difficile arrivare a un nuovo patto di coesione sociale”.

Ferraris il Piemonte come sta affrontando questa seconda ondata?

La situazione in Piemonte può essere riassunta attraverso due numeri. Abbiamo più di 3mila persone ricoverate in terapia intensiva, e questa cifra cresce di 180 persone al giorno. Nell’estate la regione ha fatto la cicala, e ora scontiamo gli stessi errori commessi durante la prima ondata.

Quali?

All’inizio non siamo stati in grado di individuare precocemente gli ospedali dove ospitare i pazienti covid, che sono stati messi un po’in tutte le strutture, con risultati disastrosi, e poi c’era una forte carenza dei dispositivi di protezione individuale, anche tra il personale medico-sanitario. In questa seconda ondata, la regione si è fatta nuovamente trovare impreparata nell’individuazione degli ospedali Covid, e non si è attrezzata per avere il numero necessario di tamponi.

Secondo lei andrebbero usati i soldi del Mes?

Le risorse del Mes non sono un’opinione ma una necessità. Vanno presi assolutamente. I 37 miliardi del Mes sono gli stessi denari tagliati negli ultimi dieci anni, dai vari governi, al Sistema Sanitario Nazionale. Inoltre ora hanno delle condizioni più vantaggiose di qualsiasi altro aiuto che ci può venire dall’Europa. Perché diciamo sì al Next Generation Ue e no al Mes?

La pandemia come sta colpendo il mondo del lavoro?

Il Piemonte, rispetto alle altre regioni del Nord, sconta un ritardo aggravatosi con la crisi del 2008, e che con la pandemia è ulteriormente peggiorato. È vero che dopo il primo lockdown l’economia, regionale e nazionale, è uscita dal segno meno, ma, personalmente, parlerei più di un rimbalzo tecnico che di una vera e propria ripresa. La proroga del blocco dei licenziamenti e l’allungamento della Cassa integrazione sono risultati assolutamente importanti ottenuti dal sindacato confederale. Solo in Piemonte sono a rischio tra i 60 e 100mila posti di lavoro.

Potremo contare anche sul Recovery Fund per la ripresa.

Le risorse del Recovery Fund sono un’occasione unica e imperdibile. Il Piemonte può anche contare su alcune centinaia di milioni della programmazione settennale che sta arrivando al termine, oltre alla programmazione dei Fondi Ue 2021-2027. I soldi dunque ci sono, e quelli già spendibili vanno sbloccati al più presto. Quello che chiediamo è che non si disperdano in mille rivoli, per accontentare un po’ tutti, senza affrontare i veri nodi dello sviluppo della regione.

Su quali aspetti si deve intervenire?

Le infrastrutture sono sicuramente uno dei punti più nevralgici. Non parlo unicamente delle grandi opere, come la Tav e il Terzo Valico, ma anche di quelle medio-piccole, indispensabili per il territorio.  Si parla di un bacino che potrebbe sbloccare 50mila posti di lavoro. L’area di Torino è una delle più colpite, che necessita di forti investimenti, soprattutto nel campo dell’innovazione, attraverso una solida sinergia tra pubblico e privato. Per questo il premier Conte aveva promesso 50 milioni di euro, ma ancora non si è visto un centesimo. Il 13 di novembre abbiamo convocato gli esecutivi unitari di Cgil Cisl Uil, per costruire insieme un progetto di rilancio del Piemonte.

La scuola è uno degli aspetti più delicati in questo momento.

Guardi non ci voleva una grande lungimiranza politica per capire che scuola e anche il trasporto pubblico sarebbero diventati due acceleratori della diffusione del virus. La capienza all’80% era una soglia incontrollabile e incontrollata. Nelle scuole era prevista la figura del medico scolastico, ma non è stata mai attivata. Le conseguenze sono state e sono una diffusione della pandemia tra alunni e personale della scuola.

Nel nuovo Dpcm il Piemonte rientrerà nelle regioni rossi, con il rischio più alto. Come valuta le ultime misure dell’esecutivo?

Sono misure che arrivano, purtroppo, tardivamente. Riguardo alla situazione specifica del Piemonte, come le dicevo la regione si è mossa con grave ritardo in vista di una nuova recrudescenza del virus.

C’è stato un confronto con la giunta regionale?

Noi abbiamo chiesto il confronto in modo quasi ossessivo. E quando questo c’è stato, è stato solo un modo per informarci su decisioni già prese. Se invece il dialogo fosse stato vero, sia con la confederazione che con le categorie, forse qualche situazione si sarebbe potuta prevenire.

Crede che le parti sociali riusciranno a dar vita a un nuovo patto per il paese?

Ora più che mai c’è bisogno di un patto sociale. La situazione del paese non è facile. Non so dirle se alla fine questo nuovo progetto di coesione si realizzerà. Di certo le premesse di Confindustria non sono delle migliori, anche sul rinnovo dei contratti, che sono una chiave indispensabile per governare i cambiamenti che la pandemia e le trasformazioni dell’innovazione stanno generando.

Tommaso Nutarelli


04 Novembre 2020
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